riflettersi

il cliente – i suoi riti – ricomincia ossessivo

come se fosse un giorno infinito a imprigionarmi

dentro il suo fottuto porno in loop sull’ iPad ultima generazione flessibile

si trastulla coi suoi gadget di bambino di facili consumi e telecomanda

musica luci e tende apre accende spegne chiude

controlla tutto

on – off come il mio cuore

RIFLETTERSI

poi va solo nella jacuzzi, sparisce un’ora in bagno

respiro respiro profondo

mi lascia davanti la tele dove danno un programma di cucina thailandese sulla televisione canadese francofona e stento a sintonizzarmi,

sono fuori, la sua pipa da cristal mi spacca il cervello, spara ai mie due unici neuroni, yin e yang, che fanno un 69.

il porno in loop sull’Ipad:

Maschio-femmina-etero-gay

la lingua addormentata

anestesia

a n e s t e s i a

la lingua morta

ma non posso cambiare canale, la tele, la pub, la cucina thailandese in francese del Quebec, immagino fuori ci siano -18° à Montreal adesso e la thai che cucina alla tele sembra trans,  vorrei vedere la baia di Hudson, e le cascate e poi cerco di ricordare come si fa la conversione in Fahrenheit, ma non ricordo, la mia memoria minuit

meno di zero –  brucia

tutto brucia -meno di zero

ho voglia di Dim Sum

– toccami il mio cuore

e svapora

per sublimazione –

eppure non ho fame

la cuoca forse non é manco thai é cinese o vietnamita

non posso cambiare canale, perché non so quale dei telecomandi azioni cosa e non vorrei sganciare una bomba da qualche parte nel mondo

azionare un’auto-distruzione

in meno di tot secondi

finire del tutto

dis-integrato

meno di zero

non posso cambiare

meglio fare finta di niente, fare come gli altri,

la cucina thai poi piace a tutti

Quando rientra riaccende la pipa e mi vuole passare il fumo in bocca dalla sua fogna con rigoli bianchi ai bordi e dico, no non bacio non sono gay, lui dice non ti bacio ti passo solo il fumo perché tu non fumi cazzo

ed io dico che sì, certo che fumo

trattienilo, dice

e trattengo

poi m’abbassa le mutande e me lo risucchia un po’ giusto un minuto o due, col cazzo suo smoscio ed il mio in bocca per qualche istante, sembra non si vada da nessuna parte. E smette appena mi si raddrizza per bene e lubrifico, il cristal m’ha eccitato o il film porno sull’Ipad o la mezza viagra presa prima mica sto frocio che ho davanti: lui é solo un bancomat.

poi va a chattare un po’ per i cazzi suoi, beve da una bottiglia d’acqua con G credo, da cui mi guardo bene dal bere anch’io, e infine torna alla carica con la sua cazzo di pipa

ad un certo punto suona il suo cellulare lui piglia uno dei telecomandi e dopo qualche minuto sento il rumore delle porte dell’ascensore che si aprono direttamente sulla sala in cui siamo al terzo piano della sua maison de maitre.

Un brasiliano che ho visto annunziato su gayromeo, sulla trentina, entra, parlottano fra loro, io sono sparito, mentre i due fumano e chiacchierano manco li seguo, sono stone,  e poi il brasiliano si spoglia, io dico che non erano quelli i patti e che non faccio trio e che sono solo attivo e che mi deve pagare di più se vuole fare a tre ed entro in paranoia che mi violentano, ma sto zitto solo dico che dobbiamo ridiscutere i ruoli.

ma lui non ha voglia di rinegoziare e va in camera col tipo – meglio così.

io resto nella sala solo con la cazzo di programmazio ne francofona canadese e comincio a odiare seriamente l’accento. ora stanno passando un reality per eleggere il miglior stilista di una scuola di talenti.

vomito sotto il tappeto

quando il tipo brasiliano torna dalla stanza nudo e col cazzo ancora gocciolante e si siede accanto gli dico in spagnolo che non é niente di personale ma eravamo rimasti in un modo e non m’aveva detto che veniva un altro escort.

Lui mi dice solo: ok

magari non capisce lo spagnolo col mio accento.

ma poi mi fa con un accento che manco é brasiliano e che manco riesco a identificare:

me encanta mas el cristal que la cocaina, esa droga eso me estimula el cerebro 

 y pues por eso no me da hambre, mira que seco que me pone

mostra gli addominali in tensione, annuisco

 te pones en ambiente bien cabron, te pones pedo, y te pone cachondo, arrecho, te pone superman, te pone macho, el fierro bien chingon, y puedes culiar horas hermano, tanto ke hasta superman te keda corto 

no hay nada mejor ke el cristal por un escort

io vado in bagno piscio mi faccio una doccia butto un po’ del dentifricio nel lavandino, e spremo dal tubo un po’ di pasta e la metto in bocca, risciacquo,

porno,  apro la cassettiera in cui é integrato il lavabo ma non tocco niente, tempo reale, come in un porno, pausa di trama, faccio scorrere l’acqua , il tempo

la clessidra

il mio canovaccio da recuperare.

quando é passata mezz’ora o poco più rientro, il cliente accompagna il brasiliano scoppiato all’ascensore e poi torna a succhiarmela, vuole gli venga in bocca, io non ne posso più sono lì da 6 ore voglio finire

non c’é più niente da rinegoziare,

gli dò quel che vuole

sgorgo sterile.

senza gemere o parlare.

la lingua morta.

spezzata

crack

e ora che abbiamo finito mi rivesto rapido, apro la busta prima d’entrare nell’ascensore, per scrupolo, e nella busta ci sono solo 150 euro dell’anno 2013 dell’era cristiana

porcoddio

mi fermo lì e gli dico

hey dude we got a problem

ho controllato prima e c’erano, ma i soldi non ci sono più gli dico.

pagami,  che motivo ho di fare sto casino? hai detto 800 questi i patti per 6 ore. che ti credi che sto qui con te per drogarmi e perché mi piace stare coi froci? pagami cazzo

ma lui dice che no, che non ho fumato con lui come pattuito e che non fumo per davvero e che poi non sa che ho fatto coi soldi erano li nella busta e che lui voleva uno completo non uno che fa storie

e che tanto a che mi servono i soldi, che poi sicuro appeno esco di lì spendo tutto e domani sono di nuovo a secco, e cose così come se mi conoscesse

ho voglia di spaccargli la testa,

tutto brucia dentro-fuori

poi chiamo la «casa» spiego che sta passando

«el dueno» della casa dice ascolta

ce l’hai i coglioni o no, tu resti il maschio li dentro ricorda

sei tu che comandi

piglia il cane e gli dici che lo scanni

quello chiama la polizia dice che mi devo registrare al commisariato (?) rispondo

cazzate -interrompe il dueno– qui non siamo in Svizzera mica devi registrarti

digli che ti frega un cazzo e che li chiami pure, a los tios,  così vedono il drogato di merda che é, anzi chiudi e richiamami, fai finta che chiami la polizia.

