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Ancora una mutazione: vorrei credere alla palingenesi, e che sono sacro e senza peccato pronto ancora  a scagliarmi

lapidario.

 o forse queste ombre dentro disegnano,

in ghirigori di grigiori, 

 solo variazioni di buio nel bosco.

Lond/on

so, switch on

lavo piatti a 5 pounds 35, e’ sempre lo stesso buio grigio umido fuori dalle vetrate del First-Out, all’ombra dei quaranta piani sfregiati del Central Point. Il tipo non mi riconosce subito, sara’ che avevo un pantalone militare e un gilet di pelle al nostro appointement, sara’ che stava pressocche’ tutto il tempo in ginocchio, aspettando di espiare un peccato  di cui tutto ignoro pulendo le mie scarpe da tennis.

La prossima volta metti le boots, mi dice, immagino intenda gli anfibi, dovrei comprarli in Camdem Town.

A Candem Town la parlata terrona e polentona di tipi con crestine multicolor e fighe fucsia al braccio che dicono, fingendo di ignorare che tutta la provincia italica si e’riversata qui per l’estate e dunque tutti dobbiamo sopportare le loro cazzate:

Londra e’ fastastika, puoi fare quel cazzo ke te pare, puoi non lavarti un mese e nessuno te dice gniente.

la tipa accanto a lui con capelli fucsia e cardigan infeltrito messo al rovescio, cioe’ abottonato dietro, gli risponde, girandogli le spalle: senti mi abbottoni che cio’ fredo…

I see it’s coming this fucking vacuum,

 when I loose my ego

just be ready for the huge vertigo

 

pagano a settimana, chiedo di fare piu’ ore al cafe’,

non ho lavorato molto, troppi italian students new in town popolano le riviste  gay e sti negri  ce l’hanno tutti 10 inches, porcodio, non voglio tornare in agenzia, non voglio tornare in agenzia, pago altri novanta sterile per un’altra settimana di advertising, magari metto una foto meno sbiadita, magari anch’io sto biadendo come lei. 

poi finisce il mio turno, i sandwich rimasti li mettiamo via per i poveri, lasciandoli sul cornicione davanti la vetrata del cafe’, che magari passano e li prendono, col cellofan a proteggerli dalle piogge. Almeno nei giorni in cui non abbiamo fame noi.

sul bus tornando a casa, scarto un panino all’ Humus.

e giunta un altra volta viola rossa e splendente di nulla, luminosa, dice bisbigli e poi si spoglia, puttanissima la luna, mente i risvegli.

Esce la carta di credito  io non ho la macchinetta, sorry, al piu- presto mi aggiorno

e poi mi guardo allo specchio e penso il silenzio, dentro il bagno del locale, c-e- un segno sulla fronte, qualcosa del tempo,

come un presagio. 

Londra,

piangere giorni e notti perenni piogge

lui mi dice andiamo usciamo siamo dentro il tubo catodico come leccarci i polpacci senza essere lubrici

mentre sono trascorse le ore gerani di culi al Central station i tipi sui cavalletti per farsi sculacciare

spankami sprangami , dice il tipo , presto,

ti piace sculacciare-

dipende, rispondo ma lui afferma risoluto e stizzito

troppo tardi tempo scaduto,sono le dieci, le sculacciate sono dalle otto alle dieci

dalle 3 pm alle 5 pm il piscio

dalle 6 alle 8 il fist

dalle otto alle dieci lo spank

questa e- Londra

lascia che l-art director decida quando eiaculare,

chi sono, mi chiedo,

a parte la foto sulle pagine finali del "boys"

e la scritta non dice niente ma vorrebbe dire

non affidarti a dei dilettanti

fai sesso solo coi professionisti

sei a londra.

vorrebbe dire, sto per morire e nessuno mai lo verra a sapere

quando spariro del tutto.

poi per un momento penso al lapsus di tempo in cui qualcuno pulisce il locale fra il pissing e il fist.

                                                                un lavoro pagato 5 pounds 35

esco dal pub con Petr, il polacco ha 22 anni e un cazzo

 si spupazzava in dark tanto per ridere

giusto per mostrare che almeno a lui funziona, perche siamo a londra , non funziona a nessuno, a parte a noi professionisti voglio dire,

ridacchiamo, siamo un po- alticci, come la luna,

prendiamo un triciclo a trafalgar square, il tipo latino pedala e noi dentro la carrozzina come idioti vuotiamo l-ultima birra, arriviamo a covent garden, entriamo in sauna a lavarci e rimediamo un cliente da cabina ci rifacciamo della serata,

prezzo della corsa 5 pound

 pub 5 pounds

birre 10 pounds

ingresso sauna 14 pounds

come siamo cheap

usciamo i cazzi il tipo ce la succhia un po- sborriamo subito sbilecchi e smosci subito

al tipo e scivolata la dentiera credo o uno  schizzo e andato storto,

avessi solo bevuto meno il calore della sauna mi farebbe girare meno la testa esco, l-internet cafe in charing cross road ancora aperto

 testimoniare

oh lord be near me tonite

 

 

 

 

La penultima confessione.
 
Il miracolo di luce azzurra, la croce al neon al sommo della chiesa. Mi parla e dice: vieni nella casa del Signore. Io l’ascolto, sono ancora un ragazzino, bevo il cielo dalla pozzanghere.
Il miracolo di luce al neon a forma di croce, rinnova un po’ di calvario, mi dice: sono il dolore.
Sulla soglia della chiesa, odore d’incenso, trepido come sposo. Mi confesso dei miei peccati con un uomo dalla pelle grigia, e lui mi chiede sempre più particolari.
Quando cerco il dio nelle cose trovo sempre e soltanto un uomo.
Mi confesso secondo l’uso dei ragazzini, non da dietro la grata, ma inginocchiato davanti a lui.
Ti toccava ? mi chiede ansimando.
‘nca certo che mi toccava..
E preme la mia nuca sulla sua patta. Io scatto indietro, gli dico: credo solo all’inferno.
Tu sei il demonio. Biascica sbavando.
Ma lo seguo nel suo ufficio dietro la sagrestia, deve darmi un libretto novello, insiste, uno che mi salvi da Satana.
Io lo seguo per vedere l’altra faccia, quella vera, del miracolo.
E ti toccava lì?  mi dice sfiorando la patta, crollando esausto sul divano, come avesse lottato con tutti i mostri da cartone animato nella battaglia finale dell’ultima puntata, quando riappaiono tutti a vendicarsi, e stesse accettando la sconfitta. Ha chiuso la porta alle nostre spalle a chiave, alla scrivania un cassetto, rimescola, chiude, poi torna, si toglie le scarpe, si spoglia in fretta, e ti penetrava ? E ti ha costretto o tu l’hai incitato, con una certa .provocazione. E comincia a masturbarsi.
Io mi abbasso la cerniera e mostro il cazzo, mi masturbo lo faccio diventare ben duro. Glielo mostro.
Guardami sono dio , gli dico.
Sborra sui pantaloni. corre di nuovo al cassetto della scrivania, esce una lama. indietreggio, mi guardo intorno, ho lasciato il coltello a casa, cerco un’arma, ma poi lui si ributta sul divano e comincia a segnarsi delle croci sulla pianta dei piedi . sanguina. Fa penitenza anche tu, piange e prega, giro la chiave e sguscio fuori, per impedirmi di impiccarlo come quell’altro, che si ammazzino da soli ‘sti repressi, non valgono il buio che spargono. E mi urla non c’è posto nel regno dei cieli.
Sul sagrato, aria buona di tramontana. E la luce dei lampioni che si accendono.
La luce dei lampioni suggestiona, gialla avvolge la città in un alone.
Il miracolo è tutto qui.
 
