Archivi del mese: luglio 2003

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il medioevo è la condizione di minorità. alcuni bambini rompono grandi carillon. i medievali contaminano di morte. sarò processato di fronte al tribunale dei bambini non nati. siate clementi, vi prego, ho avuto due squarci nel volto ed occhi inchiodati all’incubo che mi circonda. siate indulgenti.

ma se ciò che vi attornia è bello Ã¨ tutto rosa è buono ed è perfetto, state attenti.

prestate attenzione , forse celata da qualche parte c’è una scatola con un meccanismo perINfetto dentro e voi, senza accorgervene, state dormendo.

noi senza accorgercene siamo dormendo?

soldato notturno, gentile nel  volto,  il tuo sogno ti ha colto in flagranza di amore virile.

 Avellino – Roma, dopo il giorno del giuramento.

Solo pensiero avvolto in stracci macerati e verde sporco. Volontà e comando. null’altro che ferro e fronte. fuoco in vena.

dentro il ducato  serrati , voci di Napoli e Palermo , alla stazione Termini, ci prelevano i caporali scelti.  voci che cercano conferme di comando e controllo.

perquisizioni interne. ma il cuore più veloce e furbo dice: nascondersi bene.

in colonna, animali , picchiati nell’animo,  e vogliono che lecchiamo la mano che colpisce. perchè è questo il mondo,

e se sei nato sotto devi picchiare duro , altrimenti sarai tu a raccogliere la frusta caduta al tuo padrone e ridargliela in mano. gridando forza italia.

è ribellione il pensiero , in colonna , presentarsi , alzare la voce, non capire. il corredo militare stipato nell’armadio. la nostra casa. il nostro spazio intimo, le foto, le carte i disegni, l’armadietto è metallica cassaforte del cuore soldato.  

il cubo del letto -fare il cubo- rituali inutili rituali di passaggio –  Il nonno ti insegna, la scheggia resta a guardare, e impara , 20 nonni in cerchio attorno a noi , la stanza è un incubo verde paludoso del Niente fatto potere.  

le brande a castello, i corpi che infine tolgono stracci e mostrano la carne , il colore della pelle che è tesa sui muscoli e sangue. ma la carne è poema che tace. aspetta il suo momento.  sulle brande a castello sbalestrati qui  siamo ancora e sempre i bambini in colonia, i bambini degli istituti, delle carceri, siamo sempre noi, ci riconosciamo, e noi non abbiamo paura perchè non conosciamo altro che

queste gelide stanze – camerata di lacrime blu, e all’alba traversare  corridoi tunnel di fiati sporchi per giungere ai cessi, verdi sintetici corpi che non possono spogliarsi , ambigui sguardi traversi, dell’esserci ancora e non esserci già più . siamo annullati nei soldati, siamo carne verde. null’altro che fronte e ferro. viscere fuoco verde.

Cat,  il tuo nome io  lo ricordo, adesso. lo dico piano  come una  parola magica da pronunciare  solo quando mi trovo sopraffatto dai nemici.

LONDON ZERO. RESET .

PLAY AGAIN.

fuga da Londra , Cat, nella mia valigia non c’è più posto ormai neanche per il tuo vero nome. sei a quattro zampe . orini negli angoli della stanza, sei fuori come la Parabola, miagoli  al cliente “chiamami cat“.

puzzo di nafta moquette grigio-cielo, piedi sporchi , piscio , puzzo d’ombra.

il cliente apprezza , adora, mentre stai a quattro zampe e pisci

it’s you that I adore, you’ll  allways be my whore.

ti droghi nella tua lettiera, spargi la ghiaia fra le lenzuola, semini sguardi nel Vuoto e aspetti che germoglino Essenze

fai il gatto per me, 100 pounds, fai il gatto per me, graffiami, fai le fusa, cocaina e olio nel culo,

fist fucking my Heart. Il cliente apprezza. adora.

fuga da londra, lascio la mia ombra per sempre a farti compagnia , quand’ atterrerai, Cat, ci sarà solo una polaroid che ci guarda in amplessi di polvere e sangue e cementa all’eterno l’istante d’orgasmo che è  esserCi al mondo.

pillola, sono acido in vena, sono in fuga, dormo sulle note di una colonna sonora per i titoli di coda di questo film porno senza trama, la mia vita. 

dentro un tunnel subacqueo vedo squali minaci, se solo chiudo gli occhi. la mia mascella trema. mi sbavo.

sto atterrando, sto atterrando, riemergendo in Continente, lascio quest’altra isola in abbandono.

lascio londra, la mia valigia è ormai così leggera che potrei andare nudo e vergine, con ali trasparenti.

traghetto da un inferno all’altro. e non l’ignoro.

è la stagione buona quest’inferno.  

traverso pianure del Nord, Pas de Calais

Lille- gare Lille Europe. scendo dal treno. ho una fiamma in gola e nel cervello. e la fiamminga appare, esserci ancora, e 

– e adesso Malacà, come viviamo adesso?

– qui ci vuole un Manuale Del Perfetto Malacarne.