eseguo e lui dice no no aspe’ aspetta a chi chiami

parliamone

la lingua di pezza anchilosata da troppo fumo mi si blocca , la lingua amnesia

bianco cristal, vorrei poter dire qualcosa di essenziale

svelare un segreto

la lingua anestesia

la lingua morta

ed il segreto é

frammentario

come cristalli

ma poi mi vuole dare solo duecento in più per 6 ore di spappolamento di coglioni invece degli ottocento pattuiti e che sono solo le 8 e non le dieci come avevamo detto ma io so che non mi vuol pagare per niente e allora richiamo di nuovo «la casa»

«sto bastardo continua coi suoi giochi ti giuro gli rompo la testa»

il dueno mi dice che no, a lui non lo posso toccare che é cliente della casa da tempo e che potrebbe denunciare.

invece acchiappa sto cazzo di cane, ripete, ci ha un fottuto cane sempre fra i piedi, piglia un oggetto tagliente e minaccia di scannarglielo

io resto un minuto in silenzio

il dueno dice: sei ancora lì? «maricon» deciditi o fai quel che ti dico o esci da li senza un soldo e per come ti sento sei fuori uso tutto il giorno

hai fumato christal ora né dormi né lavori, stai zombi fino a domani.

eseguo,

piglio il cane come se volessi accarezzarlo e quando l’ho in braccio

te lo scuoio gli dico gli spezzo il collo e lo tiro giù dalla finestra

il cliente grida go away go away quasi piange, ma non  si avvicina

vede che sono serio, esita dice che chiama la polizia che mi deportano

sono europeo tengo papeles gli dico idiota dove vuoi che mi deportino? in siberia?

stupid fag

pagami o gli spezzo il collo

alla fine il tipo va nella stanza

per minuti interminabili cerco di capire se stia chiamando la polizia o cercando i soldi

torna con due banconote da 200 ed una da 100

dice non ho altro contante, quello che avevo era nella busta

io non so se crederci o no

tenendo il cane in braccio riprendo il telefono e parlo col dueno del piso:  m’ha dato 650 in totale

mi dice pigliali e vattene inutile mettersi a trattare

sfila via.

in casa, solo voglia di spogliarmi avvolgermi in un sudario nella luce sbilenca e grigia fra le tende

pero’  non posso dormire

e tuttavia non sono desto

insonne, cerco di ricordare la ricetta thai del mattino per assopirmi, dim sum dim sum significa

niente, poi come convertire le temperature in Faranheit, vuoto, amnesia, poi mi piglio il cazzo in mano, mi masturbo, le immagini del porno sull’Ipad del cliente mi sfilano nel cervello,

sempre le stesse scene

yin e yang

il porno é fuori di qui

e questo non sono io

questo non sono ora

eppure

c’é sempre la stessa luce

malgrado sia scesa la notte?

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MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER GIOVANI ESCORT: come superare la crisi

 in vestaglia d’altri tempi, tipo seta blu cobalto, aperta sul pancione gravido e sterile

velluto

solo perché il suo cameriere é ancora in giro per casa;

poi il cliente la toglie, appena il servo svanisce dietro la porta dell’ascensore, senza salutare: non mi vede o crede di non essere visto?

fa parte del mobilio,

un elettro-domestico da dichiarare al fisco per sgravi fiscali

pagato in parte da lui e in parte dall’ ufficio nazionale del lavoro.

una genialata penso,  metà dello stipendio dei “collaboratori domestici”  la pagano le tasse dell’operaio di base.

i soldi come sempre li ha messi in una busta, accanto al comodino; noblesse oblige.

le sue porte dorate, la sua camera da letto, il suo telecomando che controlla tutto luci tende musica temperatura dell’ idro-massaggio accende la sauna, spegne il termosifone della saletta, accende il plasma partono immagini porno

la sua cazzo di vita dipende dalla pila d’un telecomando , penso, come un bypass

dal suo terrazzo vedo il parco del re come la principessa delle fiabe

o tu regina

regina adolescente, bevo l’intruglio che mi porge ma lui no, niente alcol solo G.

Io sono l’aperitivo, gli ho già contattato un brasiliano per l’overnight, uno che fumi Christal tutta la notte e ascolti i suoi discorsi farraginosi (ma poi ognuno chiama chiare le idee che hanno lo stesso rado di confusione che le nostre per cui l’escort al terzo giro fumoso di christal vedrà lucidamente lo stesso sogno del cliente o vedendo il parco si crederà maria antonietta e perderà la testa).

succhia un po’, quando é lucido viene subito,  poi usciamo a passeggiare il suo cane, m’ha pagato due ore, le puo’ impiegare come gli pare,  poi rientriamo, prendo la mia busta la controllo;

dico : il tipo stasera vuole ottocento per l’over-night. Si ferma mi scruta: ma i brasiliani chiedono 500 ! e poi la crisi sai com’é.

Si so com’é, in tempo di crisi i figli di puttana come te ti vogliono pagare una miseria, per affamarti e farti perdere potere d’acquisto mentre loro capitalizzano, ecco com’é figlio di una travestita tailandese. 

Be’ allora contattane un altro, gli dico, i miei amici sono prodotti di lusso, in tempo di crisi il lusso aumenta il suo valore, e si vende di più.

Un brasiliano non lo definirei un prodotto di lusso, e in questo ha ragione conoscendo come lavorano in saldo tutto l’anno ‘sti scemi.

Se vuoi uscire dalla crisi, io ho la soluzione: pagaci di più, così possiamo comprare l’ I-phone 4S , il nuovo MAc-air, andare al ristorante gastronomico, perché io valgo, comprarmi un portafogli LV, perché io appaio, scarpe Hilfinger, Berretto Gucci, tutta la qualità del dover essere qualcuno in quanto tu vedi che so no qualcuno dalla garanzia di un marchio sul culo,

pagami di più e l’economia si rimette in marcia!

Parlane domani coi tuoi vice….

Prendo la mia busta e lo saluto.

Ti chiamo a fine settimana.

La sua crisi, é durata poco.

