Archivi del mese: maggio 2005

niente da perdere, solo la fame.

Anversa, la falba luce oltre l’orizzonte del parco e’ atroce, grida il  martirio di respirare.

 poche le auto, e’ notte fonda; stiamo aspettando di lavorare, un vecchio frocio mi ha dato appuntamento; chissa’ se verra’;

 ma ci sono più marchette che clienti , questi ragazzi arabi conoscono il tempo

come me;

 come dio

quando la luce atroce tergiversa, e poi squillano le sirene nella strada dove stiamo aspettando, 

due camionette della polizia scoppiano di luci blu e feriscono il cuore.

una da destra, contromano, l’altra da sinistra sparatissima, si piazza davanti a noi ed esce la Legge ,

questa figlia troia di avvocati, simile al niente, la legge che e’ sempre e solo buona e giusta per i potenti, figlia del Potere, perentoria

finche’ non cambiano i regimi ed i criminali di oggi saranno eroi domani

(se solo tu venissi tribunale invisibile)

noi stiamo immoti a vedere la legge scendere a patti con i suoi fantasmi;

il poliziotto con faccia di cane biondo spara parole che sembrano domande in nederlandese,

ik sprek geen nederlands dico,

niente da fare,

sorry, i don’t speak nederlands

continua, più cattivo che mai, a scirinare ordini che ci vogliono sorvegliare, che ci vogliono punire.

il sudamericano insieme a me e JC traduce un po’ per noi, che il poliziotto vuole documenti, certo, e sapere che facciamo qui, ché ci deve ordinare  che qui non ci si puo’ prostituire e cose cosi’, sempre le stesse,

mi rivolge la parola e provo a parlargli in tedesco, evito il francese perche’  ad Anversa un cane poliziotto ti mette dentro se gli parli in francese.

aspettiamo un’ora e mezza che facciano i controlli;

jC mi sorride,

"niente da perdere, in fondo, se ci mettono dentro, solo la fame" mi dice;

e poi per salvare il tempo lui comincia a raccontare:

da bambino litigavo coi miei fratelli per le scatole di tonno vuote, le prendevamo dall’immondizia dei vicini,

ci mettevamo dentro il riso , e allora anche la fame  aveva il gusto di olio di oliva e pesce

gli ulivi in Ecuador non ci sono, se ho capito bene;

e stavamo su una casa sopra l’acqua, che con la pioggia si sfondava il tetto di fogli di banano,

che’ mio padre non ci aveva la terra e allora costrui’ la casa sullo stagno, che non era di nessuno.

e cosi’ mentre lui salva il tempo a raccontare, la legge , questa troia senza pudore, lo perde controllare,

 sorvegliare

punire

( se solo tu venissi o tribunale invisibile)

I

per questo olocausto espiatorio adornero’ il mio corpo di un balsamo in ghirlande

ho fatto un patto con la prostituzione al fine di disseminare disordine nelle famiglie

Col suo abito bianco a strascico nel sangue

col suo abito a strascico nel sangue

luna mater dolorosa

ho sete insaziata di infinito

e sulla lapide  queste parole:

non pregate per lui, qui giace un giovane morto di luce 

finche’ mi strappa al sonno bussando alla porta

bruxelles, interno notte

io sono definitivamente la pellicola equorea che scivola sopra la mia pelle; il corpo nudo allo specchio di fronte alla doccia lento si copre di condensa, svapora, sublima

bruxelles, interno notte, stanza da bagno di un cliente.

poi il tipo bussa alla porta e mi vesto della mia pelle, riconosco il corpo allo specchio essere il mio, per accertarmene passo una mano sulla superficie annebbiata, ed io riappaio,

 il cliente entra e chiede ça va? io intuisco che sono rimasto un tempo sospetto dentro il bagno.

ça va, mento, non riuscivo a togliermi le tracce di sperma dal corpo;

la verità é che non vedevo alcuna necessità di riprendermi la mia mala carne

essere dio é cosi’ difficile a volte

 essere una pellicola equorea sofisticatissima che scivola e ricopre la pelle di me stesso questo enigma

questo enigma che lento trafigge le vene d’ombra

 le vene d’ombra come dio

cosi’ facile

Taxi per place Rouppe, il tassista non lo ricordo, forse non c’é alcun tassista

fantasmi, forse neanche il taxi e’ vero, e la piazza, e questa strada

 bruxelles esterno notte

l’ombra ha scelto me io lei , lungo il boulevard d’anspach lungo e infinito,

 sono dentro un tunnel solo pensato,

solo sognato

per sempre

finche’ la porta si apre ed entra la realtà 

E TU, come mi somigli

o apocalisse

1.apro gli occhi, piccolo flat semimobilio stile giovane leggero anonimo, odore di biscotti da un euro cinquanta centesimi se comprati al naitsciop senno’ altrimenti 70 centesimi al discount ma non ci ho tempo la mattina dormo il pomeriggio sauna palestra , odore di biscotti inzuppati nel te’ non ricordo il nome forse carmelitane o altri nomi di suore, non ci ho tempo devo vivere.

2.sara’ che stamani la luce era la stessa, ecco perche’ solo ora lo ricordo: piccolo flat _studio_ kot, tanti nomi per dire la stessa insignificante stanza : il tipo e’ in bagno quando esce scorgo un viso che mi pare di aver visto gia’, probabilmente ieri notte prima di dormirci insieme.

3. apro gli occhi: conserverei la sensazione di vuoto pulito galvanizzandola affinche’ duri e nel perdurare si sostituisca ai sentimenti.Questi sconosciuti

4.ieri sveglio alle 12 doccia, ore 13 alla porta le bariste della sauna, vestiti da suora_ cardinale_papa_curato di campagna, un incubo di cocaina e speed sciolto nel martini , pane e philadelphia tutto il mio monolocale_studio_kot_flat si frantuma in una scena di transpotting e mi faccio due tiri di canna solo perche’ sono educato e poi tutti quanti alla gay-pride ore 14 a distribuire volantini flyers della sauna e poi mi ingollo birra sopra il carro del "b_coz" e ballo in canotta sotto la  pioggia e sono assolutamente contemporaneo alle ore 16.35 torno a casa devo pisciare di nuovo poi prendo la sacca con l’olio e il cd e vado in sauna ore 17.05 il proprietario mi telefona, c’e’ un cliente che ha prenotato, pigliala in culo, ore 17.10 inizio; 6 massaggi da mezz’ora, non  consecutivi, alle 21.30 sono in asciugamano dentro la sauna secca quasi dormo, troppo fumo , hanno buttato troppa acqua sulle pietre, salteranno i fusibili, sticazzi,

5.torno a casa 22.50 come viviamo ora il circuit il circus ; il circo di periferia, chiudo gli occhi, mi addormento forse o solo sogno , bussano alla porta,  una suora un curato un papa , andiamo in discoteca in discoteca in discoteca , che ore sono sono l’una ho dormito va bene, vestito di canotta e pantalone con cui ho dormito gli stessi con cui ballai sotto la pioggia, giubotto di pelle tipo arabo che mi ha regalato bobby di ritorno dagli Usa, andiamo; impossibile entrare, troppa fila, ripieghiamo sul b coz stracolmo, balliamo sopra il palchetto, poi sul bancone, togliamo la t-shirt on n’a rien a foutre on est jeune on est fou on est l’ambiance, ore 03.25 esco da li’ vado allo slave incontro bobby

6. I can’t explain what i feel, I’m just trying to be the dream I had of myself

7. I’m so sorry