Palermo. adesso.

scivolo sopra l’asfalto sulla motoretta scassata senza bloccasterzo nel mattino di luce assordante. ci ho sinestesie che mi sfondano il culo fino al midollo.

a casa di Gianfrancesco odore di stantio. dalle persiane nostalgia del sole. fratè Usciamo , vestiti cazzo, andiamo al mare. andiamo a Mondello. mondo cane.

primo : siamo senza benzina.

secondo: senza soldi.

terzo: abbiamo fame.

quarto: non c’è problema.

al selfservice lui tiene la pistola della pompa dentro il serbatoio , io saltello sul tubo. la pressione fa svuotare la vaschetta che sta in alto.

gita all’Auchan, città mercato, viva le multinazionali.

cominciamo a sgattaiolare fra i corridoi, scartiamo kinderpinguì dal banco frigo, beviamo actimel rinforzo quotidiano, biscotti mulino bianco perchè anche noi valiamo.

porcodio anche noi valiamo.

due merendine piene zeppe di buoni antibiotici per alzare le difese immunitarie, non si sa mai, da mettere in borsa per il mare.

reparto musica e libri. io scrocco qualche pagina di bestseller mentre lui sceglie la colonna sonora della giornata.

prende due cd dagli scaffali, li mette nel cestello a mano. passiamo al reparto abbigliamento lee jeans e carrera per lo più , roba così. Wampum?

prende un paio qualsiasi ci avvolge i cd dentro. va nella cabina. sento la plastica-antifurto che cede alla pressione della forbicina. sorrido.

ce la squagliamo dalla cassa veloce, pago un pacco di gomme da masticare e due pile per il lettore cd portatile (chewingum&walkman come dicono le sciampiste, cioè le shampiste).

amare le onde a mare a mano a-mano il sole sale , cazzo i tuffi che dagli scogli ci schiantiamo giù che poi ascoltiamo a tempesta porcupine tree, e come cazzo era finito all’auchan me lo spieghi? e poi ancora e sempre tom york in an interstella burst I’m back to save the universe. ma quello lo aveva da prima. l’altro cd espropriato è dei lamb.

è il buio , si scolora il cielo d’infarto dal rosso al nero, urlalo al mondo che siamo vivi , porcodio, diglielo ancora, al mondo fottuto.

ci inoltriamo nel parco della Favorita, scivolando lungo il cancello esterno della piscina comunale. deserta e notturna maculata d’ombre e luce il fondo sotto l’acqua come nelle piscine di holliwood dei film come nei fiumi cupi e lenti paludati dentro le giungle, come un tramonto sul fiume d’inferno. come.

traghettiamo nella notte, nudi dentro la piscina, siamo puri all’inferno.

siamo bimbi blindati nel limbo.

siamo limbo.

e aspettiamo comete. segrete. che il cielo abbia una luce di sogno.

anche per noi.

soprattutto per noi

bring peace to my black and empty heart.

Londra. The dancer.

non abbiamo che l’età che abbiamo. Nella villa dell’agenzia ci sono pareti di specchio. bimbi blindati. bimbi in un bunker. dal lato opposto al bar per i clienti. loro ci guardano attraverso il vetro.

90 pounds a prestazione. 45 per l’agenzia. 6 ore , Cat, ce la fai? Sei fuori Cat, come un ghirigoro su di una facciata barocca, come un satellite esploso, come una Parabola. Ride Cat alle mie parole. sono fatte per questo.

Noi risorgeremo. Come fenici da cartone animato. risorgeremo perchè tanto nessuno si accorgerà della differenza. Gli occhi dei clienti al di là dello specchio. animali in un habitat. siate naturali. sei tu che l’hai scelto, non dimenticare. nessuno ti obbliga.

puoi tornare a lavare piatti. così il tipo dell’Agenzia, dandoci le schede da riempire. rispondi sincero perchè poi tutto ciò che scrivi lo devi fare. tutto ciò che dici verrà usato contro di te.

blowjob? fistfucking? rimming? attivo-passivo-versatile? torture? fetish? leather? s/m? fashion? supermarket.

due tipi giocano alla play station per terra, io mi sparo in vena per la trentesima volta P.J Harvey. ho imparato a fare spazio e sto reimparando a leggere. prima di sei ore non puoi uscire dall’agenzia, che tu abbia lavorato o meno, sono le regole, e sono giuste, perchè quando non fai un soldo non è bello vedere il tuo collega guadagnare e sparire dopo un ‘oretta appena e tu aspetti invano. 6 ore , come in un ufficio, ce la fai Cat?

quando sento chiamare il mio nome ed esito perchè voglio finire la pagina che sto leggendo capisco che in me è maturato qualcosa, che qualcosa di meraviglioso può ancora accadere.

a casa Cat mette sul lettore il mio cd, ci estasiamo d’alba, mentre una voce squarcia nel grigio della mezzanina e Cat comincia a ballare senza vestimenti davanti la finestra da cui entra una pioggerella come telaragna e imperla di tenui grigi il suo corpo e balla per me, Cat dance for me fanciulla gentil, danza per me in un’alba di morte, chè non so più che ore sono nè se esiste un tempo, e sei viola Cat, fuori come una Parabola d’estasi e di perle di ragnatele, la pioggia di Londra che Non bagna, marcisce le ossa. e danza per me fanciulla gentil, I can’t believe what lord has finally send me.

cade un’ombra.

vi porto la pace vi dò la mia pax. ed una cosa di cosa di nostra.