365 giorni di buio

questo viaggio catena di notti  365 giorni di buio  ad un certo punto anche le parole sono entrate nella notte

senza arcobaleni

oscure

365 giorni di buio memorie senza rimpianti qualche scintilla la mala carne fatta verbo

in sacrificio per voi


che mi hai fatto fare?

 on/

                                dalla finestra socchiusa

                                                                       clacson e sirene e le grida multilingue,

i lampioni aranciano  sbilenchi i sassi sconnessi                        della stradina biforcuta,

 questa strada di turisti ubriachi di anonimato che pisciano contro i muri di questo centro storico

ma io non ricordo di quale città e di quale storia.

sarà che persi il dio, mentre quest'alba scherza ad apparire.

le trame si ingarbugliano e dal gomitolo di strade e nomi e rime e ore esce un fantasma di vita.

la mia, per il momento 

turn off/

ed io sento  la tipa che dice all'amica:

questa notte ho la figa calda,

e ridacchiano poi si allontanano verso i disco bar e club di questa zona rossa dove abbiamo trovato tavola e quartiere.

turn on/

sorrido, poi con un calcio allontano il mio cliente che si rincantuccia un momento prima di chiedere "ancora" che lo colpisca in faccia vittorioso con le mia Nike air (che ho dovuto comprare apposta per la sessione con lui, ma tanto sono iniziati i saldi e questa prosa mi uccide).

accendo una sigaretta presa dal suo pacchetto di Davidoff rosse poi ricordo che ho smesso di fumare anni fa e non ho voglia dunque la spengo sulla sua mano sudata.

turn off/

il giorno che comprai per la prima volta le Davidoff lo feci per il disegno del pacchetto cosi' elegante, avevo 15 anni ed era come fumare un profumo con la puzza sotto il naso dandosi arie di malandrino.

  turn on/

mentre il cliente assapora la suola delle mie scarpe troppo nuove che sanno di gomma dice deluso io esamino il pacchetto di sigarette tra il riverbero delle due candele accese e la lamella di luce arancione che fa capolino fra due tende nere animate dalla brezza notturna.

mentre il cliente si riveste – ne sono quasi certo – da quella fessura di luce é entrata in questa tomba un po' di vita.

da troppi giorni vivo la notte infinita immemore e sono crocifisso a questa ruota

off/

Esta vez no hay la "Ferseherturm", y no hay ruinas de paredes pintadas,

 las paredes llenas de graffitis de los squotters, y no hay

nadie que canta "alexanderplatz aufwiederseher". 

Queda solo el deseos de estar en cualquier otro lugar que no sea eso:

Berlín 2011

Estamos en un apartamento en Kreuzberg, los hombros pesan de cruces;

Lello-24 quiere salir de fiesta a pesar de la falta de alumbrado público en la carretera helada como biofrost.  

pero yo persisto en la vida, y en un istante yo soy luz, soy sueño y soy niebla.

soy, sobre todo, la siguiente palabra.

  

La nariz morada de tanto halar coca toda la puta  noche con el cliente que no quiere ser avaro, a condicion de metterle el brazo hasta el cudo en el culo. 

Fist y cola y música house.

abbrazos rotos.

La poca luz  melocotón me tormenta, la miro desde la ventana y no tengo gana ninguna de salir.

Ayer sali' en el frio sólo para rincónarme en un snack turco e pidir un durum;

 el tipo que atiende se parece bastante al actor porno de la película que habemos puesto toda la noche para exitarnos en el ordenador: el chico acava y bota su leche en la salsa por el durum.

De golpe no tengo hambre pero ya son dos dia que como solo galletas con ketchup.

 

Nunca hablamos de Johnathan y su pandilla de Bruselas. 

Dan hizo un trio con "Lello24" el primer día que llego' y parece que se entrego' a pasion, y Dan de repente hace una puta escena dramatica de celo que se repite todos los días al pobre Lello dice: mierda pero que le pasa a las locas me la culeo una vez y por trabajo y ya se quieren casar?

"Lello24" tiene 26 años, 24 son centímetros.

Yo digo: ¿Qué carajo le hiciste a esta niña la hypnotizaste con tu serpiente?

y lo digo mientras que el cliente de coca aguanta mi brazo en el culo.

Lello se parte de la risa, yo tengo que cambiar de guantes, y el cliente pregunta: "was ist loss?"

 ¿que pasa? .

la pantalla de mi portatil se ilumina:  Dan nos llama desde la cocina donde se escondio' cuando llego' el cliente.

El cliente cokiado y con el puño en el culo esta tan feliz que al final quiere transformar el presupuesto de dos horas en un overnight;  digamos que nos va super bien y nos acuerdamos por el precio.  

El cliente va al baño y yo voy a decir a Dan, en la cocina, que tienes que irse a la sauna si quiere trabajar un poquito porque el cliente va a quedarse toda la noche,pero quisas los vamos a meter tambien a el, depiende del cliente; pero no tengo tiempo ni para ver que Dan no esta en la cocina que hoigo el cliente gritando desde el baño.

Corro al baño y encuentro el Dan en  la ducha con el tubo de la ducha alrededor del cuello, los ojos y la boca abierta.

Lello mira Dan con asco,  y corre atras del cliente para calmarlo mientre que el otro se viste y se va huiendo: todo está bien, sólo escena.

Pero, por supuesto, pirdimos el cliente y su plata en vórtice de la ducha como en la pelicula Psyco.

hijo de puta

Esta mañana mi bolso listo, estaré de vuelta en Bruselas y dejo  Dan con su collar rojo de amor.

 sueña junto a mi, mi dulce Hermana,

la luz duele un poco esta mañana,

se desborda triste

por la ventana

a través de las cortinas inmaculadas

como el manto de una virgen

en una iglesia abandonada.

 

Canta conmigo Hermana

el mundo escuchara otras mentiras de gitana

palabras suaves y linda

salir de esa boca arcana

palabras frágiles y preciosas

como alas de mariposas

 

Duerma conmigo Hermana

si esa e nuestra suerte

la vida es ahora porque mañana

vas a estar sola

tu

Hermana Muerte

questa volta non c'é la Ferseherturm, non ci sono rovine di muro affrescate, le pareti graffitate dei collettivi di squotters, alexanderplatz aufwiederseher, alcun anelo all'essere nel mondo, niente grattacieli a Potzdamerplatz  niente di sogno.

Berlino 2011

siamo in un appartamento in Kreuzberg,  le spalle pesano di croci, Lello-24 vuole che esca, la poca luce dei lampioni pesca sulla strada gelata  viscida di sputi biofrost,

invece io permango, nella durata sono Divino, sono sogno e sono nebbia.

sono, soprattutto, la prossima parola.

 

abbiamo sniffato coca tutta la notte col cliente che vuole essere fistato,

fist and cola and house music.

sfondato a bracciate,

e il navigar m'é dolce.

nella poca luce pesca dei lampioni ieri arrivo giusto a prendere un durum dal turco qui all'angolo, il tipo, mi accorgero' dopo cena, somiglia drammaticamente all'attore porno del cazzo-film mandato in banda continua sul pc tutta la notte, l'attore giustamente é un turco che vende durum e pitta, si masturba dietro il bancone e sborra nella salsarosa del durum.