 

é ancora calda la terra,

 l’asfalto della superstrada perimetrale fiuma fra le macerie e fuma d’oro

ecco eldorado di gomme esplose per il sole equatoriale e abbandonate ai cigli delle strade e poi il pattume sotto le palafitte covo di topi mutanti anfibi poi coi soldi ci metti su qualche quintale di terra

la circonvallazione Perimetrale torturata dai camion e senza sosta la città vomita merci dal Pacifico alla selva amazzonica e quanti uccelli bianchi ieri e tempesta di cavallette

troppo cielo

troppo cielo consumista

Guayaquil: nomi e cognomi delle nostre vittime

 Marco Darwin Satizábal  sulla pelle pergamena 53 anni di sole, strage di luce scuotendo vetri in franti, scuote il pattume e scava con mano nella collinetta.

 esco solo la notte, sono vecchio e i più giovani mi picchiano una palissa se frugo nello stesso cumulo di immondizie.

fra noi vecchi ci rispettiamo, veniamo dalla stessa fame; trovo comunque qualcosa e arrivo cosi’ a completare la settimana, aggiusto radio frigoriferi macchine del gas e tutto quel che é elettrico.

aluminio, cobre, plásticos, papeles, botellas de plástico, ropa, frutas y legumbres o algún aparato electrónico destartalado que sirva para venderlo como reciclaje.

Alberto Hilton Mina, fa la carrettera con un’auto sgangherata taxi clandestino ci porta dalla perimetrale a Sause 5 dove i viali sono più fioriti e la gente é povera ma con la pentola piena, poi prende un altro signore che fa il viaggio intero al contrario e per oggi ha da mangiare. 

Benito John Araujo: esco anch’io solo poco prima dell’alba perché c’é chi fa a pugni e poi esce fuori il cuchillo chuccia su puta madre por culpa de la basura. "Por eso mejor salgo de madrugada, cuando los más antiguos se hayan retirado, porque no me gustan los problemas, ellos chambean en la tarde".

Ellos sono i re dell’immondizia, una mafia

cercano alluminio rame plastica sedie rotte riparabili parti di apparati elettrici vetro e lo rivendono riempiono furgoncini. A noi restano i rimasugli di cibo frutta e verdura marcia e qualche pezzo ancora da vendere. 
Ho cinque figli e con questo ce la faccio a mantenerli anche solo riso e uova e quel che peschiamo nel "salado"

un chilo di latta costa dieci centesimi, alluminio rame e bronzo 50 al chilo carta di giornale tre centesimi carta bianca 10 una sedia di plastica rotta 60: oggi ho guadagnato 2dollari trenta ho comprato riso e un pezzetto di tonno e una cipolla e un pomodoro. 
que ricco ensebollato.

La roba que sta buona la lava mia moglie Maria Hilary Muñoz la vende ai pulgueros in centro. 

Don Billy José Assusto Castro viene coi suoi tre figli maschi guarda la casa di canna della madre di JC dice tracciando nell’aria il progetto la il bagno qui le stanze e dove ora c’é "la casa" che é poi la capanna tre per 5 diventa la sala da pranzo.

quattro giorni dopo mettono il tetto: la madre di JC piange: mi perdero’ da sola in questa casa: sono sola coi miei figli "a" Europa.

per lei Europa

é il nome di una città: come dire Eldorado.

sul tetto tambura di grilli e zinco nella notte salamandra principessa alchemica  impura

Guayaquil: l’impegno

sulla calce delle mura e sulle canne fradice di fame, ha appeso foto di cantanti e attori, come una quindicenne qualsiasi, per mostrare tagli che in realtà non sa fare.

poi mentre mi accorcia i capelli, mi dice: perché guardi la mia maglietta? e ride triste.

ipnotizzato dal buchetto sulla sua t-shirt,

i capelli lunghi le stavano meglio, e le troppe tinture li hanno infraciditi,

é ingrassata e non é più la dea che guadagnava lavorando nel Bois de Boulogne e nei bar parigini, più di quanto guadagnassero le altre rubando ai clienti. ha comprato una casa di tre piani dove tutta la sua famiglia vive e che ormai cade a pezzi. e ogni tanto sfoglia un album di foto per ricordarsi com’era.

deportata, crocifissa alla terra, arginata, sta morendo di paludismo mentale.

dapprima volevo tornare in europa, ma poi hanno messo il visa dappertutto, arrivare illegale é diventato difficile, e le agenzie di viaggio sono diventate banchi dei pegni. Ma qui sto bene, si lavora per sopravvivere, e ho vicino la famiglia;

almeno finché potrà mantenersi.

si é impegnata gli orecchini e le collane presi nelle migliori gioiellerie parigine o comprate rubate alle ladronas del bois de Boulogne, per pagare l’operazione del nipotino.  

e non so come svincolarle, me le hanno impegnate come oro, le pietre qui non valgono nulla, ci sono le colombiane.

é indebitata e a volte non apre la parruccheria per paura che i creditori la vadano a picchiare. 

dovrebbe pagarsi un documento falso, ma quattromila dollari, quando qui la gente ne guadagna 150 al mese?

e se ti svincolo i gioielli e li vendo in europa? le propongo, che ne dici? ti mando i soldi.

la Gatita la guarda invidiosa: "mettiti a dieta pero’ , cosi’ lavori come prima e poi mandi a prendermi".

la gatita non ha mai viaggiato, non conosce altro che l’eterna afa di Guayquil e non sa le notti di gelido inferno in europa.

sulla panca allargo le cosce e dal suo sguardo intuisco che sta iniziando la sua asta:

 mi vendo all’incanto.

Guayaquil- l’Incanto

Passeggio nel Malecon 2000, alcuni puttani al sole, ipocritamente ci guardiamo.

 l’albero afoso oscilla, le palme e le foglie di mango, mentre il tipo apre il portafogli e guarda me che guardo il rio

 scorre atroce esplode verso il delta,

paludismo nelle vene.

quanta sete di te vita

questo fiume di fango in moto, pornocuore

i cespugli strappati dagli argini dell’amazzonia, in viaggio  dalla Selva verso il pacifico.

sciàmano pensieri sciamàni, le piaghe delle cavallette a milioni

 ricoprono il suolo;

il tipo é meno gringo di me, siede nella panca di fronte, poi apre il portafogli e comincia a uscire un dollaro alla volta conta

uno due tre quattro;

mi guarda ed io distrattamente sorrido de suo incanto

poi cinque sei sette dieci

e ancora io non mi muovo

conta due tre monete da mezzo dollaro, monete che non esistono negli States ma solo qui in Ecuador: ed io sorrido.

si alza incazzato ed incredulo: con un dollaro e cinquanta oggi ho pranzato.

pago un barco per un’isola nel rio la circunnavigamo invano: é la stagione delle piogge e milioni di cavallette ricoprono il suolo, le sabbie mobili nutrono il manglare ed i culebra velenosi si vanno ad accoppiare,

 nessuna guida – almeno quelle alla mia portata di tasche – é disposta a farmi risalire il fiume sino alla foresta equatoriale.

eppure:

 

el techo de grillos y Zyn,

malaleche

malasangre

 ? toda la voces son tuyas

o de la mariposas?

de las almas secreta de las cosas? 

crusamos la frontera

el rio Guayas

rio de lodo  

 el shaman  nos espera

 y la orgia

de los cangreos

en el dia de San Valentin

 

el gringo y el Malasangre y mas que todo El Soñador

clandestino corazon, pendejo de mierda maricon, escucha la salamanqueza princesa de los alquimistas,

 hermano tengo miedo, he perdido el maldito corazon hijo ‘e puta en la larga noche de la puta vida

 regresso de lo Oriente, una botella de alacranes en el alcool, huele rico appesta a diablo

sabe de muerte  

la colada morada de loh muertoh

y dentro el corazon pena

todoh loh que he perdidos

llaman  

 

eretto al dopo, imbrunisco di non ricordo, sono presente come l’america, così contemporaneo al mio 11 settembre, così macerie, da poter giustificare qualsiasi atrocità ai miei occhi del mondo genuflesso.

