Archivi del mese: giugno 2004

nulla, mi chiama sto tipo – Giovanni di Napoli, bella voce ricordo che ci aveva pure una mazza- e niente ci vado all’aria di servizio, che poi io ricordavo un camio azzurro e lui mi richiama quando ormai son lì e penso che se n’è andato e dice sto nel camion rosso io ti vedo da qui, ci aveva le tendine tirate, io vado verso il camion e mi ricordavo sto Giovanni smilzo e figo e col cazzone, arrivo e vedo solo la sua mano che scosta la tendina e poi apre la sicura del portellone io salgo , al buio che ha staccato la lucetta dell’abitacolo e poi chiudo il portellone e solo allora realizzo che Giovanni il napoletano che mi aspetto io ci ha il suo camion di proprietà e che non lavora per qualche compagnia e dunque appena realizzo subito vedo il tipo nudo col cazzo duro ed un pancione che per circumnavigarlo ci vogliono ottanta giorni…

-cazzo non mi dire che non era lui!

– infatti era un’altro giovanni di napoli, o meglio era un camionista di Napoli che oramai si fanno tutti chiamare Giovanni e si passano il mio numero col biricchino…

-il baracchino?

ecco quel coso, comunque oramai son lì e me lo faccio- bel cazzo anche lui, ma non l’ho voluto addosso, mi pestava come una sarda, a spegni candela me lo son fatto..

-gratis?

-che dovevo fare’ ne avevamo già parlato per telefono, mi ha preso alla sprovvista, effetto sorpresa.

-si sarà divertito.

-vuoi mettere? una strafiga come me.

-una volta io sono salito sul camion dell’amia

-da munnizza?

-esatto due netturbini in viale- bonissimi- carricano la munnizza, e babbiano con me, che fai ce lo fai? niente ci salgo, le tute sporche che non ti dico- o fantasma quello del film portoghese ci hai presente?

– ah sì l’ho visto al Lubitsch, bonissimo.

-ecco mi intisi tutto u fantasma fetisch-fituso.

-sei prorpio malato, ed io pensavo di avere toccato IL FONDO…

-il fondo è senza fondo , l’universo è solo una sfera.

-se si fa stare bene vedila così.

si avvicina un pegeot con il vecchio troione dell’altra sera. Gianfleur e Nico esitano poi all’unisono: Malacà vuoi andare tu?

non mi ha fatto esaurire sta cosa fitusa l’altra notte, per me può stare e può stagnare.

vado io – fa Gianfleur e sale in macchina.

Nico, una curiosità, domando – ma almeno i guanti se li erano tolti quei due dell’Amia ?

Mi guarda e ride.

0. due travestiti sudati alzano le braccia al cielo e – nella loro danse macabre – si apre l’inferno nell’incavo delle loro ascelle (sciacalli e arabi).

1. così che navighiamo nella valle fluida di cielo. nuvole e onde sonore, troppo sole dentro – bruciamo di clorofilla (tutto questo è solo un problema di NORMALITA’).

2. tutte le grandi parole confinano col silenzio.

(sarebbe meno deleterio disquisire sulle qualità strutturali del collo-piede di Totti o della sua salivazione, in fin dei conti, mi si dice, anch’ IO (?) sono normale).

3. il disastro comincia ora:

scusa – una domanda- IO chi?

4. Palermo, ieri notte. arriviamo come un vento di tramonto davanti le porte del Gorky – non so se si chiami ancora così, la parola riveste una cosa che sfugge o amebica ingloba.

5. fatti come ruote di carretto siciliano . apro bocca sputo al cielo la mia normalità: mi sento UGUALE.

6. essere normale è così facile quando in vena ti scorre chimica e assenza (più la seconda). in fondo bisogna essere tolleranti con la prostituzione mentale: questo ci rende assolutamente normali.

7. immagino sia il ricordo di un’assenza valutata troppe volte come ineluttabile – quella volta h* perso un treno non per PROPRIO volere e l’unica persona che () attendeva alla stazione di destinazione , è andata via , pensando che semplicemente AVESS* DIMENTICATO.

d’ora in poi nessuno sarà lì ad aspettarCi: ma infondo ciò che viene mi conviene. ciò che si dà mi si confà.

e bisogna immaginare sisifo felice.

8. e l’attesa comincia quando non c’è più nulla d’attendere. ecco il disastro.

(Blanc chaud , ce désastre metamorphose)

9. poi comincia la solita musica da discoteca gay terzomondista, un po’ di eh-lamico-ciarlibraun e carnascialate vintage , urla spicherate trasgressive siate trasgressive come una checca che infila quindicenne la vestaglia rosa a fiori di mamma sfilata all’armadio mentre lei va a fare la spesa. siate assolutamente VOI STESSI COME UN REALITI SCIò siate come siete fingendo di non indossare una maschera.