Non partliamo mai di Johnathan e della sua banda né dell'ultime tragedie brussellesi, con Dan, gli dico fratellino chiodo schiaccia chiodo, poi dimentichi e infine il mondo gira e girano le pagine cadono le foglie e le solite cose che si dicono in questi casi per riempire silenzi impotenti negli intervalli fra i singhiozzi. 

Dan e Lello24 hanno fatto un numerino il primo giorno che siamo sbarcati qui, e  Dan di colpo ripete una scena di gelosia giornaliera al povero Lello che dice: che cazzo ci ho nella minchia le ventose per le pazze?

Lello24 ha 26 anni, 24 sono i centimetri.

porno cuore su carta millesimale.

Dico: Lello che cazzo ci hai nella michia le ventose? mentre il cliente in coca e col mio braccio in culo gliela succhia, e Lello sganascia dalle risa, nel belmezzo della performance, io cambio guanto, il cliente sniffa un po' chiede: was is loss? perché non capisce che succede, ma poi riprendiamo il porno.

Il telefono squilla silenzioso s'illumina per meglio dire e vedo sul display che é Dan che ci chiama, dalla cucina dove ci eclissiamo quando la stanza da letto é occupada per un cliente, dal momento che la sala col divano letto dà direttamente sull'ingresso.

Il cliente fistato e felice alla fine vuole trasformare le due ore preventivate in overnight, diciamo ok e ci accordiamo sul prezzo.

Vado in bagno, dice il cliente mentre io vado ad avvertire Dan in cucina, ma non faccio in tenmpo a costatare che non c'é che sento il cliente urlare dal bagno.

Corro e trovo Dan col tubo della doccia attorno al collo, occhi e bocca sbarrati, respira a pena il coglione.

Lello lo guarda schifato e va a calmare il cliente che nel frattempo si é rivestito: é tutto ok, é solo scena.

Ma ovviamente le 800 a testa pattuite sono finite nel vortice dello scolo della doccia come in psyco.

Stamattina le valigie pronte, io torno a Bruxelles e lascio Dan colla sua collana rossa d'amore.

  

Danza macabra

 

Quando arriviamo,  Dan ha lacrime e un volto da sogno che non vuole svegliarsi, Dan e la sua nuova  banda, Dominico e il suo cagnolino.

Mi abbraccia come fossi parte anch’ io del suo mistero, troppo lungo questo abbraccio, forse si é  pentito di aver lasciato la mia banda per passare alla concorrenza?

  Chiedo : che accade “nene”?  Ma lui tace e solo poi qualcuno (Jc?) mi surrurra:

é morto suo fratello ha appena ricevuto un messaggio.

e benché io non a sappia che grado di parentela abbia con suo fratello lo riabbraccio e chiedo:

“nene” vuoi uscire da qui? Sei sicuro che questo rumore ti dia pace?

Ma la música é troppo alta e la luce distorce la mia parola

Risponde: non voglio star solo stanotte, meglio qui che a casa.

Se tu vuoi ti faro' compagnia.

 Non so se sente quel che dico.

Prendo l’aereo  fra qualche ora per tornare a casa.

Rimarrà in discoteca fino all’alba;

 una danza macabra prima dei funerali.

Dominico balla a lato suo.

 Vorrei dirgli perché non lo porti via? Non vedi che muore per te e che tu solo puoi consolarlo?

 perché non lo abbracci forte e gli dici:

andiamo nene nella notte oscura e insomne raccontami la tua ferita?

 io saro’ la cura.

Invece Dan guarda con occhi d’amore e dolore  Dominico che balla estasiato strafottente, facendosi toccare l’erezione da un cinese mentre il suo cagnolino latino, miglior amico in teoría, scodinzola a suo lato.

Di cosa cazzo parliamo quando parliamo d’amore?

Ecco la música aumenta: due tipi si avvicinano e dicono:

 dove hai comprato la tua salopette?

Io non ricordo é un regalo chissà; o forse l'ho indossata nella penombra sgocciolante e tiepida in una stanza sconosciuta in cui non sono più tornato.

 mi dicono e se ti facciamo una pompa a due me la regali?

 Al bar altri puttani, la discoteca é un mercato stanotte, come  sempre e ovunque: quanta volta  notturna resta  gratuita in questa infinita notte della vita?

Dan svanisce per un po’ quando lo incontro di nuovo nei bagni la música ovattata nelle grotte sotterranee due tipi escono a due dal cesso uno cade e vomita arriva un buttafuori etc.

ci mettiamo in un angolo un istante e gli chiedo di nuovo se vuole andare via, ma non voglio insistere tanto, é passato alla banda concorrente dopo tutto, in teoría il tipo per cui si prostituisce e a cui rimborsa il mutuo é il suo ragazzo, spetterebbe a Dominico portarlo via di là.

La mia serata é andata a puttane più o meno  letteralmente, io JC e la mia banda ci annoiamo  nella disco a parte tutto.

 Dan el suo cagnolino inseguono Dominico, che crede di essere un vampiro e morde sul collo vari ragazzi, quelli gridano di piacere sperando comunque una verga in culo o forse é cosi' che entrano nel suo circolo di sangue? Poi il tipo glissa e si contorce, sale al piano superiore aperto come passerelle e ponti che portano al niente, mostra il culo qualcuno lo afferra prima che pisci giù sul pubblico etc.

lo sguardo di Dominico, sguardo sfigurato che mi ricorda altri migliaia di amici incrociati e perduti zombie nel labirinto, ogni parete una scritta: ghb -estasi- lsd- coca – keta- rohipnol- calciotetteculi- tele- alcool popper money money etc.

Quando usciamo da li’ Dan, il Cagnolino e una travesta cercano invano di mettere la giacchetta a Dominico che si dimena come un polpo  e grida, scivola per terra é liquido poi spintona, tira i Capelli alla travesta, é un circo etc.

Usciamo dalla discoteca:  Dan mi guarda un secondo e non so bene leggere il suo sguardo:

Vergogna per aver tradito la mia banda ed essere passato con quella di Dominco? Rimpianto?

Dolore per  la perdita del fratello?

 Ma poi chissà che droghe Dominco gli ha dato stanotte

 per lenire il dolore

e quale sogno o incubo sia la sua realtà.

etc.    

 

Cuando llegamos, Dan tiene un rostro largo , puta madre, y unas  lágrimas, y algo dice en su mirada "ya quiero despertar de ese sueño".

Dan y su nueva pandilla, Dominico y su Perrito sudaca (como mierda se llama ese man?).

El me abraza como si yo haria parte de su misterio, y este abrazo es demasiado largo, tal vez se arrepintió de dejar mi banda para ir a la competencia?

  Le pregunto: ¿qué pasa Nene?