Palermo. due settimane fa.

sul viale. sento la moto e capisco che giunge la Morte. mi sbarra la strada la ferraglia iper-lustrata. non vedo i suoi occhi sotto il casco integrale, ma li sento.

driblo e accelero il passo verso la pattuglia fissa nella traversa successiva a guardia di qualche magistrato.

quando si toglie il casco e mi chiama non posso più fingere di non averlo riconosciuto.

sali,dice

lasciami stare mi vuoi fare squagliare nell’acido?

resta a bocca aperta un attimo, ha un retro-pensiero che la sua testa non sa verbalizzare e dice solo ti vuole parlare lui.

lui sarebbe suo zio. la Morte. Roteando al massimo la manopola dell’acceleratore io sento i cojoni al posto delle tonsille.

Su per monte Pellegrino ad ogni tornante  il baratro sotto.

lo zio mi aspetta con una stecca in mano, nella sala da biliardo dell’albergo sulla Montagna. non  accenna all’ultima nostra conversazione , quando mi ha fatto capire che se il nipote prendeva il Vizio con me , mi squagliava nell’acido.

il nipote della morte si è nel frattempo sposato.

io gli dico baciamo le mani, perchè so che ci tiene.

e lui mi chiede un favore.

a disposizione , rispondo.

devi portare una Cosa ad un Amico.

quando e dove , non c’è problema.

domani all’ucciardone (o come cazzo si scrive)

inghiotto saliva, non so se ho capito.

lui lascia la stecca che ha in mano e comincia a giocherellare con una specie di involucro per le sorpresine dell’uovo di pasqua.

così il giorno dopo furto una moto appositamente lasciata davanti il palmeto di Palazzo dei Normanni.

impenno quasi subito ed in bilico su di una ruota il mio unico pensiero è di stare attento a non fare l’uovo.

scivolo cento metri e piombo subito in braccio alla madama, fissa davanti il palazzo arcivescovile. no casco no documenti, mi portano a trenta metri da lì, in questura, proprio su piazza Vittoria. insomma Malacarne fa le cose per bene. rapido. ed il vecchio agente mi dà noccate in testa e mi chiama per cognome e mi dice com’è che hai fatto sta stronzata? mica sei impazzito, sotto il naso ci fai ste cazzate? e coi precedenti che c’hai? sei prorpio strano.

ma secondo me ha capito che devo fare l’uovo.

la notte nelle celle c’è odore di fantasma, si materializza pulsione di morte e di  vita.

così nella notte sento la Nostalgia della Luce. e ascolto le voci,  mormorii di chi è morto, e ragazzi belli come coltelli, nelle lenzuola del sudario della sindone della Bellezza.

io ho fatto l’uovo. l’ho lavato nel lavabo accanto alla latrina. e aspetto covandolo sotto il cuscino.

quando si apre la finestrella d’acciaio della porta d’acciaio c’è un rumore di ferraglia e il battere dei detenuti un tam tam di attesa. di un evento che si produce,

ed io sento: malacà alzati hai visite.

e lui mi appare, l’Amico della Morte. ci dico baciamo le mani, pure a lui, non si sa mai, lui sorride di taglio ma tace,

c’ho una cosa che vi manda un amico.

è un amico che lo manda? chiede, ed io capisco che ogni mia parola deve essere FEDELE, perchè ogni fraintendimento può essere sangue morto. che la parola sia verace come la morte perchè nasca Vita.

sì, mi ha detto di darlo a voi , un amico.

aprilo , indica col mento il mio uovo, che ho estratto dal preservativo e lavato prima che lui entrasse, ma certo non ignora da dove esca.

e così lo apro ed esce una polvere che al buio immagino bianca e poi uno sfavillio. un anello che gli porgo, lui lo mette al dito con lucida pietra che brilla , mi dice buona notte ma vedo che tremano le mani e si ferma e aggiunge : prima del 41 bis avremmo festeggiato come dio comanda, una festa nella palestra con tanto di sciampagna e pesce buono, ma cià ragione Totò: tutta colpa di una cricca di magistrati comunisti, del signor violante e del signor caselli, una cricca combriccola di sporchi comunisti, per fortuna che ora ci sono i nostri, i nostri avvocati al governo, e che lui è sceso in campo e ci può essere la pace.

esce dalla cella e torna al sogno cui appartiene. dopo due minuti sento fragori. un applauso dei detenuti. hanno capito che io ho portato la pace fra due amici. E per fortuna che c’è Lui come referente.

pax mafiosa da quando è sceso in campo.