10. le sfilate di tre cugine di campagna vestite come britney spears o jennifer lopez (excuse-me is it true what they say about boys that come home alone friday afther friday?) ginsetti pagliettati sfrangiati aderentissimi- guaina su gambette anoressiche , cappello sulle ventitrè, nastri pagliefieno sono i colori del Brazil olè aò. camicia sagomata con scritta glitterata RICH, poi borsetta finto-cavalli presa nuova di seconda mano al guardaroba di sorella maggiore

11. (poi si è saputa la verità: l’aveva comprata al mercato – in un banchetto di scampoli e usato) -non è un amore? chiede lei-lui sorridendo felice di essere vistosa , la sciantosa con un’idea di Sè.

– sì, rispondo, è proprio l’amore questo (roba di mercatino dell’usato, tutto frusto liso usurato – di seconda mano, e poi segretamente faceva i pompini con ingoio allo zio cinquantenne, quando aveva dieci anni, mentre la mamma era a fare la spesa, fu allora che cominciò a mettere la vestaglia a fiori)

12. poi il pescivendolo del borgo che si arrampicava sugli alberi nel parco della favorita e che faceva i “fermi” a quindici anni ai froci al mare a barcarello, con tanto di coltellino-temperino, i suoi denti guasti sgomentano.

dopo aver tanto rapinato le froce e smarchettato un bel giorno decide che “parrucca è bello” e così ora s’annaca su tacchi a spillo stivalati riccia come lattuga di mare imparruccata- voglia di strage, truccata come un 24 pollici- voglia di strage- felice di esserci sorride coi denti marci, alita calcutta- mi saluta come fossi NORMALE – altri a giro sorridono – e Qualcuno – lo sento- ha VOGLIA DI UN PORCODDIO DI STRAGE CHE STERILIZZI FINALMENTE IL PIANETA- (se solo tu venissi tribunale invisibile, a giudicare questi morti) saluto mentre la musica b-side di qualche singolo house di dieci -venti anni fa scaricato da internet viene infilato dal dj nel lettore, le froce godono e si sentono trendissime – e Qualcuno (Io?) vorrebbe solo essere NORMALE COME LORO (mento, in realtà mi diverte lo zoo- sono molto più cattivo di così).

13. lo spicher annuncia lo sciò, Greg e Cilì che fanno un po’ di mimica pseudosadomaso, lui pare il trans de “lo sguardo dell’altro” che forse è un film di bigas luna, io MI SENTO ASSOLUTAMENTE NORMALE- ho bevuto abbastanza, un po’ di droga am-morbidisce – Mauro mi guarda sorride e dice ha bisogno d’aria scappiamo cazzo è ci è pure la malata terminale che si trucca sempre uguale vedo scheletri ballare come nel video dei chemicolbroders , il fatto è che è finito tutto l’effetto dell’armamentario psicotropo del divertimento ed ora vedo con sguardo VIVO.

14. io ed il mio alter-nego FUORI assolutamente Anormali- e sono nel dehors (ode a Foucault) a respirare l’aria buona di benzene e catalizzato, meglio direttamente essere risolutamente Sbagliato- voglia di strage- io non sono normale . io non sono normale- mauro mette le mani una dietro l’altra pollice ed indice a pistola e con la mitraglietta virtuale elimina il problema alla radice: essere gay a palermo è una malattia – dice- essere gay nel sud del mondo è una malattia. ed ogni volta che metti un tacco tu autorizzi la strage.

15. per fortuna c’è l’aids.

16. nel fuori è la notte, il silenzio, l’approssimazione infinita all’indicibile e poi di nuovo l’altra Notte inconciliabile.

17. Io sono l’alterità assoluta e ciò che non puoi assimilare.

17.0 EGLI è l’alterità assoluta non concettualizzabile: io è l’altra notte.

fomentare diluvi incessanti e inutili , innocui:

io sono il mare e l’angelo della disperazione.

poi riprende la parola e parla e dice:

Palermo piove Рaltrimenti non avrei scritto Рio mi accorgo che quello che sono ̬ sonno e notte e macerie bagnate di sborra: godo.

L’altra notte. lui mi chiama e dice che l’amore e altre psicosi – sostanze stupefacenti sedicenti naturali – quanta sete che hai di me fratello, ti compiango – povero cristo-

impossibile: il disastro è nelle vene,la lingua incespica- vorrei con una lunga penna blu-cobalto di pavone dio narciso sfregiare la faccia del mondo. ridisegnarla a mia immagine e somiglianza: ossia catastrofe.

invece infilo la lingua in recessi e cerchietti in profondità godo silenzio arcobaleno – mareggiare lento io-risacca sgorgare seme e apocalisse e

ricominciamento io-isola.

se solo tu venissi tribunale invisibile.