aspetto sul bordo giallo smussato della linea 1, pantegane grosse come un braccio si litigano un pezzo di hot dog alla senape e jelly tra i due binari sguazzando nel rivolo di fogna a cielo aperto, come denti di forcone tubi e vene cave nere di grasso e lampadine fulminate come la notte, il diavolo veste donna karan e brooks brothers;

il tipo lavora a Wall street in un ufficio d’avvocati o chissà, mi paga l’ora ma non ha un ‘ora di tempo solo tre quarti di pausa pranzo e il tempo del taxi.

mi dice ok a Park Avenue che io penso sia un parco e invece è un grappolo di grattacieli e io sbuco alla sua luce di lusso versione statunitense ovvero over size, dopo un tragitto crucis di linee sotto terra fra pattume ingombro di binari e persone tutto superfluo solo il consumo é essenziale, a Times Square per cambiare linea rifletto  se invece di giocare a Risiko Kamtchakta Q8 Ira(n)q quel simpatico bambinone psicopatico stanziasse fondi per esportare la civiltà fino alla metropolitana o l’aeroporto JFK che aspettiamo un’ora in coda sotto la pioggia per solo poter entrare nel magazzino caserma del terminale, il mondo avrebbe meno lacrime e maionese azzurra da ingoiare:

invece

sta un cartello su di un leggio nell’atrio prima di accedere al bancone del portiere in livrea che ti avverte che nessuno puo’ entrare senza prima essere annunciato, e allora mi annuncio come ospite di Mr X che mi attende nel suo loft: 

il tipo vuole sniffarsi le mie scarpe da ginnastica miste di sudore e coca mentre mi masturbo in piedi su di lui e che gli sborri di sopra, quando mi sono rotto mi riempio la bocca di saliva e la sputacchio isocrono gemendo.

crede al mio orgasmo per fede come un fondo fiduciario a un tanto per cento, ma tanto la sua schiena non sente la differenza e il suo Cartier lo avverte che non ha tempo per sottigliezze spermatiche, e intasco 120 dollari che avevo già da prima sul comodino, io vado tipo pizza boy scendo mentre lui si doccia:

 Il taxi è già sotto che aspetta. Lui ignora il vero colore dell’america sottoterra. Io vado in metro, scavalcando lo sbarramento con un saltino come tutti quando il controllore al guichet non guarda

il più delle volte , immagino, il Controllore  chiude gli occhi, come me, per vedere l’altro paesaggio, quello rosato, quando la luce spietata dei nei filtra attraverso le palpebre chiuse.   

nei sogni che faccio al mattino è sempre notte, tutto cio’ é già accaduto:

NEW YORK CITY BOY

e sono solo dentro una latta cromo, evito la chiazza di vomito sotto un sedile e trovo posto nel vagone successivo passando fra le due porte, in bilico sulla passerella fra i due vagoni, oscillo.

 a due fermate dal Bronx, non mi sono sentito tanto bianco, tanto anomalo, fuoriluogo, nell’interno della scatola di tonno della subway, e appeno arrivo alla 183esima e sguscio fra le sbarre trinciabambini che stanno al posto delle porte girevoli  il vecchio sdentato mi fa ehi papy got twenty-five cents?

 penso cazzo non posso perdermi a New York i’m gonna be a part of it, é tutto in una griglia meridiani paralleli street avenue ma poi chiedo ad uno colla faccia di latino – infatti é dominicano come tutti i niuorkini che non viaggiano in taxi o in limousine a dieci ruote – E quello mi indica la strada da riprendere.

la dominicana da cui dovrei alloggiare  vende roba da travesta e coca e compro quattro troiate giusto per rivenderle tre volte tanto in Europa, ma poi girero’ il giorno dopo per i negozi trovo roba uguale meno cara e lascio la stanza e la puzza di broccoli e la camera adibita a negozio, piena di scaffali di roba rubata intrugli da piccolo chimico non so se della figlia di nove anni perennemente di fronte la tv in spagnolo, un reality show in cui una sedicenne va a vivere con un trentenne drogato che ha tre relazioni contemporaneamente di cui una con una travestita, e la vuole fare prostituire, la sedicenne,  e guardacaso ci sono le telecamere nascoste, e allora il padre di lei cerca di ucciderlo e la madre pure nell’allegra trasmissione a cui tutti sono invitati: poi la ragazza si inginocchia di fronte alla madre e chiede perdono e che non lo farà più di andare con uno sfruttatore tossicodipendente che le fa le corna, ne scegliera’ uno fedele.

ho voglia di gridare ma sorrido, prima che stermini la famiglia appena scopro che mi ha fregato la dominicana gonfiando i prezzi della roba, e poi magari ci sono telecamere nascoste anche li’ come nei reality show: prendo il primo hotel che trovo sulla mia lista. 

West side Inn sulla 107, una stella cadente d’hotel, le pareti si liquefanno luride di colori sovrapposti, le porte mai scrostate e ridipinte come la metropolitana, un palinsesto di vernice per rimpinguare il briciolo di storia. E ancora mi chiedo se gli americani considerino storia le lampadine fulminate nere di sporco fuliggine e grasso attaccate ai tubi che infilzano i soffitti della metro, luci sostituite da nudi neon altrettanto rachitici.

Siccome ci hanno dato la camera accanto al bagno costa 11 dollari di più, ma non ho voglia di fare storie e chiedo solo se posso fare entrare amici, almeno ammortizzo il viaggio.

 Quanto a restare a viverci JC appena messo piede all’aeroporto si guarda intorno e dice: ho perso tre amici sulle navi da carico, li hanno trovato morti nei barili, dopo sette giorni di viaggio, uno é riuscito ad arrivare, ed é questo che hanno trovato? E sputa sulla terra promessa/

JFK mi ricorda la caserma del Celio,  stessi neon incerti, sporcizia, vetri precari, vecchio, ovunque guardi vedi solo bruttezza.

Christopher street non é come la ricordavano i miei sogni, una piazzetta dove sei neri in tute XXXL occupano le panchine non occupate inutilmente da George Segal, spazio perso.  

muovo ondeggiando guappo come solo nei sogni posso fare senza ridere. Sputo sul  marciapiede e mi accorgo che ho tracciato una scia di lumaca, col senno di poi.

scivolo guappo per strada.  fra i denti una canzone di mie invenzione. in un night store entro e compro una bibita alla citrosodina e due merendine ricoperte di plastica e cioccolato al gusto di delta airlines. 

Chiedo quanto costa il suvenir delle torri gemelle in cristallo chiuse in una vetrina how much does it cost l’Empire Building giallo banana iridescente la statua della libertà corazzata che non ci puoi salire solo circumnavigare gratis insieme a tutti i disoccupati di new york sul traghetto vecchio peggio del messina-reggio calabria. E il souvenir costa 280 dollari il più piccolo tipo 250 euro della mondadori e il più grande? 

mi si accosta un uomo davanti le porte del sex shop con vetrine in cuoio e vinile, christopher street é esattamente la New York come vedi nei telefilm che tu credi anni ’70 e pensi com’erano avanti gli americani, e tutta NYC é come la vedi nei telefilm e pensi c’era Bush padre e come erano attrezzati e poi ti accorgi che é l’epoca del figlio e dello spirito santo e amen, invece é oggi: come eravamo noi in europa quando ero bambino.

 siamo in un vicolo di pattumiere e scale antincendio in ferro ruggine troppo alte per essere raggiunte. Tutto cio’ é già accaduto.