Pero él no dice nada y alguien (J C? quisas ) me susurra, casi gritandome en la oreja: se murio' su hermano, acaba de enterarse,  recibio' un mensaje.

 Aunque yo no sepa hasta qué grado de relación tenía con su hermano lo abrazo y pregunto: "nene quiere salir de aquí? ¿Estás seguro que este ruido te conceda la paz?

Pero la música es demasiado alta y distorsiona la luz de mi palabra.

Él dice: No quiero estar solo esta noche, mejor aquí que en casa.

Si quieres yo te haré compañía.

 

No sé si el escucha lo que digo.

Tomo el avión en pocas horas, regreso a casa de mi madre.

Permanecer en la discoteca hasta el amanecer; hasta la triste verdad de la madrugada.

 Una danza de muerte antes del funeral.

Dominico baila a su lado.

 Yo le quisiera decír por qué no se lo saca de aqui?

¿No vee que se muere por usted y sólo usted puede consolarlo?

 ¿Por qué no lo abraza y le dice:

Nene vamonos en el insomnio de la noche oscura, yo voy a bendecir tu dolor porqué descanse en paz y curaré tu herida?

Dan mira Dominico con ojos de amor y el otro baila descarado,el extasi destrosa su rostro, ojos de loco, su calentador rojo con ereccion a vista, mientre un chino le toca la verga parada alli mismo en pista, su perrito sudaca, siempre me olvido su nombre, su mejor amigo, supuestamente, aprovecha que Dominico esta ciego por abrazarle e besarle y unirse al trio.

De qué puta mierda hablamos cuando hablamos de amor?

La música explota, dos tipos me se acercan y dicen:

 ¿dónde compraste el mono?

Creo que hablano de mi overall;

No me acuerdo me lo regalaron quisas o quisas me lo puse en la madrugada en casa ajena una noche sin luz.

Me dicen: y si te la chupamos los dos me lo regala?

 En la barra otros chaperos, la discoteca es un mercado de putas esta noche, como

en cualquier momento y en cualquier lugar:

el tiempo que queda me quema el corazon,  esa vida es una noche sin esperanza, una noche sin fin.

Dan desaparece por un momento.

Cuando vuelvo a encontrarlo en los cuartos de baño, en las cuevas subterráneas, la musica casi no llega, como la miusica que se escucha en el coma, como la musica que se escucha en el feretro el dia mismo de su funeral.

Le pregunto de nuevo si se quiere ir, pero no voy a insistir mucho, ya el paso a la banda de la competencia, después de todo.

 Por ese tipo ya el putea, le paga el alquiler a su novio, tocaria a el sacarle de ese burdel.

Mi noche se ha ido a la mierda, JC, mi grupo y mi persona nos aburrimos en la puta disco, esa mierda no sirve le digo, una huevada, largamonos.

 Dan y  el perrito sudaca persiguiendo a Dominico, que se cree que es un vampiro el puto, muerde en el cuello a varios muchachos, que gritan, aún con la esperanza de complacerle, metiendose la verga de Dominico en el culo o tal vez es asi a golpe de mordiscos que el lleva los chicos a su círculo de sangre.

Cruzo la mirada de  Dominico, los ojos desfigurados me recuerdan a otros miles de amigos perdidos en el laberinto de zombys: cada  pared una inscripción: éxtasis, cocaína, GHB, keta.

Cuando salimos de allí , Dan, el cachorro sudaca en un travesti tratan inutilmente de ponerle la chaqueta a Dominico, que se retuerce y grita como un pulpo, se desliza en el suelo, el es fluido, empuja, y jala el pelo al travesti,  todo un drama de circo barato.

Salimos del club: Dan me mira una segunda vez y yo no sé leer su mirada:

La vergüenza por haber traicionado a mi pandilla y se paso' a la competencia?

El dolor por la pérdida de su hermano?

A pesar de todo ¿quién sabe qué mierda de droga se ha metido, el tambien esta noche

 para aliviar el dolor

y cuál es el  sueño o la pesadilla de su larga noche.

dal mio loculo templare

 in rue charlot,

9 metri quadri irti di chiodi e spine 

la tetra luce penetra secreta,

 riflessa contro il muro di fronte,

neanche una siepe. una lastra di cemento il mio sepolcro

 cupo  oltre le sbarre – odore di latrine

e candeggina.  

come da bocche di lupo oltre le barre atroci mostra le fauci,

 la poca luce grigia la mattina

sbrana il cuore e i suoi archivi.

abbraccio tutti i fantasmi

 all’infinito

 se solo da questa gabbia potessi immaginare

oltre il muro

il mare 

 -hai infranto la regola numero uno, gli dico, appena rientra in auto.

-sembrava un tipo a posto, bella casa, bell’auto ben vestito, il figlio di troia.

-manco fossi un principiante cazzo, che pivello; e sgommiamo via nella luce aranciata notturna dell’avara Parigi.

 Falba la notte lampeggia sul Bld Magenta, incastonata di semafori e ricamata dai neon dei negozi essa trama una sinfonia d’ombre; e lo lascio davanti un portone, il gps mi segnala la destinazione dietro l’angolo, proseguo il mio percorso affollatissimo di fantasmi.

Quanti sospiri dietro gli usci e nei fumosi sottotetti in "chambres de bonnes" angustissime mirando estatici un sospetto di stelle oltre nubi di cielo plumbeo di smog aranciato di lampioni. Quanti corpi cercano stanotte le mie carni?

La sontuosa tircheria dei boulevard mi scruta occhiuta dagli oboli e finestrelle bianche di neon e tende lerce delle piccionaie, sulle facciate borghesi ricamate sovrastano i fetidi studio d’artisti e studenti, camere da serve, da cui si accede da porte di servizio e labirinti di gradini sbrecciati; 

salgo al piano superiore l’odore intenso di gatto nei sette metri quadri col cesso alla turca sul pianerottolo.

Sul bld Magenta Ricky ha svoltato l’angolo, deve solo fare qualche centinaio di metri ed é a casa del cliente.

Ricky sinuosa pantera, dopo i primi scambi di messaggi sul sito ha preso contatto col tipo per telefono.

A casa hanno bevuto champagne sniffato una pista come da copione, sotto candelabri accesi e lui abbagliato si é rotolato come un puma in piroette atletiche, da porno star ti assicuro, mi conferma.

Il tipo vuole un giocattolo caraibico, un tempio da profanare, pronto e muto come una cattedrale di notte, e Dominique si arrende, fra le sue spire di serpente si prepara all’overnight . E poi il cliente vuole lottare, e poi ricomincia a incularlo  e poi ne vuole ancora, sniffano sino a sanguinare una corona di spine dal naso.

Ricky vuole stancarlo subito cosi’ che crolli nel sonno e o lasci riposare.

