sovverti i colori al…

sovverti i colori al tramonto, tradisci te stesso fingendo di parlare del mare.

possa gridare verde la verità del male in questa valle di ossa in cui continuo a camminare.

scaliamo gli scogli all’imbrunire. ci sono nuvole, rune nerissime e lente, e lune da decifrare.

quando tolgo il nylon dal viso, non riconosci più questa piaga che ho per sorriso.

Dieci giorni ieri. Sentieri e cubi e il figlioccio della Morte.

parto da casa all’una, è tardi e freddo ed ho tutto gennaio da attraversare, per arrivare dove?

per arrivare dove? mi immergo nel fiume marcio del viale. con sospetto. è proprio un lungo viaggio che non mi porterà al niente.

ho messo su il filtro giallo degli occhiali, comprati da un ambulante. marca cult , cant o simile, non so più, la scritta è sbiadita. non è fatta per essere decifrata.

le case che vedo sono cubi inabitabili. la città è un labirinto sconfitto . morto e finto.

le cose che vedo sono incubi inabitabili. In una notte fonda della vita, fondono tutti gli orologi.

sincronizziamoli, come nei film. e passiamo all’azione.

(in una notte fonda della vita sono sempre le quattro meno un quarto).

è l’ora di agire. le parole sono segni indecidibili. noli me legere:

fratello, portami a casa. è ferito dentro e sanguina sempre. portami a casa stanotte.

ha occhi lontanissimi, il figlioccio della Morte. quando appare barcolla all’incrocio. mi ricordo di quando l’hanno ferito davvero , ora è solo ubriaco. le cose sono finte e si ripetono ma sbiadite.

ho bevuto al cafè Berlin qui dietro.

via G. Daita, la solita strada matrigna. Non si regge in piedi G. , questo il nome del figlioccio della morte.

M. posso dormiri ni tia stanotti? mi chiama per nome, ci conosciamo da bambini. stesse stanze.

c’aiu a fari , veni ni mia.

mai visto così nudo e solo e nero.

apro la porta e lo butto sul letto. come quella volta ferito.

tutto si ripete, ma sempre più parodistico.

lo butto sul letto dopo averlo sorretto per le infinite scale.

allunga una mano sul mio ventre, ma già dorme.

tu mi farai ammazzare, G. , gli dico. ma dorme.

al mattino più straccio di prima.

mi mette un braccio al collo come un cappio.

Tu sei mio fratello, lo sai?

suo fratello ha fatto una pessima fine, come suo padre.

grazie assai, più tardi iamu a pigghiari la macchina? siamo venuti con la tua giusto?

cerca di parlare in italiano con me , io sorrido.

hai sempre quella renault 11 scassata? chiede

lo guardo fisso, so dove vuole arrivare.

ci vorrebbe un lavoretto, vero?

che hai per mano, domando secchissimo. la gola pulsa.

ridacchia come un corvo. stiamo via manco una settimana.

inghiotto saliva e veleno.

sei mesi penso, mentre siamo in auto e lui cerca di spiegarmi il Fatto, e andiamo in cerca della sua auto fra le traverse di via libertà.

sei mesi, metto su la cassetta di Kid A.

how to disappear completly.

sparire per sempre. sei mesi. dimenticare Palermo e la sua nostalgia.

i’m not here , it isn’t happened.

i’m not here

adesso che aiutano i venti, sparire completamente, tagliare i ponti, prima di finire ad armare una colonna di cemento.

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Commenti

  • regulus21  Il gennaio 15, 2004 alle 8:25 PM

    I tuoi giorni di favole mi incantano. I tuoi giochi di parole mi ingannano.

  • klingsor  Il gennaio 15, 2004 alle 8:33 PM

    hola Mala, in tempo per l’aperitivo…

  • aeramen  Il gennaio 15, 2004 alle 11:13 PM

    forse è il viaggio più lungo quello verso il nulla, come profondo è quello diretto al silenzio

  • inconsapevole  Il gennaio 16, 2004 alle 2:44 am

    oi malacà, ti sta capitando il mio inverso.. secondo un mio discreto parere (sono fottutamente ubriaco) ti stai lentamente, progressivamente avviando verso il poetesco, più che sul narrativo. e la cosa mi rincuora. perchè tu la poesia la mastichi, e la respiri come se fosse vento. ricordi quel meraviglioso contagio di parole? beh, certe volte mi spaventi.. buona notte lontana..

  • malacarne  Il gennaio 16, 2004 alle 5:51 PM

    hai ragione , inconsapevole, grazie per avermelo fatto notare. st(av)o prendendo una brutta china, la falsità della poesia si insinua a sbiadire il vero. è una pestilenza da cui cerco di guarire… basta cambiare la luce comunque;))

  • malacarne  Il gennaio 16, 2004 alle 5:53 PM

    p.s devo smettere di fingere di parlare del mare quando parlo del male.

  • inconsapevole  Il gennaio 16, 2004 alle 8:05 PM

    malacà, la poesia è contemplazione del sentimento (parole del mio maestro), o almeno dovrebbe essere tale. sbiadire il vero? per mezzo dei tuoi versi io vedo più sfumature, e non di grigio. la tua è una poesia felice; della felicità che conosci, e ambisci a stringere, in una mano. pungo di mosche? io non credo.. tu mostri la felicità attraverso il male. perchè sai che c’è, la felicità. il difficile è tenersela stretta, io lo so. è come quando guardi il mare.. dovremmo (e io sto tentando) cambiarci di abito. un forte abbraccio.