<!–

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Juan Carlos, occhi neri di cielo, malgrado io abbia mandato affanculo quelli della sauna, continua a fare massaggi per loro, devo mantenere mia madre si scusa,  e mia cugina ha la bambina malata e le servono le medicine, e mia sorella  ha avuto un figlio e gli devo mandare un regalo;

io non devo scusarlo: i porci sfruttatori della Rudy e Dominico avranno quel che gli spetta a tempo debito; che pigli quel che puo’ lui, finché puo’

a Juan Carlos gli aiuti sociali  hanno trovato un lavoro di merda, nelle cucine dell’ospedale St Pierre, deve aspettare solo che finisca il contratto ed avere la disoccupazione;

poi continuerà i "massaggi" e si starà un po’ meglio, e aggiunge:

a volte, per puro gioco, sogno di essere uno di quelli che tornano a casa dal lavoro, magari ci hanno pure una moglie di un sesso qualsiasi, si tolgono le scarpe, si mettono davanti al televisore acceso spengono la mente.

invece, la mia vita continua a rivolgermi la stessa domanda in una lingua sconosciuta, io in sogno le rispondo ma da desto lo dimentico:

 rimetto l’annuncio sul giornale, per qualche settimana garçons sicilien et sudamericain proposent Massages mediterranéen aux huiles essentiels, poi ci chiameranno per sapere quanti centimetri e quando infondo glielo ficchiamo.

in genere chiedono di dove é il sudamericano: noi diciamo che é colombiano perché cosi’ si bagnano di più ste froce

il vecchio la volta scorsa: sono cosi’ cattivi i colombiani, oh si’, cosi’ maleducati, e voleva assolutamente  JC, che le strizzasse fortissimo i capezzoli e le sborrasse in bocca, ma lui manco ce l’aveva dura al cento per cento con quella vecchia frocia che lo slinguazzava ossessa dimenando il culo naturalmente fasciato da un perizoma e sospirava: più forte, si’ ah – io dall’alta stanza me la ridevo, e poi JC é passato al "plano-meo" dato che la tipa era il prototipo del Peggior Cliente Possibile (a parte i serial killer) ovvero La Passiva-impotente  praticamente insaziabile, vuole che le sborri in bocca e poi (sic!) che la inculi e poi ancora di nuovo e alla fine il Jc ha finto di avere un orgasmo e ha fatto lo sforzo per pisciarle qualche goccia (in codice "plano meo", "meo" in spagnolo "io piscio") in bocca, quella ha sentito la differenza, immagino, ma ha pagato il suo extra ed ha pure richiamato.

uscendo di casa per inviare il fax con la carta d’identità al Vlan che pubblica l’annuncio, ho come un ripensamento, poca voglia di fare terapia telefonica a sti malati; ma poi fanculo, compro un’altra scheda et voilà, quando mi rompo spengnero’ il telefono. 

Passo al sindacato, prima, giusto per sapere se ho qualche possibilità di farmi mantenere un po’ dallo stato belga anch’io, e magari studiare chesso’ fiammingo, pagarmi una formazione qualsiasi, uscire da questa storia dei massaggi e marchette, smettere di volare scendere nell’abisso che tutti ingorga

smettere di volare

al primo piano del sindacato socialista mi dicono: prima si vada ad iscrivere, poi vediamo se ha diritto, vada a pianterreno poi passi al terzo etc.

al pianterreno mi dicono: che settore? Ebbene, hotel-ristorazione, dico io giusto per non dire sauna gay alle due signore sessantenni dell’ufficio informazioni,

le tipe mi deviano in un ufficio sul boulevard de Stalingrad, esco da li’ e comincio a incamminarmi;

all’acceuil della sezione hotelleria-ristorazione del sindacato socialista tutti parlano fiammingo: io chiedo timidamente in francese se mi posso inscrivere e la tipa fa:

perché? ha avuto problemi sul lavoro?

ebbene si’ dico

vada prima a parlare con uno dei nostri avvocati allora;

vado dal legaiolo e riassumo: ho lavorato un anno per il bar di una sauna ma il proprietario mi ha tenuto al nero praticamente 9 mesi, per infine mettermi in regola solo quando ho minacciato di andarmene e non aveva nessuno per rimpiazzarmi;

il tipo mi dice: il problema sarà dimostrarlo; ma lei é sicuro che vuole mettersi in questo problema, non credo che abbia diritto alla disoccupazione; vada all’ufficio previdenza sociale e chieda di sapere quante marche le ha versato il datore di lavoro, poi vada all’ispettorato del lavoro e chieda di inviare un’ispezione allo Spades 4;

nel frattempo che dovrei fare?aspettare che l’adecco mi sfrutti per bene un altro po’ come la Creyf’s interim? chiamandomi per una "missione" di due giorni ogni tanto che manco ci pago l’affitto?

invio il fax al giornale: giovane siciliano propone massaggi agli olî

essenziali

Bruxelles , oggi

Manuale del Perfetto Prostituto/

Come ti costruisco un Impero

e come lo distruggo con un "No"

al bar della sauna lo stupido orologio sembra non muoversi più,

 il porco arriva, stavolta tiene l’ asciugamani e non l’accappatoio che prende di solito, é a dieta, si sente già meno il grosso sacco di merda che é,

alla cassa già lo guardo male, ogni volta viene con una marchetta diversa e sempre più sporca e sbandata, ma ho smesso di provare pena per sti finti etero:

di’ soltanto una parola e tu sarai al mio fianco

invece:

 e quand’é che cominci a girare il film? chiede il tipo sulle scale

il vecchio porco gli paga l’entrata più una lasagna e un po’ di birre, insomma ne avrà per una trentina d’euro in tutto – il vecchio porco avvocato – e il suo culo e la sua pancia sono pieni

ingorda e tirchia, spero ti squarcino il ventre

mentre esci dal club 3000 di fronte alla Gare du midi

ti lascino in lenta agonia

come quella che le tue mani seminano sul mondo

 Li abborda sul lavoro – lui é avvocato – tipi che entrano ed escono dalle carceri, lui dice che li aiuterà, altre volte é un manager, un regista, ed ogni volta devo sentire le minchiate che propina ai ragazzi- stupide oche, figaioli o checche che siano- 

 Fra un ghigno e un grugnito si istalla al tavolo accanto al bancone, a debita distanza, sbava urbis et orbis tipo Cazzinger ZZeta l’olio – non di ricino purtroppo – che io stesso ho sgracchiato – sputazzato sulla sua caprese "tomates-mozzarellà"come dicono qui

L’arabo: mia moglie cosi’ ma femme c’est comme ça, minchiate sopra minchiate che io fingo di non sentire; asciugo i bicchieri, sono passato al bar da tre mesi "ufficialmente"nel senso che tutti gli altri mesi al nero -tre giorni al bar uno di massaggi a Gent non si contano- bastarda sfruttatrice di una fiamminga di merda che deve farsi una barca ancora più grande ed una villa a Vattelapesca in Spagna

Alicante ecco dove, quando la seconda sauna in Gent se l’é fatta perché non sapeva come spendere i soldi che aveva guadagnato – tutto al nero –  e non potendo giustificarli li ha dovuti investire

e mettere in regola gli ucraini che sfrutti minacciando di rispedirli al paese loro e che sperano da anni che gli faccia un contratto?

ho imparato anche a usare un microonde e fare l’ airisc coffi qui allo Spades 4 di Bruxelles, sauna chic in puro cartongesso e pannelli per ricoprire un crollo probabile,  e chocolat-chaud che svuoti una puzzolente cecemel in un bicchiere –  che poi a Dublino manco sanno che é, mi sa, st’airisc coffi, ma io mica l’ho chiesto, ho ordinato guinness che poi ho educatamente cercato di bere, maledette pozioni medievali, e ho aspettato di averne abbastanza per scappare dal paese più baciapile che conosca- in confronto al quale la Città del Vaticano é Sodoma e Gomorra insieme

e fra un grugnito e un grufolare il tipo finge di acoltare il beur tu kiffe la racaille dalle unghie nere pancetta da birra, trentina malportata, dentatura incerta, erezione certissima perché ad ogni minuto si riaggiusta la tovaglia e parla impastando "lazagn bolognez" che porcoddio mi bruciai togliendo la plastichina tirate fuori  dal microonde, negato per la cucina, che merda il lavoro, 

mantienimi       cazzo  io non sono nato per leccare questa mano che regge la catena

sono nato dannato e  

per puro evaporare

non ti senti una bottiglia rotta, da buttare, senza valore? chiede

fisso i suoi occhi verdi e opachi spenti come due fondi di bottiglia levigati dal mare una volta asciutti.