Ma il tipo, quando la coca scende col fumo dice ho fame, ti invito a cena andiamo

Ricky ha nello zaino tutto l’occorrente, mette una maglia a maniche lunghe e raccoglie i vestiti sparsi a terra e fra le lenzuola seriche e bugiarde. Prende con sé lo zaino, dove cela il suo tesoro: la foto sul passaporto dominicano é davvero la sua. 

Sfilano sugli Champs Elysees sull’auto del cliente e Ricky pensa a cosa direbbero adesso gli amici del "barrio" a Santo Domingo, e poi davanti al ristorante il tipo dice per favore prendi un tavolo, vado a lasciare l’auto e arrivo, e Ricky inforca immaginari occhiali per proteggersi da flash come fosse alla consegna degli oscar, scende dall’auto, come fosse una star in un delirante sogno mischia uno smocking e un aderente abito di seta avorio e lunghissime perle nere sulla sua pelle di cioccolato e solo quando all’acmé del sogno ad occhi aperti sta per varcare la soglia realizza:

Il voiturier é a pochi metri, pronto a prendere l’auto, ma il cliente prosegue, accelera e senza esitazione sparisce nel labirinto della notte.

Poi mi chiama, voce rotta dalla rabbia:

Malacà vienimi a prendere , il cliente non mi ha pagato e m’ha piantato in strada. Mi faccio dire il nome della starda e lo inserisco nel gps.

Hai infranto la regola numero uno: prima i soldi.

 

la notte piena fragante di stelle, essi vaniscono raminghi in un sospiro dietro il vetro appannato dal mio fiato.

ed é fulgida la volta nera-biancastra d’astri e nuvole grigio-arance sopra Londra. sopra Londra cupissima d’apocalisse, li vedi sbiadire sul predellino tragico mentre sul bus per Stanstead io mi stringo allo zainetto, mio unico bagaglio quasi vuoto,

quasi nudo lo stringo forte al petto

la mia casa.

Leo e Cristian si rimpiccioliscono, il corpo fragile d’angelo di Cristian tremulo di freddo sotto la giacchetta di nylon adidas degli anni ottanta, come mi ricorda giorni di settembre a Colonia davanti i bar di marchette a Neumarkt ed eravamo cosi’ giovani e stupendi, ossia cosi’ stupidi e stupiti, e poi  avevamo sempre ragione. Pieni di occhi lucciole ed era sempre mezzanotte e il primo abbraccio del giorno nuovo il primo minuto era per noi e sembrava Un Sempre.    

 Un Sempre dolce come eroina in vena, un Sempre falso che ti incatena all’effimero, e adesso solo segni putrefatti,  resta la cancrena del ricordo. 

il cielo sembrava promettere: ecco i primi minuti del giorno nuovo ecco é per voi ecco il  tributo, il dono

e noi muti accoglienti come un cesto di vimini intrecciati di frutti e fiori come puttani caravaggeschi ridevamo indolenti al sospetto del giorno nuovo

Leo cinge le spalle di Cristian e nel saluto io vedo un ultimo commiato senza speranza alcuna senza                                                                                 Leo non vuole che Cristian si prostituisca, l’ha tolto dal marciapiede per metterlo nella strada, a dormire fra i cartoni, poi io ed Enea gli troviamo un  lavoro in una pizzeria ma lui ci ha più soldi quando mendica, dice Leo, e Cristian dice io lo amo, anche se abbiamo fatto la fame e la vergogna la mattina la fila davanti la Caritas e la puzza antroce nelle camerate ma ora io conosco quella parola che noi marchette non siamo destinati a pronunciare ed io già non l’ignoro che non posso più salvarli da se stessi.                                                                      ora io li penso fra cumuli o in un prato e se solo io potessi

quanto cielo sopportare negro e fulmini di amore

che li possa trafiggere ancora  in luce estasi divina e devozione

per tanto amare

 Il fiore dell’inferno,

Sarà che é notte piena fra le mani e poi nel buio profondissimo lei sfiora tutti i contorni delle cose come fossero ULTIME e Definitive, ma effimere.

nel delirio bricoleur chirurgico degli anni novanta, le infilano aghi di amianto sottocute per riempire il vuoto dentro, é il silicone che l’ ha sfigurata, deturpata,

maledette travestite estetiste,

 poi gonfia e lacera di ulcere un dottore le aspira il possibile e ora ha un volto concavo convesso come un quadro di Bacon, liquido e folle come una maschera di umanità sopra la testa di un robot,

pare mickael jackson senza parrucca, dice maligna la Vanessa.

La chiamano l’addobbo dell’inferno.

ed ovviamente nessuno sa il suo vero nome, né lei si cura di chiamarsi in qualche modo

ad ogni cliente si presenta con un nome diverso, non che ne abbia molti di clienti, ma tant’é.

qualche camionista sonnolento qualche padre di famiglia e vecchio scapolone della Seine et Marne, che in vece di una capra ogni tanto si paga un essere umano profumato dozzinalmente, come dire la Francia Profonda.

La cacciarono dal Bois de Boulogne a Parigi, e nessuno la rimpiange, poche la ricordano, ma non la cacciarono perché rubava clienti, ma perché é cosi’ brutta da spaventarli.

maledette travestite pericolose,

e lei si apre una piazza al Bois de Ferrières, a Marne la Vallée, dove le principesse Disney la notte andavano a battere, vestite da biancaneve e cenerentole, uscendo dalle residenze per impiegati milleuristi dalle poche pretese e prospettive ma pieni di magia topoliniana. 

poi fornirono abiti di scena da restituire ogni giorno al costuming e la nuova generazione di cast member non ricorda più quell’epoca epica.

ed é rimasta sola , a volte raggiunta il sabato da travestite parigine in trasferta, in genere sue coetanee, ogni tanto litigano e si schiaffeggiano, poi bevono e ricordano altri tempi, cose che noi profani non possiamo comprendere, nei loro idiomi di vestali ch’ti, chissà quali segreti  

lei scheletrica rivestita dei feticci eterodossi: una calza smagliata al primo infrattarsi per consumare col cliente che vela un femore inguainato nella pelle flaccida, un tacco alto infangato su cui danza macabra e un reggiseno imbottito che copre i segni dell’espianto delle protesi.

prende la sua gamella mangia un po’ di pasta preparata il pomeriggio quando non ci sono macchine in giro,

 a volte due auto attendono nella piazzuola dove lei posteggia la sua pegeot sgangherata, a volte sono dentro dei figoni che potrebbero avere l’età dei suoi figli.