  • anonimo  Il gennaio 16, 2004 alle 9:49 PM

    per me no, la poesia è la rinuncia a parlare Veramente, è il tentativo di rendere motivata la parola, di eliminare il limite tra significato e significante, la poesia parla se stessa, non parla del sentimento, la poesia è la lingua non utilitaria, che ricerca l’origine di se stessa. Il tuo maestro è un fottuto romantico , uccidilo, pensa alla poesia come autocontemplazione narcisistica del sentimento, come una teen agers qualsiasi. La poesia non è nè sentimenti tormentosi, nè primi amori nè batticuori, nè sensazioni, quello è scambiare l’acne giovanile per l’acmé, le mestruazioni per una figura retorica. la poesia è solo tecnica semiautomatica. il limite cui tende la poesia è la mancanza di senso, pura forma, musica, autotelia. (a me scappa un verso come mi scappa un peto, me ne vergogno, ma è fisiologico, è un lapsus, una resa). scrivere in prosa non vuol dire essere prosastici, significa sottomettere il significante al senso. è già una dichiarazione di amore per il mondo, per la descrizione di noi e , soprattutto, degli altri. Ho delle cose da dire qui, devo testimoniare me ed i miei amici. In poesia l’ io diventa Narciso e crede di essere dio , e invece cede alla forma la vita, in prosa Io scompare , diventa anonimo , e dà voce alla sostanza. Entrambe le cose sono lecite. ma non per un testimone.

  • regulus21  Il gennaio 17, 2004 alle 1:11 am

    Bellezza, mi piaceva molto di più nella sua prima stesura questo post. Mi costringi ad accontentarmi?

  • Ameleht  Il gennaio 17, 2004 alle 2:21 am

    L’italiano è stato codificato proprio prendendo dalla poesia. E la poesia, a prescindere da come possa essere interpretata, è nata per colpa della passione (il cui primo significato sul dizionario è sofferenza , diversamente da quel che si può pensare di primo acchito). E pure tu, che della poesia evidenzi la facilità con cui cade nell’inconcludente masturbazione prosodica, ne utilizzi molti “effetti”. Non si può certo dire che il tuo scritto sia effettivamente prosa… anzi, penso che raramente lo sia del tutto. La poesia (“poiesis”, produzione, creazione) è quasi una condanna… ma la condanna spesso ce l’hai dentro, e che t piaccia o no la devi scontare…

  • inconsapevole  Il gennaio 17, 2004 alle 4:08 am

    concordo con Ameleht; in fin dei conti sono un fottuto romantico anch’io.. domani (tra qualche ora) , da sobrio, formulerò un concetto più esaustivo. ‘notte..

  • lefty333boy  Il gennaio 17, 2004 alle 6:21 am

    —P/S/ POtrei rimanere per sempre seduto qui dentro…in fondo ai commenti– in questo spazio vuoto–Asentire questa canzone finche non muoio–cazzo ragga–la vita ” reale” puo far proprio …CAGARE—HIS MOUTJìH SMELLS LIKE SHIT & POPPERS–

  • regulus21  Il gennaio 17, 2004 alle 2:16 PM

    Concordo con amelehT: la tua è poesia, nell’idea di creazione accurata ed articolata e nella realizzazione pura ed incisiva. Al contrario della prosa, dove occorrono tutte le componenti sintattiche per esprimere un concetto.Concordo pure con me stesso: certo, ho notato che non hai cambiato nulla, solo chiaroscurato e scurochiarato qualcosa. Mi sembrava più gradevole la prima “edizione” o come-cazzo-posso-chiamarla: gli spazi bianchi di questa suggeriscono respiri, il grande baratro bianco della prima mi imponeva una profonda apnea. Precipitevolissimevolmente…

  • anonimo  Il gennaio 17, 2004 alle 2:35 PM

    ameleht , non sono daccordo. A parte che la lingua italiana odierna non è stata codificata a partire da Dante , ma deve a tutte le tradizioni – e la mia va da Boccaccio a Tondelli , parte dall’oralità “alta” (il decameron è questo soprattutto, per questo rientra fra i “luoghi visitati da Pasolini: boccaccio è Realista) , e torna all’oralità (“bassa” ad una scrittura di “potenza ” che mutua alla lingua viva del popolo cui appartengo ed alla musica pop ), poi ci sarebbe da fare un discorso più generale, dato che la cultura occidentale deve molto all’epos greco omerico (è già poesia? per me no, perchè l’epos è collettivo, la codificazione metrica aveva più mnemotiche cha poetiche) ancora più che alle “poesie” dell’antologia palatina (è già poesia? per me no, quelle erano una sorta di musica), Dante stesso non è poesia in senso moderno, la poesia come l’intendiamo oggi nasce dal Romanticismo (la maiuscola per intenderci, non sto parlando dell’accezione volgare del termine), individualista e cosmica, titanica e invasa, in pratica anticlassica, crede all’ispirazione più che alle figure retoriche . la lingua italiana è stata codificata a partire da Leopardi o da Manzoni? Io credo che la poesia contemporanea (post-romantica, e qui arriviamo a noi ) sia del tutto formale retorica, anche quando non vuole, ed il suo fine sia l’autotelia (ha il suo fine in se stessa, e mira a rendere MOTIVATA la scelta dei significanti , nel senso che un suono è scelto per le sue qualità emoticofoniche). Questa cosa la si può riprodurre in prosa con certe finalità (è questo cui alludi dicendo che non è prosa Porno?), ma la prosa è eterotelica, mira ad un fine diverso da se stessa, ovviamente non è un fine moralistico o educativo, ma è un fine (lo ripeto fino alla nausea) testamentario e documentario, per questo parlo di resoconti, per questo Porno é prosa. Io sto raccontando quello che vedo quotidianamente e vivo ed ho vissuto, lo faccio con tutti i mezzi che ho, e sono mezzi linguistici, non sono FINI linguistici, nella poesia il fine è linguistico, è , appunto una masturbazione mentale;))

