Archivi del mese: maggio 2007

La penultima confessione.
 
Il miracolo di luce azzurra, la croce al neon al sommo della chiesa. Mi parla e dice: vieni nella casa del Signore. Io l’ascolto, sono ancora un ragazzino, bevo il cielo dalla pozzanghere.
Il miracolo di luce al neon a forma di croce, rinnova un po’ di calvario, mi dice: sono il dolore.
Sulla soglia della chiesa, odore d’incenso, trepido come sposo. Mi confesso dei miei peccati con un uomo dalla pelle grigia, e lui mi chiede sempre più particolari.
Quando cerco il dio nelle cose trovo sempre e soltanto un uomo.
Mi confesso secondo l’uso dei ragazzini, non da dietro la grata, ma inginocchiato davanti a lui.
Ti toccava ? mi chiede ansimando.
‘nca certo che mi toccava..
E preme la mia nuca sulla sua patta. Io scatto indietro, gli dico: credo solo all’inferno.
Tu sei il demonio. Biascica sbavando.
Ma lo seguo nel suo ufficio dietro la sagrestia, deve darmi un libretto novello, insiste, uno che mi salvi da Satana.
Io lo seguo per vedere l’altra faccia, quella vera, del miracolo.
E ti toccava lì?  mi dice sfiorando la patta, crollando esausto sul divano, come avesse lottato con tutti i mostri da cartone animato nella battaglia finale dell’ultima puntata, quando riappaiono tutti a vendicarsi, e stesse accettando la sconfitta. Ha chiuso la porta alle nostre spalle a chiave, alla scrivania un cassetto, rimescola, chiude, poi torna, si toglie le scarpe, si spoglia in fretta, e ti penetrava ? E ti ha costretto o tu l’hai incitato, con una certa .provocazione. E comincia a masturbarsi.
Io mi abbasso la cerniera e mostro il cazzo, mi masturbo lo faccio diventare ben duro. Glielo mostro.
Guardami sono dio , gli dico.
Sborra sui pantaloni. corre di nuovo al cassetto della scrivania, esce una lama. indietreggio, mi guardo intorno, ho lasciato il coltello a casa, cerco un’arma, ma poi lui si ributta sul divano e comincia a segnarsi delle croci sulla pianta dei piedi . sanguina. Fa penitenza anche tu, piange e prega, giro la chiave e sguscio fuori, per impedirmi di impiccarlo come quell’altro, che si ammazzino da soli ‘sti repressi, non valgono il buio che spargono. E mi urla non c’è posto nel regno dei cieli.
Sul sagrato, aria buona di tramontana. E la luce dei lampioni che si accendono.
La luce dei lampioni suggestiona, gialla avvolge la città in un alone.
Il miracolo è tutto qui.
 
 

é ancora calda la terra,

 l’asfalto della superstrada perimetrale fiuma fra le macerie e fuma d’oro

ecco eldorado di gomme esplose per il sole equatoriale e abbandonate ai cigli delle strade e poi il pattume sotto le palafitte covo di topi mutanti anfibi poi coi soldi ci metti su qualche quintale di terra

la circonvallazione Perimetrale torturata dai camion e senza sosta la città vomita merci dal Pacifico alla selva amazzonica e quanti uccelli bianchi ieri e tempesta di cavallette

troppo cielo

troppo cielo consumista

Guayaquil: nomi e cognomi delle nostre vittime

 Marco Darwin Satizábal  sulla pelle pergamena 53 anni di sole, strage di luce scuotendo vetri in franti, scuote il pattume e scava con mano nella collinetta.

 esco solo la notte, sono vecchio e i più giovani mi picchiano una palissa se frugo nello stesso cumulo di immondizie.

fra noi vecchi ci rispettiamo, veniamo dalla stessa fame; trovo comunque qualcosa e arrivo cosi’ a completare la settimana, aggiusto radio frigoriferi macchine del gas e tutto quel che é elettrico.

aluminio, cobre, plásticos, papeles, botellas de plástico, ropa, frutas y legumbres o algún aparato electrónico destartalado que sirva para venderlo como reciclaje.

Alberto Hilton Mina, fa la carrettera con un’auto sgangherata taxi clandestino ci porta dalla perimetrale a Sause 5 dove i viali sono più fioriti e la gente é povera ma con la pentola piena, poi prende un altro signore che fa il viaggio intero al contrario e per oggi ha da mangiare. 

Benito John Araujo: esco anch’io solo poco prima dell’alba perché c’é chi fa a pugni e poi esce fuori il cuchillo chuccia su puta madre por culpa de la basura. "Por eso mejor salgo de madrugada, cuando los más antiguos se hayan retirado, porque no me gustan los problemas, ellos chambean en la tarde".

Ellos sono i re dell’immondizia, una mafia

cercano alluminio rame plastica sedie rotte riparabili parti di apparati elettrici vetro e lo rivendono riempiono furgoncini. A noi restano i rimasugli di cibo frutta e verdura marcia e qualche pezzo ancora da vendere. 
Ho cinque figli e con questo ce la faccio a mantenerli anche solo riso e uova e quel che peschiamo nel "salado"

un chilo di latta costa dieci centesimi, alluminio rame e bronzo 50 al chilo carta di giornale tre centesimi carta bianca 10 una sedia di plastica rotta 60: oggi ho guadagnato 2dollari trenta ho comprato riso e un pezzetto di tonno e una cipolla e un pomodoro. 
que ricco ensebollato.

La roba que sta buona la lava mia moglie Maria Hilary Muñoz la vende ai pulgueros in centro. 

Don Billy José Assusto Castro viene coi suoi tre figli maschi guarda la casa di canna della madre di JC dice tracciando nell’aria il progetto la il bagno qui le stanze e dove ora c’é "la casa" che é poi la capanna tre per 5 diventa la sala da pranzo.

quattro giorni dopo mettono il tetto: la madre di JC piange: mi perdero’ da sola in questa casa: sono sola coi miei figli "a" Europa.

per lei Europa

é il nome di una città: come dire Eldorado.