                                              Wuppetal – Vuoto a perdere

Quando mi esco il cazzo fa un sorriso svita la boccetta di popper e si dilata, nello stanzino dove stanno i costumi di scena, quattro pantaloncini:

calciatore

cuoio vizioso-

lottatore greco-romano

-e un altro coso arrotolato che si é appena sfilato,

 alle 5 l’ultimo spettacolo al livello 3 della Demence, e poi sniffa un po’ e mi dice abbiamo tre quarti d’ora, ma non posso sborrare, per via dello spettacolo di un quarto d’ora  d’erezione.

e lui balla con corpo di mago si libra  e sospende tutti i menti dei clienti e gli avventori 

tutt’intorno sembra fluttuare il fumo nelle luci 

 i pomuli incredibili e su il sempre-verde del suo sguardo di trifoglio 

quanto libero dipingersi di incognite quando scende dal palchetto e mi prende per mano e mi trascina nel suo sgabuzzino camerino "staff only" con una stella di carta appiccicata ma solo dalla parte interna.  

Mi sentivo vuoto, insiste

 quanti anni sono passati Malacarne? mi chiede, ricordi com’ero allora? 

ed io dal lungo risvegliarmi squarcio i miei occhi e lo rivedo:

(come dentro una corazza di grasso, una madrioska l’ha ingoianto solo i suoi occhi restano verdi e ballerini, lui é enorme, occupa due posti dul sedile davanti al mio, appena fa un passo prende fiato per riprendere fiato)

dentro i suoi occhi rivedo:

danza e sopra i podii e i banconi di club scendono i vestiti e tutte le checche li’ sotto a sbavare

fiati tramortiti in pause e sempre tutte uguali le musiche e i decori i cori e gli spot

 poi una notte mi prende per mano mi trascina dentro uno stanzino e mi racconta:

ed io lo apro come un melograno

chi penetra il corpo penetra in parte l’anima, credo, basta sapere riceere mentre si da

Sospesi sopra il fiume Wupper, lui mi dice che ha scelto di vivere li’ per questo, perché cosi’ si sente leggero come una volta e vola ogni giorno sul tram sopeso, ridacchia semiserio temo

sono passati quattro anni quattro chesso-io ere epoche cicli completi  lui é stato a Londra e a barcellona quasi tutto il tempo

per arrivare qui, a Wuppertal sopra un tram futuribile sospeso come l’anno 2001 visto nei film degli anni sessanta, ci siamo rintracciati come per caso attraverso una posta elettronica che é il mio unico indirizzo stabile

torni da Dublino? chiede, é li’ che ho preso la sifilide mi dice ridendo di follia tisica cosi’ belle epoque da farmi male quando invece dovrei ridere perché mi chiedo come abbia fatto dato che li’ c’é un cazzo da fare 

quando mi dice che quella notte a Bruxelles ha perso un suo amico ghb piu’ alcol dovrei rispondere qualcosa

quando mi dice del regalino immunodeficiente fattogli quasi di sicuro dalla coppia conosciuta Colonia, lui ballerino gay lei avvocatessa quarantenne miliardaria  

dovrei sorpendermi del fatto che delle battaglie ricordi solo le ferite e i morti 

e mi dice che non sono cambiato, solo più silenzioso

quasi muto 

                                  IL Dono

é il suo ragazzo che glielo ha fatto, si contraddice

un cadeau caduco come la vita, una positività negativa 

e ora ha un mutuo per l’auto ed uno per il nuovo divano ad angolo in pelle nocciola dove passiamo la notte a raccontarci il "nelfrattempo", il "dafarsi"

se io ho "un piano" per il futuro, per quando finiranno i venti

Lui distratto dal televisore sempre acceso:

ricordi com’ero bello com’ero magro e muscoloso

non posso fare dieta, la terapia mi ammazza, mi spacca lo stomaco se non l’ho pieno

e cosi’ che suo "marito" come si ostina a dire, gli da’ settecento euro al mese, metà per l’affitto e poi le spese  lui si occupa delle provviste e della cucina e di lavare e stendere e spolverare e diventare sempre di più il ritratto spiccicato di sua madre  con la stessa identica cornice: tende a fiori e mobili in legno naturale mai finiti di pagare, e un tempo parziale alla Bayer.

ero troppo stanco e vecchio per ballare, ho trentatre anni ormai, mi fa, aggiustando una trentina dei suoi  centoventicinque chili sul sofa, era un mondo di apparenze ,di droghe, mi sentivo una bottiglia vuota da buttare, da fare in mille pezzi, io no so come tu possa fare, se vuoi qui c’é lavoro, in fabbrica da me cercano sempre,

gli chiedo un’aspirina per rispondergli qualcosa 

ma lui forse ignora che io voglio bruciare ancora

che io sono un vuoto a perdere un vetro infranto il frammento mai stanco di mareggiare 

incastonato sulle sabbie, tutto da levigare, come quelli che raccoglievo da bambino sulle spiagge quando mi portavano al mare

se ero buono, e non lo ero mai, me le avrebbero fatte tenere

io sono la pietra di mare

da gettare

 oppure 

Non mi ascolta, incastrato in una pubblicità ridicola che lui trova divertente che ripete mentalmente a voce alta sempre più piano bofonchiante come un novantenne, infine si addormenta sul divano davanti il riflesso del televisore sul tappeto di bottiglie di birre marchio Lidl a casse e messe sul balcone che ha bevuto da solo, i vuoti a rendere a 20 centesimi l’uno ricoprono il tavolino di legno e vetro

da rendere domani

gente di dublino

a turno in ordine gerarchico prima il vecchio che pensavo fosse il proprietario della sauna ma poi- mi dice- é solo un capo barman, poi il biondino austriaco che mi aveva spiegato che la placca dorata appesa al muro era in memoria dei tempi andati dunque belli e dannati in cui la Boilerhouse era una palestra, infine l’uruguayo finito nei guai in europa in cui con tanta speranza post lauream era giunto for impruving inglisc, ci seguono me e JC su perché vorrebbero svuotare le palle anche loro ma noi siamo in post coitum e poi mi importa  più sapere se i loro clienti apprezzano i massaggi e se sono interessati commercialmente parlando sono una macchina da soldi se mi girano le palle e divento cosi’  misantropo (dunque molto gentile e buono e sorridente solo perché lo schifo e l’odio per l’umanità che m’includerebbe se in questi momenti mi sentissi meno disumano, prendono il sopravvento e non vedo altra vendetta possibile se non quella di dar ragione al mondo sempre e comunque  e vedendo approssimarsi arsi l’apocalisse canticchiare un ritornello sanremese facendo finta che tutto va bene e magari votare segretamente giusto per sadismo leganord)

L’austriaco mi dice: Die bleiben hier drei tage am Wochenende und sie drinken nur ein Glas Wasser.

L’acqua la danno gratis in bicchieri di plastica come tutto, da qui capisco che i 20 euro d’entrata sono gli unici che si vedono da queste parti e che più di quel che si é guadagnato qui non si potrebbe e che i massaggi non sanno manco che sono. 