  • Ameleht  Il gennaio 17, 2004 alle 7:17 PM

    Minchia, non pensavo di scatenare un simile fiume… non so manco che vuol dire “autotelia” eheheh……. comunque: la lingua italiana propriamente detta è stata codificata (e per “codificato” intendo “trascritto in un codice d norme”) effettivamente a partire dal “dinamico” trio Dante, Petrarca e Boccaccio. Che poi abbia radici e influenze innumerevoli, su questo siamo tutti d’accordo e non c riguarda. Quindi prosa e poesia, con una lieve preponderanza di quest’ultima, mi permetto di aggiungere, ed è fuor di dubbio. E’ anche indubbio che la poesia di quei tempi fosse differente dalla poesia di questi tempi. Ma allo stesso modo, la prosa di Boccaccio nn è certo la prosa di Pasolini (che, realista quanto vuoi, ha scritto molte poesie, e questo è un fatto interessante). La stessa Divina Commedia è “realista” almeno quanto il Decamerone. E qui arrivo al punto: prosa e poesia sono solo due “modi” o “mezzi”, o “media”. Che a una sia assegnata necessariamente la sostanza e all’altra solo la forma, beh, questo mi pare francamente un po arbitrario. Anche perché converrai senz’altro con me che è facilissimo scrivere una prosa assai pippaiola, per esempio. E dunque, mi (ti) chiedo, perché impedisci alla poesia di poter essere, viceversa, una concreta “testimone”? I nostri tempi si mostrano poco adatti, è vero, al mezzo espressivo poetico, ma ciò non vuol dire che la poesia sia condannata a non voler mai più dire un cazzo. Pavese, un poeta che amo, non scrive affatto di seghe mentali, questo glielo devi concedere… se mai è il lettore che deve essere educato! Saper leggere è un’arte quasi quanto il saper scrivere. Porno, secondo la mia modesta lettura, ha il suo (buon) cocktail di forma e sostanza, come è normale che sia per qualunque scritto. La prosa può anche “ridondare” di atti poetici pur rimanendo perfettamente attuale, concreta, viva . Non difendo affatto la poesia, non sono un ‘buon’ lettore di poesie; dico solo che il fatto che uno scritto sia reso in poesia o prosa non ne pregiudica i fini linguistici. La musica ‘pop’ negli anni ’70 la facevano i Led Zeppelin, o gli Area (che si dichiaravano International POPular Group). Il testo di una canzone non è forse poesia? Significa che tutte le canzoni hanno per fine la sega mentale?

  • regulus21  Il gennaio 17, 2004 alle 9:15 PM

    Poesia o prosa, rock o classica, bianco o nero… ‘zzo ci frega? La vera sega mentale per me è ca(r)pire l’origine di tutto, di ogni parola. Perciò mi perdo nei doppi sensi, nei chiasmi, nelle allitterazioni del carissimo e bravissimo Malacarne. Poi questo fiume saporito-salato di parole poi scivola sui graffi che provoca il contenuto dello scritto. E fa male.Masochismo? Può essere, però non posso mentire.

  • zombieglam  Il gennaio 18, 2004 alle 1:48 am

    it was not there. it was not there…

  • malacarne  Il gennaio 18, 2004 alle 2:26 PM

    amletuccio beddu, la lingua italiana Propriamente Detta (fai conto che sia un corsivo…a proposito m’insegni come si fa a metterlo?) è , per me, quella della massaia e del muratore, quella che dici tu è la lingua italiana “colta” (e anche per quella che derivi dalla poesia mi fa credere che io stia parlando un’altra lingua, codificata può darsi, parlata e “trascritta” , no , a me non sembra così fuor di dubbio , dato che quello che che c’è nelle grammatiche non è quello che sento per strada, ora, figuriamoci prima). Ho capito comunque che stiamo parlando di cose completamente diverse;), lo capisco dalla domanda (retorica per Te:) se la canzone sia poesia. No, non per me, ma capisco perché tu dici questo, credo, partendo dal presupposto che la poesia sia pathos o sentimento, a questo punto non solo la canzone, ma anche l’ultimo raggio di sole che sfiora i colli al tramonto, sono ricchissimi di pathos, o di sentimento, così un amplesso , o una rovesciata di vieri (ammesso che le faccia). Non c’entra molto il sentimento in sé nella poesia, per me, in realtà il termine poesia è da eliminare perché oggi è stato applicato a troppe cose, (non c’è blogger che non si senta un po’ poeta, e a me sta cosa mi farebbe riflettere un po’), se poi la gente ha bisogno di fingere la sensibilità nei modi della poesia ottocentesca, facciano pure, ma allora quella di Sanguineti o Zanzotto, non è più poesia, lasciamo usare il termine all’avvocato M. che pubblica a sue spese il quadernetto , alla Banca che finanzia l’opera ben rilegata , collettiva dei poeti della domenica, di quelli del club degli autori e tutte ste MINKIATE. La poesia oggi (OGGI) è ricerca sui limiti del linguaggio, per me (e non solo) , è fine a sse stessa (questo significa autotelia:), (non è nè sarà sempre così, non sto dicendo che Non dirà mai più nulla, dico che Oggi non ha niente da dire, a me, nè, inutile fingere , agli altri, le riunioni di poetastri in giacca e cravatta e le signore maestrine che si riuniscono negli pseudocaffé pseudo letterari è il corteo funebre di sta grande inculata che è la poesia oggi). educare il lettore alla poesia? dici. Strano , negli istituti dove ho studiato io (pubblici) temo che non insegnassero che quello, non a caso. NON A CASO (corsivo;), Leopardi di A silvia e altre tirannie romantiche (che il gobbeto stesso schifiava , perché era un genio, ma non dove lo si è visto), e non testi di prosa ben più disturbanti. La poesia innocua è di regime, quella civica fa cagare (Pasolini delle ceneri di Gramsci, intendi? anch’io mi sono chiesto perché non ha bruciato le poesie, di Pasolini adoro solo i film, un po’, Petrolio ).
    L’unica poesia valida di questi tempi (tutti pieni di Sentimento, e pathos), è quella che si interroga sulla lingua , questo distingue una poesia da una puntata di De Filippi (che se diamo retta a chi crede che la poesia sia Sentimento e pathos, sarebbe la Poestessa per antonomasia). Non sto rinunciando a quello che tu chiami poesia (quella della canzone o della De Filippi), sto rinunciando all’autotelia (mi fissai, cu sta parola picchì ma insignai dui jorna fa eheeheh, in Todorov, critica della critica;)

