infine siamo immersi in un alone . la luce tergiversa avvolgendo le strade di Antwerpen.

Anversa. Notte fonda

Carlo mi porta al Red and Blu, a pensarci adesso mi sembra simile all’Exit di Amsterdam. è tutto liquido il cielo stanotte, e scoliamo birre già alla stazione, corrette col gin che lui ha in un flaconcino di metallo , come nei film.

l’ha preso a Madrid o a Barcellona, non ricorda.

ricordati di raccontarmi, mi ripete. ed io sento un silenzio di squarci dietro le sue parole.

Al Red and Blu mi tesserano , tolgo il mio paletot ideale, ed entro in questo trip senza più scampo.

Carlo che spaccia pasticche sospette ai ragazzi più belli che abbia mai visto in europa occidentale, sembrano tutti felici, o le droghe che arrivano qui da Amsterdam sono buone, non so. Il barista mesce intrugli costosissimi che ingollo sul soppalco, mentre sotto sballa la ciurma dei froci happy and pride , quelli col marchio giusto.

più tardi due incredibili Hulk stanno trascinando fuori Carlo, mi accorgo, e lo raggiungo fuori sgusciando fra la ressa.

nel fottuto freddo di Anversa. Riprendo il paletot e ricominciamo , lui non parla, non c’è da dire nulla, è andata male e stop. e poi sono troppo finito. traforiamo locali in sequela, vomito nella vasca per il pissing di una dark room.

forse sono già altrove. non siamo neanche più ad Anversa, non siamo ad Antwerpen, non siamo ancora a Gent, a Gand , città doppie , bifronte.

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