Frankies guest house mi spalmo sul letto e abbraccio JC  nel sonno a quanto pare lui dorme e cosi’ ci svegliamo alle tre del mattino senza un motivo plausibile se non che non abbiamo veramente dormito nelle ultime quarantottore e poi alle tre del mattino ci svegliamo a causa del rumore sulla stra avvinazzati sbirrazzati andiamo sulla sedicente terrazza e ci beviamo un te’ perché l’unica cosa che abbiamo in camera sono giustamente due tazzine della nonna due bustine di te porzioncina di latte e di zucchero e cqua dal rubinetto che scaldiamo nel bollitore tanks Frankie for tea and milk and still water waiting for your big irish breakfast, il fatto é che con quello che chiede per una minchia di stanza avrebbe potuto darci pensione completa Frankie goes to London with my 100 euro cash instead of 110 with credit card so it taxfree or whatever,

Jose nata a Denver ma colombiana o chessoio di origine é rientrata barcollando la sento armeggiare con le serrature sotto, dopo un po’ appare in pantaloncini t-shirt ampia a nascondere i seni credo e si siede sul corincione della terrazza a gambe larghe, io gli chiedo hola que tal, me parece que te emborracciaste muy bien, 

e lei che é proprio una di quelle lesbiche butch camioniste in terzafila con tanto di bandana in testa tipo malavitoso sudamericano de bandas: 

hombres me mataron los amigos toma aqui toma aya me bridaron todos y ahora estoy muerto ciuccia su puta madre que los pario’ pero hombre soy feliz é hecho una  conquista

come dire porcatroia gli amici del bar Club di quartiere quando c’é il derby

 e prende il telefonino ultimo modello tipo protesi fallica per lesbiche pentite alla nascita, e cerca a quanto pare la foto della sua conquista e poi si avvicina a noi barcollante ed io cerco di distinguere i tratti che immagino graziosisi di questa tipa ma poi guardo bene e la foto che faccio controllare a JC interdetto mostra un uomo:

chiedo come se llama tu conquista

Brian

la camionista lesbo si chiama Jose e forse é sempre stata un uomo, ma sarebbe il primo gay a definirsi tale e tagliarsi le unghie su di una terrazza in pubblico. Si risiede a cosce larghe accanto a noi – piu’ tardi dovremo scenderla a spalla io e JC giù nella sua stanza al pianterreno, ma per il momento ci limitiamo a guardarle le mani piccine la t-shirt larga e le cosce con pochissima rada peluria e un pacco tra le cosce.

scendendo le scale con Jose in spalla io e JC ci poniamo la stessa domanda, stendendolo sul letto, JC vorrebbe controllare il suo mistero, svelare il trucco se ce, ma lo trascino via

come se per un istante avessi intravisto dio e mi fossi coperto il viso con la toga per evitare la tracotanza

l’orrida  Ybris    

  

  

Gente di Dublino

e poi Crane Lane la Boilerhouse ovvero un bollitore a pressione senz’altro alta dovuta alla ottuagenaria aria alcolizzata da sessanta della clientela marcescente trasudando marrone tipo guinness dei Primati, alcuni scimpanzé mi seguono ed io più su di cosi’— questo cazzo eretto che é il mistero di essere vivo e maschio anche se fossi donna, anche se lo prendessi, pur essendo sparito del tutto di fronte al tribunale della morale cattolica d’accatto a d’Accattoni segretamente innamorati del martirio—non potrei intasco prima di farli montare nella cabine con schermo al plasma unico lusso in questo misto kitscissimo di lampade a forma di Betty Boop o come schifo si chiama sta troiona; e non so dove cazzo era stato Busi che diceva che sta sauna era pulitina e ben tenuta a parte la pappa di semolino e formaggino mio di un’asilonido del culo cucculo asilo psichiatrico di cui si é gettata la chiave da sessant’anni ovvero da quand’era una palestra che apriva alle ore 2 p.m. cosicché alle 13.59 visto che mi rompo la cappella della minchia a non far altro che immaginare vestiti sti uomini in asciugamani tipo Giralamoda, chiedo ai ragazzi del bar dov’é la palestra where is the gym , e lui mi risponde che non c’é SORRY nessuna palestra e allora tell me why c’é sta scritta sign your name across my heart sta terence trendy d’annata on the air 

ah la scritta, la placca aurea appesa al muro é solo una decorazione mi spiega il bel biondino direi tedesco in erasmus senza rotta , il cartello  in memory di qualcosa che fu

formally been tipo ginnasti in formaldeide dentro le cabine in cui l’unico plasma in movimento é quello degli schermi piatti, oltre gli ectoplasmi degli sportivi dei bei tempi quando c’erano due pesi da sollevare e due misure da mostrare,

non vedo concorrenza sarà che l’ingresso é 20 euro e i rumeni e i polacchi non possono permetterselo ma direi che la cosa é strana dato che ci si puo’ installare sul divano sotto il tetto sgocciolante in contemplazione delle lampade da stanza da bambini alle 12 noon del venerdi’ friday I’m in love ed uscirne il lunedi’ tipo 3a.m. insomma sauna no stop e le pulizie le fanno i barman stessi ovvero guanti e scopa per spazzare i preservativi e un secchio d’acqua e una spruzzata di disinfettante ogni tanto 

Esta e una mierda mi dice il barista Uruguayo che mi offre da bere, ci pagano 13euro l’ora non so più se al netto o al lordo, il prorpietario é una società invisibile che nessuno ha mai visto, é che si palesa come ovunque per i miracoli che fa:in questo caso i televisori schermo piatto apparsi da poco dalla sera alla mattina

ottavo giorno: dio creo’ l’economia e si suicido’

ottavo giorno dio creo’ l’economia e si suicido’

ottavo giorno dio creo’ l’economia e si suicido’

e tutte le epoche da allora e tutte le genti sono occupate a seppellirne le spoglie    

e finalmente puro alla foce da questa cripta atroce mi involvo apocalittico c’est l’enfer c’est l’envers que l’enfer c’est qu’au jour le jour on vit pour oublier l’enfant qu’on a été, l’hiver et  l’été passés en se taisant parce-que le silence était le mystère d’être ou de paraitre et enfi de pas être

pure ci siamo riciclati, perché il macero ci stregava, e un fondo di biblioteca polversosa é la tomba più anelata perché é il solo monumento che non toglie spazio ai vivi, anzi ne dà.

In fondo nasciamo scritti nella luce, e la vita aspetta educatamente il black out per smettere di esistere. Scritto solo sul net il giorno in cui scompaio spariro’ del tutto, fatta la marchetta cartacea e come giustamente dice l’Anonima alcolista aperitivamente parlando é Porno-grafia se l’etimologia non é una opinione ( e a volte lo é).