  • Ameleht  Il gennaio 18, 2004 alle 3:51 PM

    sai che non ho mai sentito dire “autotelia” a un muratore? Eheheh… (con tutto il rispetto per i muratori, c mancherebbe… qua d fronte ne sto vedendo proprio ora due che camminano sul braccio d una gru alta 50 m)… tu t riferisci all’italiano corrente, quello parlato dalla “strada”… ma allora ho una domanda: tu pensi di scrivere utilizzando un italiano di strada? Perché se è così credo d vedere qualche contraddizione, per lo meno nella mia lettura: il tuo è l’italiano di una persona che legge Todorov, evidentemente una persona più colta della media; questo si vede anche quando scrivi in dialetto, o cmq quando cerchi di “sporcare” usando neologismi o modi di dire del parlato (è un uso “colto” che ne fai). E a mio avviso questo è uno dei grandi pregi della tua scrittura (a questo punto mi chiedo se lo sia anche per te… ). Tornando al discorso sulla poesia: non ho mai detto che la poesia sia pathos o sentimento (della mia visione personale della poesia prima o poi ne parlerò più approfonditamente, da qualche parte), se mai ho detto che la poesia, come la prosa, è solo un medium espressivo , come possono esserlo la musica, la scultura, etc.. e quindi in definitiva dipende esclusivamente dall’autore (persino nel jazz c sono, per quanto rari, i minchioni ;)); i fini linguistici non sono propri del medium, ma dell’autore , che può esprimere pathos, denuncia sociale, cazzi e mazzi, quello che gli pare (vedi l’intera beat generation, che nn amo particolarmente)(la poesia non è canzone?… A me viene in mente Petrarca col canzoniere , per esempio). C sono bravi poeti e cattivi poeti. Così come c sono bravi prosatori e cattivi prosatori. C sono molti blogger sedicenti poeti, è vero, ma quanti sono i blogger sedicenti prosatori? E allora che si fa, eliminiamo la prosa perché trabocca d cialtroni (molto più della poesia, fra l’altro)? La povera “A Silvia” di Leopardi purtroppo me la sono fatta anch’io, come tanti (che troia ‘sta Silvia, però), ma nn è certo a scuola che va educato il lettore… nella società attuale il lettore deve difendersi, educarsi da sé, per quanto possa sembrare assurda questa cosa. Il 90% degli autori che amo li ho scoperti da me, senza i consigli d nessuno (e questa è una cosa d cui tutto sommato vado fiero). Mi sarebbe piaciuto studiare Pavese a scuola, invece mi doveva succedere di sfogliare l’antologia e leggerlo per caso… infine, uno fra le miriadi d esempi su quanto la poesia sia, per lo meno in potenza, legata alla musica: i testi degli Area erano poesie di Gianni Sassi (in arte Frankenstein), un artista a tutto tondo (la scrittura era solo una delle molte cose che si divertiva a fare), e se ne leggi qualcuna, t rendi conto che non si tratta certo d inutile sentimento “autotelico”…

    per fare il corsivo basta mettere dentro le “freccine” il comando “em” o “/em” per chiuderlo (l’hos coperto anch’io da poco ;))

  • malacarne  Il gennaio 18, 2004 alle 6:32 PM

    neanch’io l’ho mai sentito dire ma se è per questo fino a tre giorni fa non l’avevo neanche visto scritto da nessuna parte. Alla tua domanda ho risposto prima ;)) …la lingua italiana “colta” (e anche per quella che derivi dalla poesia mi fa credere che io stia parlando un’altra lingua, dà per scontato che io sappia di non parlare la lingua della strada , se per questo intendi la lingua che tu credi si parli per strada (non so che ambienti frequenti tu, ieri ho parlato di Heidegger con un tipo , che ti devo dire, per strada ci sono muratori , filosofi, netturbini e ingegneri, e tutti prima o poi passano dalle puttane;)). Ho cmq l’impressione che ci sia un non detto elitario nelle tue affermazioni (educazione, un italiano che dai per scontato sia quello codificato a partire dalla lingua in fin dei conti di corte ed una lingua di strada che “sporca” (le virgolette attenuano ma il dubbio resta). ma lasciamo stare, sappiamo entrambi che non esiste l’italiano tout court (a proposito un muratore non dice tout court, ma un maçon oui, starei attento oggi a definire confini fra i due linguaggi. Tra l’altro è prorpio di questo che parlo nel post(non era fatto per essere interpretato, ma già che ci siamo:) : G. si sforza di parlare con me in italiano anche se mi conosce da bambino perchè ha percepito la differenza che si è venuta a formare fra la mia lingua e la sua. Io cammino in una valle d’ossa sono quelle degli autori che ho letto che fanno in modo che io possa fingere di parlare del mare (fare poesia come la intendo io, arte per arte e quella parolina magica :), quando invece ciò che mi preme è parlare del male…(così ho sbuttanato un altro pezzettino di testo;)) . che figata il corsivo:)) Aria e led zeppelin mai sentiti , detesto tutto quello che è venuto prima di me eheheh avant moi le deluge 😉