 Quando finisce lo spettacolo, lei smonta il suo apparato mette un camicione toglie la parrucca, mette tutto nel cofano, la larva di una farfalla cui hanno strappato le ali.

passeggia un po’ fra gli alberi  sfiora le foglie carezza i rami,

come fosse un’ultima volta prima di uscire di scena.

tornare nel suo inferno quotidiano forse davanti la tv come una suppellettile di ceramica: vuota dentro.

l’addobbo dell’inferno 

ecco il mondo rosazzurro che sognavi!

dico a Cedric

Marne la Vallée: il mondo parco-giochi che cercavi.

dietro le quinte uomini con corpi da Pluto ridono con Crudelia Demon, la regina di cuori si taglia la testa e si rivela essere un uomo, teste di conigli su corpi di uomini: scivolo dentro un film di David Lynch oppure sogno?

dimentico sempre di timbrare il cartellino, non ho l’abitudine dico al team leader che mi guarda come fossi un estraterrestre;

 andiamo a prendere i costumi e ci pagliacciamo negli spogliatoi scherzando. Cedric mi dice che il principe di Biancaneve scopa con quello di Cenerentola e che entrambi erano nei film di Cadinot non in quelli di Walt Disney;

 nove su dieci sono gay qui, risponde un tipo, che schifo tutti froci, é il mondo alla rovescia. Ovviamente il tipo é italiano.  

 non rispondo, mi annoio, i pettegolezzi e i lazzi e i cazzi, i pregiudizi: c’é sempre la stessa luce malgrado sia scesa la notte?

  inutile fingere di essere rigorosamente normale: 

 io e il tempo abbiamo altri piani per il mondo e abbiamo visto in faccia la follia del giorno.

Nevica appena.

 a mensa tento di mangiare solo a volte per non dover rispondere al vuoto lessicalizzato.

Nel residence della Disney dove alloggiamo per 259 euro al mese prelevati direttamente dal minimo salariale, nel corridoio tiepido fetido corrono di stanza in stanza svampiti ebbri cast member inglesi, rovinati di droga e anglofonia a oltranza, mentre fuori bufera e si inneva e si rinnova un natale da cartone animato ed io fingo di essere normale

sorrido 

piego la piaga della mia ferita irrisolta e sorrido

 sono la soglia da traversare e la parola che scala montagne

in notti come queste

quanto cielo

 nero adolescente da ridere ancora

con sogni in piramidi e fiori.

Cedric vestito da principe della bella addormentata, Ali vestito da Aladino, tutti i puttani e gli ex pornomodelli sfilano su carri della fantaillusione

Vendiamo sogni come fossimo pusher

Il lavoro é Ali’ che ce lo ha procurato, un contratto a termine per la multinazionale del sogno.

Ecco il mondo rosazzurro che sognavi da bambino, dentro un cofano d’auto legato colla corda della persiana messo nudo in mezzo al bosco,

picchiato a sangue da tuo padre.

Cedric vestito da principe:

corriamo dietro il bianconiglio? Chiede

piu’ tardi, dopo il lavoro, rientrando al residence,

camminiamo sopra il laghetto gelato, scivoliamo, scricchiola, ci tiriamo palle di neve

fingo di essere normale eppure

ridere al giorno finto dei lampioni traversando il paesaggio innevato

sopra un lastra di ghiaccio senza paura di sprofondare

eppure

con mani adolescenti contro il vento del mattino, dal vetro gelato dell auto in ghirigori muove le dita, come suonasse un piano una musica come stesse dirigendo l´orchestra dell alba , il farsi lento e sornione del giorno puttano
sotto il cielo di Parigi

Parigi IERI

Cedric vestito di luce, nudo e eretto contro l abat jour fioca accesa nella stanza d´hotel, il cliente vuole un numerino.
Sulla route de Souresnes a Porte Dauphine la notte si ricopre di un manto di cristallo, poi il tipo imbarca Cedric e parte, fa una vasca allee retour e passa a prendermi…
il cliente vuole un attivo e un passivo, mi fa lui civettuolo.

con mani adolescenti contro il vento gelido dell alba Cedric disegna ghirigori e dirige un´orchestra immaginaria tutta nella sua testa. L-autoradio del cliente non funziona bofonchia stride, poi mette un cd di musica pop,
tutto secondo copione.

Nella stanza d´albergo odore di sigarette spente dietro il termosifone, questo tutto ció che ricordo, a parte l´abat-jour un nero d ombra alla parete, e poi Cedric che esce dal bagno e mi dice

ho voglia di zucchero filato

io mi chiedo che tipo di droga sia, e dove possiamo trovarla.

poi realizzao che il tipo parla proprio dello zucchero filato quello delle fiere.
e nel seguente istante,
nell attimo esatto in cui, eretto e nudo, il suo corpo adolescente eclissa l abat jour lo vedo vestito di luce

suo padre lo aspetta ancora nel villaggio del pas de calais, bottiglia in mano e sbarra di ferro nell- altra e lui a 17anni a maggio ha avuto oggi il suo battesimo di luce?
lo picchiava colla sbarra, gli infilava la testa nel cesso, lo legava e infilava nel cofano e lo lasciava in mezzo al campo a dieci chilometri da casa e se non rientrava a tempo ricominciava, fino al giono in cui ha trovato
un passaggio in direzione opposta ed ha scoperto Parigi.
La madre sbadata che scivola continuamente in cucina ricoperta d ematomi, la sacra famiglia tradizionale insomma.

Vorrei un mondo rosazzurro dagli angoli antitaglio per non farsi male mai.
un mondo asilo nido dagli angoli smussati per non ferirsi mai.
per tutti i bambini vestiti di luce.

Nudo e vergine all’altare io feticcio meticciato col desiderio di morte;

 comincio a caricare casse, ho solo le scarpe da ginnastica e  una teca trasparente in mano, e dentro una strana lucertola imbalsamata,

Il tipo vuole un fantasma di caricatore nudo la schiena sgocciola dopo un quarto d’ora e il suo atelier a Porte de Clichy olezza d’olio e formaldeide e naftalina e alcool e merda.

la mia sulla tela

Le pareti chiazzate di rosso raccontano troppo  o troppo poco ?

 

 Sposto le casse piene di quadri e mostri imbalsamati lucertole con code di volpe e volpi con denti di giaguaro e pezzi anatomici di ceramica smaltata.

Il cazzo barzotto di  viagra perché il grosso porco artistoide imbalsamatore abbia una chanse di prenderla in culo ;

nel fondo del suo culo d’artista quotato

c’est de la merde bon sang, te rends pas compte, conard? 