Da una cripta, sono diventato troppo buono, incrocio le braccia e aspetto da vampiro la preda che prima o poi passerà ad omaggiare i miei Caini canini

frontiere frontiere affrancarsi da questo continente,

Dublino, La Fenice

(Camdem place, Camdem row, upper lower crane lane plane)

l’aeroport di Charleroi siculo-belga disastro e poi  planare plane sulla verde

 sulla verde Irlanda sono sonno in Stephen Green park un dedalo squisito meglio sparire dalla Frankies guest house gay accomodation e perché cazzo siamo finiti qui io e JC immaginando potessimo irlandando smarchettare in room-en-suite facilities un cesso con acqua che stenta a scaldarsi

 più a nostro agio in camera con piccole tazze da té che usiamo alle tre del mattino quando ci svegliamo come se il meridiano Mosca

più a nostro agio smarchettare qui terra cattolica senza locali gay e la gente non si tocca al Dragon bar tipo megaristorante cinese da cui fuggiamo

piuttosto che subire il pestaggio poliziesco al Phoenix park risorti resurrecturis più disinvolti e puttani che mai dalle ceneri della cittàcapitale  più brutta d’europa Bruxelles ma pouBelle, che  Arthur era li’ dietro l’angolo sotto casa a duecentometri c’é pure la placca commemorativa dice "addio addio adieu à dieu le poème e parte a fare soldi  bruxelles prosciuga

non sento niente niente eppure

ecco il nirvana come é notte la mia notte a Temple Bar

Camdem place cosa sono venuto a fare risalendo lo Stephen Green e verso la Liffey  la strada commerciale  Grafton street lasciato il concilio degli dei nei centri commerciali Hugo Boss ha saettato un nuovo profumo di ambrosia Gautier la t-shirt , ma XL perché i maschi qui non scoprono il corpo la carne vengono coi soldi di papa’ al Trinity college per abbordare profonde discettazioni sulla spumosità della Guinnes nella biblioteca dei primati e per strada orrore sento parlare solo italiano praticamente in Temple bar e quando

reincontriamo Jose visto mentre si tagliava le unghie sulla sedicente terrazza sopratetto scendiletto della Frankies guest house dove ORRORE   Andrea Bocelli vive per Lei la mattina a colazione nostro praticamente unico pasto Tanx Frankie for eggs and saucises and tea and cereals and milk tank u  Frankie goes to London coi 100 euro cash per notte 110 se paghi credit card perché cosi’ é tutto al nero

come il vero

L’arabo in me

II

 

a casa di Julie, cianfrusaglie impolverate, sul vassoio sopra il tavolino, lei spalmata sul divano come burro col suo beur raccattato chissà dove probabilmente un altro spacciatore, ognuno ha i suoi circuiti, mi dice, e io penso ai corti, alle corti dei miracoli ed i cortili in cui non sono cresciuto e solo quelli rimpiango.

Lei é un’altra sopravvissuta a tutto e solo per questo mi interessa il suo sessantottismo fatto negli ottanta, per ritrovarsi spalmata su un divano con un arabo che la tratta da puttana. 

mon copain lavora vicino casa tua , esclama Julie, in una sauna gay.

ah si’ , mi dice lui, lo "spad’quatr ur" come lui pronuncia la balzana grafica del logo della sauna che non compare pero’ sulla porta d’entrata, bianca e discreta, senza neanche una bandiera gay o simili, ma solo all’interno della sauna e nelle riviste, e chissà come lo sa lui, l’etero.

Lascia che ti dica una cosa, mon cousin, mi dice lui serrando la mano un breve istante e poi portando le dita al petto come usano fra loro:

aprire una sauna gay in pieno quartiere arabo é una provocazione;

la sauna é li’ da sette otto anni, rispondo, e poi scusa cugino, anche fare un quartire arabo nel centro della capitale d’europa  é una grossa provocazione.

sei razzista, mi fa lui

Julie accende una canna, comprende che la tenzione monta, ok les enfants on se calme, ci passiamo il petard scaccolandolo nel posacenere nervosamente finché ci si rimette a conversare tranquillamente quando mi chiede da che parte d’italia vengo , e chissà perché st’isola é rispettata, e lui mi dice: una volta era araba la sicilia lo sapevi, 

tra una cosa e l’altra:

 l’arabo in me

 il punico il greco il fenicio, l’araba fenice, il sisifo felice il francese il normanno il nord man il normale il suddista il sudario l’abcdario e soprattutto 

l’angelo dell’infinito niente    

sopra il manto di marmo che incornicia un caminetto murato una serie di sfere cromate sovrapposte, quando le aziono ruotano e vibrano e lei ride, perché nel mio giocherellale distratto con le sue suppellettili ho scambiato per un aleph il vibratore.

lo usi tu? chiedo

no é per un cliente, me lo ha regalato lui stesso.

 giurodidire:

                                                             (L’EQUATORE)

ecco appare nel suo jeans cavalli, cintura versace, borsa vuitton, tacchi dolci e gabbati, occhiali per schermare l’assenza di trucco e di inganni, la Vanesa, chiede vuoi un té

dico vabbé per cortesia e lei mette una tazza nel microonde

nel suo trivani senza quadri né mobilio a parte due divani un tavolo un letto e quattro sedie, cucina che sul foglio cartello affittasi veniva promessa iperaccessoriata per via del microonde immagino, ha come soprammobili solo borse da mille euro ciascuna, perché ha paura che la deportino e allora compra solo quel che puo’ portare a spalla, come fosse una duchessa di Baviera o una puttana guelfa nubile qualsiasi. 

 nel quartiere borghese dove si é istallata riceve coperta di un palto’ che vale più dell’affitto che paga comunque in natura al turco scassapalle che non le aggiusta il riscaldamento;  poi quanta bassa umanità sul materasso senza lenzuola  gettato a terra nella stanza che usa per lavorare.

ha desodoranti ambientali in ogni angolo mortuario, perché é pigra come un cactus e aspetta che una colombiana venga a farle le pulizie, e se non la sveglio io o un cliente o Pablo che le porta da mangiare non si alza dal letto prima delle quattro e poi che bacia il cuscino e si sprofonda se sola, invece dorme come una geisha tutta truccata e pettinata se ci ha qualcuno accanto o non dorme affatto, la adefesiosa

finge soltanto, chiude gli occhi da gatta  al mondo e pensa al patio di casa sua in guayaquil, a cosa puo’ ancora far costruire, una fontana, una piscina magari,  e cambiare i colori alle pareti di una casa che ha visto una volta sola, perché se esce dal belgio ora, non sa se e come tornare

senza documenti l’europa é una prigione, dalla quale si puo’ uscire e non entrare.

e suo fratello per telefono, lo stesso che la picchiava da piccolo, perché troppo effeminato, le dice di non preoccuparsi, che i lavori vanno bene, ma che il muratore vuole cento dollari per dipingere la cucina

io le chiedo quanto é il salario mensile medio in ecuador e lei mi dice cento-venti dollari americani

mi guarda e crede di sapere che cosa voglio dire, crede mi importi come si sta massacrando in strada per campare il bolide di suo fratello e la casa della madre e delle sorelle che hanno tutti  smesso di lavorare per occuparsi della costruzione del Regno, questo palazzo di tre piani e dieci stanze(ognuno con bagno in camera, come si usa in ecuador, mi avverte), in cui tutti andranno a vivere felici cent’anni di sole…

invece io mi chiedevo solo dov’é finito il sucre ecuadoriano (da bambino imparavo a memoria le bandiere le capitali e le monete di tutti i paesi, e da questi tre accidenti e una foto ogni tanto sui libri di geografia, io inventavo un pianeta che un giorno speravo potessi vivere, poi hanno cambiato tutte le carte geografiche e le monete e il pianeta che avevo inventato e il PIANETA CHE MI AVEVANO PROMESSO E’ MAI ARRIVATO

bastardi

tramare lucciole e farne lanterne, almeno potessi varcare anch’io questa soglia di corno, lungimirare il cielo, colmare abissi di pace con altra quiete, tornare ad essere

quanto cielo

quanto cielo adolescente,

io vorrei fra vecchie carte geografiche viaggiare accartorciato clandestino fra meridiani e parlalleli seguire una rotta sbagliata come sempre verso atlandidi sommerse  

vado verso altrove

  

 

1.

il tesoro

 mezzogiorno

esco dalla porta laterale della Gare du Nord, mi trovo proiettato a Marrackesh, sfilo fra veli e incensi sulla rue de Bramant e musica di unguenti emana da tutti i negozi, 

 stordirsi fra le stradine e i mercati e la ressa e mi sento dentro un quandro di guttuso piùttosto che nella mia palermo da dimenticare, ma cosa sto cercando fra i banchi della frutta e in tutte le vetrine ed il riflesso del pianeta?

il premio della caccia al tesoro é in questo perdersi?