  • Ameleht  Il gennaio 18, 2004 alle 7:55 PM

    Dunque, chiarisco un paio di punti che penso di dover chiarire, per il resto la discussione mi pare finita, ognuno avrà tratto le sue conclusioni… Per “linguaggio parlato” intendo una terminologia diretta e non particolarmente ricercata né “corretta ” dal punto di vista della sintassi, del lessico e della grammatica, nonché piena di neologismi anche ingenui (Vedi gli adolescenti che sostituiscono le c gutturali con la K). Ora non c’è alcun dubbio che, se usato male, il linguaggio parlato finisce per risultare brutto superficiale e grottesco (quindi “sporco” con accezione negativa, accezione che non avevo attribuito io quando l’ho scritto). E in ogni caso, saperlo usare bene nell’ambito del linguaggio “scritto” è sempre una cosa terribilmente complessa: “Con Ragazzi di vita e Una vita violenta – che molti idioti credono frutto di un superficiale documentarismo – io mi sono messo sulla linea di Verga, di Joyce e di Gadda: e questo mi è costato un tremendo sforzo linguistico: altro che immediatezza documentaria! Rifare, mimare il “linguaggio interiore” di una persona è di una difficoltà atroce, aumentata dal fatto che, nel mio caso – come spesso nel caso di Gadda – la mia persona parlava e pensava in dialetto. Bisognava scendere al suo livello linguistico, usando direttamente il dialetto nei discorsi diretti, e usando una difficile contaminazione linguistica nel discorso indiretto: cioè in tutta la parte narrativa, poiché il mondo è sempre “come visto dal personaggio”. Le stonature in questa operazione sono sempre a un pelo dalla scrittura: basta eccedere solo un minimo sia verso la lingua che verso il dialetto che il difficile amalgama si rompe, e addio lo stile.” (P.Pasolini) L’italiano tout court non esiste affatto (come quindi non esisterebbe, vista dal tuo punto d vista, nessuna lingua tout court… ). Esistono però differenti livelli e sfumature della stessa lingua, beh mi pare anche ovvio, ma non capisco perché sia da ritenere “elitario” ad esempio sforzarsi di scrivere in maniera corretta o con un vocabolario maggiore rispetto alla norma. E poi, “elitario”? Onestamente non saprei da che punto d vista; io sono uno che si ostina a scrivere “perché” al posto di “perchè”, ma non ne faccio un dramma se tutti gli altri non lo fanno, perché so che in un blog la forma non ha molto peso e poi in fondo, chi se ne frega? Io stesso scrivo tante volte “d” invece di “di” per comodità 😉 Ricordiamoci però che il linguaggio scritto ha leggi molto differenti dal linguaggio parlato. Il linguaggio scritto può essere estremamente colto e affettato, eppure ben più diretto ed efficace del linguaggio parlato. Questo è un dato di fatto, non c’è nulla di elitario. L’educarsi (non fraintendermi “educazione” o nn ne usciremo mai… ) a respingere le vaccate della televisione e a farsi una testa con i propri mezzi mi pare un’ottima cosa, se poi è una cosa che finiscono per fare in pochi (perché è così che va), non significa che “elitario” abbia un’accezione snob, t sembra?
    E cmq gli ArEa si sono sciolti definitivamente nel ’99 (l’ultimo disco è del ’97)… ma la tua era una battuta, ho capito ;)…

  • inconsapevole  Il gennaio 19, 2004 alle 1:34 am

    malacà,
    segue la risposta del maestro da uccidere:

    e dunque mi tocca incrociare le spade con una voce presuntuosa e saccente. per tacere della precarietà sintattica cui affida le sue rivelazioni. ma il rischio, intrinseco a ogni tentativo di rispondere con qualche pretesa di intelligenza a un cumulo di reboanti sciocchezze, è troppo seducente perchè non valga per me la pena di correrlo.

    e dunque, malacarne, sui contenuti: il sordido tritume che riempie gli spazi che descrivi, il maledettismo di cui, compiaciuto, palli il tuo personaggio, la riduzione della realtà a tua proiezione sforzatamente ingigantita, la rivendicata distanza da ogni condiviso codice etico e insieme il manicheo, moralistico distinguere, nel mondo, tra vittime e carnefici, tra anime sensibili e maschere dell’indifferenza, sono segni indubitabili del fatto che il vero romantico sei tu. e addirittura lo rivendichi, povero titano ritardatario e in sedicesimo.

    ora sul modo, amico mio: la distinzione che proponi tra prosa d’invenzione e poesia, è contraddittoria e puerile. contraddittoria perchè quelle prose frammentarie e balbettanti di cui riempi il tuo blog, scontano palesemente un sovraccarico metaforico e un conato di versificazione che, senza accedere ad alcuna apprezzabile ritmicità, pure rivela l’ ambizione all’ icasticità poetica. è cosa tanto evidente da essere stata notata da non pochi dei tuoi interlocutori; puerile giacchè separa l’inseparabile: la poesia è ritmo e selezione lessicale e altrettanto lo è la prosa. quest’ultima, semmai, consente non una comprensione della realtà negata alla prima – come tu credi – ma un’illustrazione di quella realtà medesima che, in poesia, resta intuita. Ma entrambe sono atti di attenzione verso il mondo, fosse pure per rifiutarlo. il poeta solipsistico e il prosatore innalzato invece a testimone del tempo, sono immagini mitiche e senza senso. sfoglia un buon manuale di storia letteraria e sarai in grado di rendertene conto anche tu.

    se dunque veicola un senso la prosa, altrettanto può fare la poesia. entrambe muovono da un contenuto, che è una certa visione delle cose combinata ora con un evento, ora con un luogo, ora con un personaggio, ora con una somma di tutto ciò. se tali contenuti si realizzano in una forma espressiva conveniente e congrua, si dà luogo a un’opera d’arte. sul piano estetico, non conta se le idee proposte convicano o meno. interessa il modo con cui sono presentate. il canto notturno è una dolorosa professione di nichilismo che un credente come me non può che rigettare, ma resta un capolavoro assoluto; il nome della rosa dà del medioevo un’immagine storiograficamente improponibile ma è un romanzo di rara forza narrativa. sul piano etico, ideologico o, alla fine spirituale, le differenze contano.

    nulla dirò dei giudizi che inanelli su omero, gli autori palatini, dante, boccaccio, leopardi e manzoni. me lo impedisce il senso del ridicolo e il fatto che le lezioni di storia letteraria le rendo all’università. studia amico mio, studia. e tanto.