Le foto scattano flash di me ombra nella notte le finestre schermate e la porta blindata e il capannone industriale abbandonato adattato ad atelier d’artiste;

 Il servizio fotografico me lo paghi a parte :

 

In una c’é solo un piede, nell’altra un orecchio

Mi sta vivisezionando per puzzlelarmi con altre vittime 

 

La  notte semina misteri ed io svengo di lava in vena

 vengo fluido e spesso sulla sua tela bianca

anche quest’opera é esposta

anch’ essa  gratuita e con un prezzo nascosto altissimo

 come la vita

 

 

Parigi  lungo il sedicesimo le facciate sontuose dicono amami, poi arrivo al 17 e salgo su per i cinque piani a chiocciola di legno fradicio e nella micro-stanzetta otto metri quadri col cesso alla turca sul pianerottolo da cameriera nubile vestita a lutto nei giorni di festa, guardo le case sfacciate di lusso della puttana borghese e dico

Parigi val bene una messa

e che mangino croissant

Che non sia quella del mio funerale.

en ce cas-là 

adieu, bande d’enfoiré 

1. Londra, piume di cuscino gialle di tempo e sudore,

mi sveglio alle due del pomeriggio, ho vomitato tutta la notte in un sudario di morte

e fuori c’é il solito disastro di pioggia infinita.

 la notte la mia ferita segreta ha sanguinato mi sono svegliato in un sudario di angoscia e tremavo di freddo e fame ma avevo solo un sandwich rubato ieri al First out ed ho vomitato subito dopo. bevo acqua del Tamigi dal rubinetto e torno a letto.

2. vorrei gettarmi giù dal tetto delle torri di cristallo di Vauxhall, giù nel Tamigi. fluttuare come un arbusto strappato alle sponde. 

3. sul balcone-corridoio ballatoio della casa popolare gli scarafaggi equilibristi sui fili di ferro per stendere i panni. ma tanto li mettiamo sui termosifoni, i panni,

4. la moquette puzza di sudore piscio piedi sporchi gatti morti da un anno, pioggia, lacrime, formaggi, alimenti per i poveri, panni sporchi, scarafaggi pestati a morte.

5. come catena perpetua che scivola sul piano inclinato, ed io mi preparo per affrontare ancora e sempre

questa luce grigia.

6. cammino sino alla fermata dell’autobus che mi conduce fino alla fermata della metro che mi conduce sino a Tottenham Court Road

7. le scale mobili come ramoscelli d’arbusti attaccati da fiumi di formiche, brulicano come terre equatoriali e vanno in panne.

8.  appena arrivo il disastro di piatti e terrine di plastica sporche di frociate vegan-del bar ristoriante Lesbo-vegetariano "First Out" mi attendono nel tinello.

9. I topi nell’intercapedine hanno una tana avvelenata, il topo oscilla e crepa sotto la cucina, il cuoco dice: non posso smettere adesso, lo cercherete dopo.

10. e noi catena di montaggio can I help you? lavo i piatti, servo i piatti, lavo i piatti servo i piatti pulisco i cessi, lavo a terra

ed é subito sera.

12. esco dal locale saluto e gli altri vanno via, faccio il giro dell’isolato e torno indietro a riprendere i sandwich lasciati sul cornicione davanti la porta del locale: li lasciano li’ per i poveri.

13. nel tunnel di tottenham court road  che scende alla metro lascio un panino ad un barbone e tengo l’altro per me.

 14.  Prendo la metro che mi porta alla fermata del bus che mi porta sulle scale macere di pioggia di casa, gli scarafaggi equilibristi sui fili 

15. io mi getto sul letto abbraccio il cuscino giallo di piume e sudore e rosso di vomito e sangue vorrei gettarmi dalle torri di cristallo di Vauxhall. mi sono tagliuzzato le braccia non so come, domani dovro’ mettere maniche lunghe al lavoro, che disastro per lavare i piatti e questi segni graffi e tagli .

dalle torri di cristallo di Vauxhall che guardano il Tamigi fluttuare dalle terrazze,

delle terrazze aperte sul fiume nero che lento come l’abisso ingorga il mio male. 

0. con sguardo fisso dentro l’abisso, sangue marcio d’anima ingorga senza fine   noi ammaliati, muti, guardiamo impotenti che giunge divina apocalissi: macchie di sangue sui polsi

Belgian Chocolate:

"Le roi Albert II lui, il aime bien son trône, il n’y a pas de mal à ça.

moi aussi j’aime bien le mien".

dit Bart, mon client flamand, il est Master et il cherche surtout des arabes pour partager son esclave.

Quelqu’un qui puisse enfoncer dans le cul de son esclave francophone pleine des chose, des morceaux de charbon d’abitude, qu’il prend de sa cheminée, son feu ouvert, comme on dit, souvenir de quand les francophones étaient riches dans cette espcèce de Royaume grace aux mines.

le minable francophone suce bien nos bites, aprés il leche nos pieds, on lui crache dessous.

François Wallon, l’esclave, le ver, lui,  il vit d’allocations, Bart le loge chez lui, il le laisse trainer à quatre pates et dormir sur le tapis, comme une caniche.

 Le francophone a l’abitude à ne rien demander, comme tous les cafards de sa race, même  pas le necessaire pour surivivre: il aime ses souverains lui.

Il aime sucer des gros bites jouteuse d’arabe, lui, hisoire d’être  juste la latrine qui recoit plein de pisse sur la geule et dit merci.

 Bart assis sur son trône, sa toilette:

tourné sur son dos, bouche ouverte, François Wallon avait leché le cul de son maître, jusqu’à ce que’il lui chie dans la geule. juste après on a decidé de la lui fermer.

Le roi à la télé essaie de mantenir son trône, c’est pas sorcier, n’y a pas de mystère.

 Moi ça m’est egale, comme tous les etrangères à Bruxelles j’ essaye de prendre l’argent et m’enfouir, take the money and run like people working in the European Istitutions: they take the money and run.

fuck off/ destroy Belgium

Belgica delenda est

Belgica delenda est

Belgica delenda est

Le Wallon travaillait et habitait dans la banlieu bruxellois, mais comme il parle pas flamand il peut pas faire un crédit pour acheter une maison, puis on l’a mis à la porte pour la même raison, il à perdu sa femme et ses filles parce-qu’il voulait les obliger à mettre le voile, pour ne pas provoquer les arabes à Bruxelles.

Puis il à tout perdu, jusqu’à ce qui’il a trouvait enfin son Maître, le tou-puissant flamand qui puisse l’humilier comme il merite.

Nell’alba opalescente di Chimera

Risuonano dei tacchi delle Antiche

I ciottoli di cera i vicoletti

Verdastri dei lampioni evanescenti

 

Nuda la luna eterna adolescente

Molle  cielo notturno vuoto d’astri

Sbiadisce mentre le Peripatetiche

Si rannicchiano in angoli discreti

 

E brindano da sole ai loro amori

Secreti di magnaccia e delinquenti

In Caffè  di malaffare, stanze ad ore

 

Gli Echi del giorno, inferno di catene

Perbene. Ma l’uomo è vero nel Nero

La dolce oscurità ci incanta gli occhi