    quanto al maestro da uccidere, all’acne e all’acmè, "contemplare il sentimento" significa nient’altro che distanziarsi dall’oggetto per vederlo e ritrarlo. senza questo gesto, all’autore non resta che l’adolescenziale autoconfessione: sincera, interessante. ma senza approdi di arte. la tua adolescenziale, acneica autoconfessione. il maestro dunque vive e soprattutto, ride.

    certo, mi toccano le tue vicende. ma molto meno il fatto che, non uscendo dal loro confine, le usuri e le sfrutti. diventano retorica, vecchia retorica: della trasgressione, del carcere, del vino e della droga. io preferisco i poeti puliti e pettinati – montale era un gran borghese "perbene"- che le inquietudini e i drammi li hanno nell’anima. veri e senza pose.

    il proconsole

  • Ameleht  Il gennaio 19, 2004 alle 3:00 am

    oh, cristo

  • lefty333boy  Il gennaio 19, 2004 alle 3:05 am

    SPAGHETTI ALLA GENOVESE Per 4 persone occorrono: 350 gr. spaghetti fini. 6 filetti di acciughe salate. Mezzo peperone giallo. Un piccolo cucchiaio di capperi sotto sale. Uno spicchio d’aglio. Olio di oliva extra vergine. Un pochino di peperoncino. Preparazione Facile Difficile Difficilissima Mettere in una padella l’aglio intero, l’olio, i filetti di acciuga spezzettati, il peperone e i capperi tritati e fare rosolare il tutto fino a che i filetti di acciuga siano sciolti. Aggiungere un poco di peperoncino. Nel frattempo cuocere gli spaghetti al dente in acqua poco salata, scolarli e versarli nella padella del sugo contemporaneamente al prezzemolo tritato finemente. Fare saltare il tutto perchè gli spaghetti si condiscano bene e servirli caldi. E’ un piatto che fa diventare arzilli e mette il buon umore.

  • anonimo  Il gennaio 19, 2004 alle 10:05 am

    Minkia raga, ma come cippa parlate?! Boja faus, a me mi piaceva di più quando facevate più i simpa. Adesso non fate altro ke spatarrare lezioni di linguistica a destra e a manka. Io cerkavo il porno e qui si parla di poesia. Ke skifo. Mica c’ho tempo da perdere con queste kazzate! ;)))

  • regulus21  Il gennaio 19, 2004 alle 2:17 PM

    Anfatti, meglio che non te lo dico come parlano questi.E saenti, mica vogliamo menarcela con queste cose, che per me è meglio un pantalone di Cavalli che una scarpetta di Prada!Sììì, facciamo shopping su via Etnea, che Benetton è sempre aperto!Tivvubbì!Se non puoi convincerli, confondili.

  • malacarne  Il gennaio 19, 2004 alle 2:37 PM

    farfallina chiudi gli occhi, stiamo in piena battaglia di ossa;) per il proconsolo : per me è molto grande invece la tentazione di asserire che dai luoghi dell’ istituzione ( culturale , in questo caso) in seno alla quale hai immediatamente avvertito la necessità di collocarti , muovono per lo più istanze autoritarie e sclerotizzata incapacità di lettura del contemporaneo, dato che non hai un manuale di riferimento che ti dica come leggermi (ed io ingenuo che pensavo di averlo dato) , non riesci a collocarmi. Ma dal momento che sono saccente ed anche impertinente provo a risponderti nonostante il giro di vite autoritario. Comincio con la difesa del Porno: sulla precarità sintattica: fai bene a tacere, perché mostreresti di sconoscere lo stile parcellare. Avrei dovuto fare una premessa che di per sé rende superflua la mia risposta: tu hai letto qualche riga di Porno come se fosse un testo con finalità letterarie , cosa che non è – e l’ho sempre sostenuto – ma dato che hai spostato su questo piano la discussione, cedo al gioco. Permettendomi di farti notare che un’analisi contenutistica col fine di emettere gioudizi di valore ( il tuo passiamo ai contenuti) è illecito se leggi Porno come un testo letterario. I temi , i contenuti di un’opera sono insindacabili, se mi leggi come un ‘opera ( non era il mio scopo) non puoi più emettere giudizi di valore su quel versante , ma solo sulla coerenza interna , strutturale, etc. (ho l’impressione che tu insegni geologia , comunque). Ma dato che hai spostato contraddittoriamente su questo piano la discussione, cedo al gioco. Sullo sfondo e il mio modo di fotografarlo (il sordido tritume che riempie gli spazi), è la realtà che vedo e seleziono, il fatto che tu la sconosca e la consideri una invenzione , rafforza la mia convinzione che sia necessario continuare, prima che qualcuno arrivi a negare anche l’esistenza del carcere. Sul maledettismo ( il maledettismo di cui, compiaciuto, palli il tuo personaggio ) . Se mi avessi letto sapresti che ho perfetta coscienza che i primi fuorno geni, i secondi epigoni, e gli ultimi (in ordine di tempo) sembrano il kitsch , perché (l’ho ripetuto un post sì ed uno no, ma purtroppo tu non sai interpretare) “accadono sempre le stesse cose, ma sempre più parodistiche” . G. ferito, ora è solo ubriaco, (in questo post) . Leggi il post 7.5 , dove mi chiedo :” è la stagione buona quest’ inferno?
    e poi aggiungo , in francese , non a caso, ” ecco la mia stagione all’inferno, degradatissima, senza colpo di pistola”. E’ una chiarissma presa di distanza dagli aspetti titanici del maledettismo , la stagione all’inferno forse non è quella buona, è degradata, si rischia di farne una posa, ed è senza colpo di pistola (quello di Verlaine contro Rimbaud a Brussels, che segna la fine della stagione all’inferno). Difatti tutte le volte che devo raccontare una mia esperienza già raccontata da uno di questi “maledetti” lascio la parola a lui, omaggio e insieme distanza ( vedi il testo su Firenze, lasciato alle parole di Campana, o quello 5.1 lasciato a quelle di Genet, dove lascio capire chiaramente il rischio di sembrare cloni solo perché ho vissuto esperienze simili alle sue, e allora tanto vale lasciargli la parola). ho ancora da smontare altre parti del tuo giudizio , ma già mi sto annoiando. Mi sforzo: Sull’amoralità
    la rivendicata distanza da ogni condiviso codice etico . E’ falsissimo , non faccio altro che testimoniare una visione morale personale perfettamente consapevole che anche la mia è una gabbia e che “esistono regole non scritte ” (leggi Soldato. c.a.r. ) . Il tuo contraddittorio e insieme il manicheo, moralistico distinguere, nel mondo, tra vittime e carnefici, tra anime sensibili e maschere dell’indifferenza, sono segni indubitabili del fatto che il vero romantico sei tu. Minchiate, leggi 12.3 e 12.4 dove mostro il rovesciamento fra vittima e assassino, come l’assassino sia spesso stato coltivato, dove ho persino preso le parti di Giuseppe Pelosi! ho dato voce ad un assassino, perché fosse chiaro che infondo il confine è molto labile. per ora ci siamo annoiati abbastanza… ma sei sicuro che non insegni geografia?

  • malacarne  Il gennaio 19, 2004 alle 2:40 PM

    Regulus, lys eheh , lo so che perdo tempo , ma almeno che gli sia chiaro che so quel che faccio: ))

  • Dankan  Il gennaio 19, 2004 alle 2:57 PM

    Toc toc, è permesso?? sono tornato!!!!!! :))

  • Ameleht  Il gennaio 19, 2004 alle 3:25 PM

    bella raga

  • anonimo  Il gennaio 19, 2004 alle 7:48 PM

    l’apologeta di se stesso è presuntuoso e confuso quanto l’autore. null’altro aggiungo a quanto ho scritto giacchè nulla hai smentito.
    ma – te lo riconosco- sei un polemista almeno volenteroso. e un apprezzabile inventore di frasi a effetto. prova con la pubblicità.

    geologicamente – o geograficamente – tuo proconsole

  • malacarne  Il gennaio 19, 2004 alle 8:00 PM

    amletuzzu, viri chi burdellu ca facisti ihihih:)) in realtà non ho finito… inconsapevole , dato che per il tuo maestro è uguale ti invio un messaggio in poesia eheeh (poi rispondo alla seconda parte). uccidi ogni maestro e tutti i padri che sorga , immensa, si erga questa pira catasta di manuali di maiali ardano in coro con le loro croci le loro voci brucino. assisteremo al rogo senza l’ ira che siano asciutti i nostri occhi ladri quando ergeremo il tumulo nefasto di queste loro lingue morte e truci che imparino da soli i nostri occhi quello che è solo fumo quello che sono LUCI. ehehe è abbastanza…come dire… ritmica;))?

  • klingsor  Il gennaio 19, 2004 alle 8:27 PM

    http://www.forumfree.net/?c=13416
    fratellino e friends, dato un occhio a questa poesia in forma di forum…

  • malacarne  Il gennaio 19, 2004 alle 8:45 PM

    ciauu sorellina, ma che è sto coso? possono lasciare commenti solo gli uomini? e bisonga farsi vedere il cazzo in cam per accertarsi del sesso dei partecipanti al forum? boh? ora passo su camp:))

  • klingsor  Il gennaio 19, 2004 alle 8:59 PM

    se leggi bene i commenti sui gay trovi spunti interessanti fratellino… 🙂

  • Ameleht  Il gennaio 19, 2004 alle 9:52 PM

    eheheh… vi’ ca un t’u mannavu ‘i… (il mondo è pieno di proconsoli, dovevi aspettartene uno, prima o poi… )

  • malacarne  Il gennaio 20, 2004 alle 12:29 am

    Amletuzzu ma a cu voli fari scantari st’arrusazzu di du lira ricennu ca insigna chissu a scola, ecco picchì nesciunu tutti scimuniti di l’univerità ahaha

    seguendo la natura che gli è propria esprime giudizi preconcetti senza avermi letto, e difatti si aspettava che lo confutassi facendo un’apologia della trasgressione della droga e del maledettismo, quando non faccio altro che scrivere: all the drugs in this world can’t save u from yourself, quando critico la trasgressione come elemento borghese solidale ai fini di controllo del sistema, quando ho sempre preso le distanze dall’amoralismo sadiano o dal maledettismo da centopagine millelire…
    poi estrapola da una nostra chiacchierata due frasi e pensa che io stia facendo critica letteraria o voglia rimettere in gioco la questione omerica, quando , se fosse un professore, anche delle scuole medie , dovrebbe sapere la differenza, almeno , fra le seguenti frasi:
    l’epos omerico non è poesia , perché l’epos è collettivo (che è un’ asserzione autoritaria , come le fa lui) e le mie frasi: …l’epos greco omerico (è già poesia? per me no, perchè l’epos è collettivo, le “poesie” dell’antologia palatina (è già poesia? per me no, quelle erano una sorta di musica) che non sono asserzioni assolute, ma domande cui segue un modesto punto di vista (per me no). Frasi che suggeriscono come la penso io, e aspettano che tu, ameleht, mi confuti , esprimi il tuo dubbio e le tue verità, a tua volta, perchè il dialogo proceda e per riaggiustamenti progressivi si arrivi ad approfondire. In pratica il dialogo maieutico, come abbiamo fatto per le questioni morali sul tuo blog, ma a lui interessano solo assoluti categorici (falsi, come sempre).
    Tipo: la poesia è ritmo e selezione lessicale e altrettanto lo è la prosa . Ovviamente questa frase dimostra che la sua visione è fottutamente romantica, e incompleta, perché appunto limita la letteratura a un fatto di lingua , l’arte per l’arte (la celeberrima autotelia:) (bisogna ripetere una parola 17 volte in contesti diversi per memorizzarla lo sapevi?ehehe;)). Dato che tutti recentemente, te incluso assimilano la letteratura alle altre forne di arte, la musica , la fotografia, la pittura etc. (e difatti, contrariamente a quanto faccio io, postate cose di vario tipo), io non posso che fare un passo indietro, e , lungi dal dire che per me la letteratura non è un oggetto di pura contemplazione Estetica dico: la mia non è letteratura, allora. Non mi interessano patenti di nobiltà. Se per i più la letteratura è fine a se stessa , affine in questo alla musica, non posso che rifiutare questa nozione (stavo sempre parlando della nozione, ecco perché non ci siamo capiti sulla questione) definendola, sbrigativamente, poesia e dando un’altro nome, modesto, di scrittura o Prosa a ciò che sto facendo io, meglio, trattandosi , per lo più, di un’autobiografia, ho parlato ad nauseam di “testimonianza”, cercando di sgombrare il campo a compiacimenti e velleità artistico-solipsistiche.

    Secondo sto signore (la prosa e la poesia) muovono da un contenuto, che è una certa visione delle cose combinata ora con un evento, ora con un luogo, ora con un personaggio, ora con una somma di tutto ciò. se tali contenuti si realizzano in una forma espressiva conveniente e congrua, si dà luogo a un’opera d’arte. sul piano estetico, non conta se le idee proposte convicano o meno. interessa il modo con cui sono presentate. Ora è proprio il pericolo di una lettura estetica che io volevo scongiurare, perché l’istanza che muove Porno è etico, e ideologico. Questo non significa che io sappia, come sembra sapere lui dato che usa parametrici romantici, che cosa è l’opera d’arte, se però l’opera d’arte è quella che dice lui (giusto equilibrio fra contenuto e forma con cui viene espresso) , la mia non è opera d’arte. Peraltro ci sarebbe da discutere su cosa significhi “una forma conveniente e congrua”. Dato che le forme sono mutevoli, ciò che per un’epoca è inaccettabile, diviene norma in un’altra. Perlatro, ad esempio, non sempre i diari personali sono stati considerati appartenenti alla letteratura, dunque persino l’oggetto stesso della nostra analisi (cosa è letteratura , cosa non lo è più) è mutevole. (Se fosse arrivato a leggere il sottotitolo, avrebbe scoperto che questo è appunto il diario di un prostituto, sarebbe già ai confini della letteratura anche se avessi inteso farla, e non era mia intenzione, ribadisco). Non ho mai detto di essere uno scrittore (che è uno che scrive. Verbo intransitivo), ma al massimo uno scrivente , uno che ha delle cose da dire. Che sfrutti tutti i mezzi a mia disposizione per farlo, non autorizza nessuno a darmi dell’autore, nè a considerarmi un personaggio, cosa fastidiosissima, perchè , l’ho scritto da qualche parte: il mondo è duro e gode solo se muoio, voglio dire che se fai finta che io sia un personaggio, puoi leggere tutto come un brutto o bel pezzo di letteratura, e te ne fotti ampiamente dei messaggi etici (non normativi o moralistici, la mia propria visione etica in quanto uomo) che voglio suggerire e di quello che mi accade tutti i giorni. La mia IDEOLOGIA. E’ molto furbo vedermi come un personaggio , ecco perché m’incazzo, è un modo comodo per esimersi dal confrontarsi con la mia esperienza e rifugiarsi nella paraculaggine della poesia borghese. Come vedi, amletuccio, (e chiunque sia arrivato fin qui , a leggere, questo fra me e il proficonsole è uno scontro ideologico, non è masturbazione cerebrale a fini estetici.
    un abbraccio e… grazie per il corsivo , è fighissimo

  • anonimo  Il gennaio 20, 2004 alle 2:18 am

    Ma la forza delle emozioni, come si misura? In base al piacere o al dolore che esse procurano? E chi conosce veramente quale sia la differenza fra amicizia, attrazione, voler bene, amore e passione? Ed i confini tra queste sensazioni ed emozioni come devono essere letti? Quanto sono vicini, sottili, questi confini? Oppure quanto sono distanti e inaccessibili? E le parole a cosa servono? A limitarne le estensioni? Perché vogliamo sempre dare un nome a quello che proviamo e sentiamo nell’anima? A volte le parole servono, ma spesso sono limitative e formano dei contorni che restringono il pensiero ed impediscono qualsiasi variazione o sfumatura di colore… LEFTY AL LAVORO— ASPETTAMI COZZE ARRIVO…con un nuovo post…

    anonimo (http://lefty al lavoro) alle 02:16 del 20 gennaio, 2004

  • Ameleht  Il gennaio 20, 2004 alle 2:12 PM

    eheh…. non c’è di che, malacarnù…

  • malacarne  Il gennaio 20, 2004 alle 3:21 PM

    ops fratuzzu beddu ho dimenticato di avvertirti che il fiume qua sotto non era per te , era fatto per annegare altri eheeheh, spero che non te lo sia letto tutto, mischinu u fratuzzu scusa:)))eheh

  • Ameleht  Il gennaio 20, 2004 alle 4:02 PM

    troppo tardi, l’ho letto tutto! Eheheh…. io, nei limiti di tempo (non posso stare a leggere tutti i 250 commenti ogni volta sul blog del fratuzzu lefty…) leggo sempre tutto… e poi questo dibattito è interessante dal punto di vista del confronto così “dispari” (non “impari”; proprio “dispari”), fra te e il proconsole… sono due pianeti lontanissimi

  • regulus21  Il gennaio 21, 2004 alle 4:30 PM

    Tranquillo, mi tratterò bene. Intanto mi sono fatto un sacco di risate pensando ai pinnuloni e agli emicrania… cioè, pensare che noi maschi siamo catalogati così, mi fa proprio ridere! 🙂

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