Al sexy shop con cabine porno un vecchio mi sguarda ipocritamente dal riflesso dei dvd porno esposti in vetrina, vado nei cessi e mostro la merce nella conchiglia tipo fontana di Duchamp, o Man ray o roba museale come il vecchio stesso, ed io mi sono assolutamente moderno, tanto che quando il vecchio porco esce dieci euri dalla tasca faccio il mio numero di eterosessuale omofobo e lo spintono, e ingiurio sale pédé, giusto perché si ecciti davvero ed esca il portafogli, 

Rientro nella gare du Nord e prendo un tram mi scopro a cercare giustificazioni: ma come cazzo ti permetti- dieci euri!- vabbé  che non va bene sempre, le strade si sono svuotate e battono solo due tossici e devo ripiegare sui massaggi su gayromeo e sul Vlan, e cose cosi’ e insomma niente da dimostrare potrei andare a spaccare pietre nelle buie miniere, ma ci sono troppi tesori da estrarre in superficie.

 2 .

mezzanotte 

 il ragazzo sembra marocchino o trapanese, arriva con una borsa di cianfrusaglie da vuotare con tutti  i suoi fantasmi:

poi si sveste e si sdraia sui due teli con cui copro il divano-letto che ho aperto, ha un intruglio oleoso col quale vuole lo massaggi e che pela le mani e olezza di eucaliptus e benzina o roba cosi’,

mi contatta per telefono- ho rimesso l’annuncio sul giornale delle pulci e finalmente é stato distribuito-

quando arrivo a massaggiare i lombi vuole che vada più a fondo.

in questa valle in cui i deserti si ricoprono di amianto,

 (se solo potessi risvegliarmi, prendere in mano il dolore e camminare

aprire le braccia al sole, sorprendermi di spalle in un istante in cui

sono distante

sfuggire il labirinto, potrei ancora salvarlo.

invece): nessuna speranza sono solo un marinaio e una puttana, cammino sopra le acque solo sui ponti.

e allora lui si vuole raccontare:

libano o pakistan, iran, alternativamente cambia nazionalità, mentendo sempre, come se fossi l’ufficio immigrazione e mi importasse,  posti che per me da bambino erano solo lampade magiche e tappeti in ghirigori, parole e gesti della mano in arzigogoli, una scrittura tutta di virgole, come la vita, e di come giocava a pallone di come si viveva nel gomitolo di strade,

 ed esce dalla borsa guanti da gommista e cacciavite  a stella dal manico ovoidale

e che vuole che sprofondi in questa valle i cui suo zio o suo padre o suo nonno o chissà lo trascinava, nel retro del garage.

(sorprendermi di spalle in un istante in cui sono lontano da tutto questo Male che mi  trama le vene, che si dipana ariannico per salvarmi oppure  perdermi?oppure una terza via che IO non conosco ancora, o forse mai)

 e che uno cosi’ lo violava, con olio di macchina che gli bruciava dentro, con olio di macchina perché siamo animali biomeccanici, e

io mi chiedo, in un attimo in cui mi sorprendo, incredulo, di spalle, se esistono officine e gommisti a Bagdad, 

e mi chiedo se almeno Sheherazade alla fine sia stata risparmiata.

tre del mattino

mi sveglio col presentimento che le mie mille notti non sono che una sola 

La chioma labirinto della Thalis spande effluvi nei canali

 Da dove cazzo hai preso sto nome? chiedo

Per caso, perché suona bene, risponde a caso, distratta e mutevole, davanti l’ennesimo Museo del sesso o tenda da circo chiede di entrare ma poi cambia avviso, scuote la testa, vuole lo spogliarello maschile, vuole un gelato, vuole il pantalone-minigonna in pelle rosso- lacca cinese e vuole un frustino per il suo cliente che chiama p’ti coeur pronunciato pedicure, vuole un tappeto rosso lungo il canale fino al Dam solo per lei, vuole che si rida della vita, vuol giocare a nascondino fra i canali, vuol giocare la Commedia della stella del cinema muto stafatta di coca , espressionistica posa e noi con macchine fotografiche usa e getta la raffiguriamo, vuole che non le chieda mai più perché la chiamano Thalis come il treno fra Parigi e Amsterdam;

 abbiamo  segreti  di pulcinella e come polline e seme che dall’infanzia ci perseguitano e a volte, ubriachi o troppo stanchi per celare, o nella tenerezza del sesso, confessiamo.

Il suo cliente mecenate grosso e occhialuto e parlantina azzeccagarbugli la porta come una regina  e lei  sbarca con una borsa in vinilpelle ed un beauty-case di plastica bianco perfettamente identico ai sacchetti della spesa nei supermercati di periferia,

la estenzione dei capelli arruffatissima e rossa le si intreccia e sfilaccia in una coda approssimata e sciolta ogni dieci secondi, scarpe da tennis vecchie, camicetta arlecchina. 

 A Parigi è tutto un fuoco e fiamme, voglio scappare per un po’ e poi nel Bois de Boulogne ormai ci si dà per 20 di bocca 40 bocca&culo guadagnano di più i maschi- mi dice.

Poi si scusa e va in bagno ad operarsi perché in auto la sua figa tubolare si è spostata,

La Thalis nessuno voleva prestarle i soldi per viaggiare tanto era brutto come frocetto e senza culo e denutrito a volte faceva pulizie dai vicini per una scodella di riso e a Guayaquil il barrio era povero e i lavori ognuno se li faceva da sé.

Poi JC chiese ad Anna di prestarglieli e la Thalis divento’ europea.

Amsterdam 2006

Fiumi e canali di fumi

passiamo davanti l’ostello Meeting Point.    comunmisterilcuorèrisorto. Con Nico alloggiammo li’   la notte i fantasmi ed i pusher bussavano alla porta di una camerata di trenta letti sovrapposti e tutti gli italiani scoppiati venuti qui con Virgin pagata da papà a fare gli alternativi scoppiati di funghi e vomitare nei cessi e non dormire che il giorno:

quando il sole sbavato fra le foschie del cielo uccide le rosse luci delle vetrine e le menzogne.

soprattutto quelle.

Cosi’ triste il resto del banchetto, le lattine stese come ponti sui canali, i rimasugli della “festa della regina” e noi siamo arrivati un giorno dopo, perché il cliente della Thalis da Parigi a Bruxelles si è smarrito tredici volte e sono arrivati talmente tardi che hanno pernottato qui.

Incrociamo la Maji che esce dal lavoro, davanti la sua vetrina siamo finiti per caso, ovvero domandando a tutte le “latine” in vetrina dove trovarla e di riflesso in riflesso finiamo all’angolo con un sex show club qualsiasi.

La festa della regina petroliera e puttaniera come venere da una conchiglia

Venus in shell,

La Maji è vestita come capita avvolta in un pastrano da uomo e con berretto e sotto tutti i capelli raccolti, cosi’ doveva apparie la notte che si travestì da cliente e accoltello’ la Loba, ma questa è un’altra storia. 

E poi beviamo e la Maji mi racconta di come si sposò facendosi passare per una donna e se non fosse stato per quella troia della Loba e la faccenda del coltello nessuno se ne sarebbe accorto.

È per merito suo che hanno  fatto la legge del matrimonio gay, dice la Thalis;

Mia figlia esagera dice la Maji.

La Talis ha molte madri, una è la Ana che le ha dato i soldi per viaggiare, una è la Maji che l’ha battezzata, per tacere della madre naturale che è quella che le pagò una puttana quando aveva 15 anni per correggerle il vizio: con i risultati che vedi mi dice strizzandosi le tette nel reggiseno.

 E poi chiedo alla Maji, giusto per fare incazzare alla Thalis perché quel nome.

In realtà io l’avevo chiamata Talia, una cantante mexicana bellissima, con l’augurio  che un giorno con le plastiche potesse diventare come lei, ma poi a Parigi le traveste le storpiarono il nome in Thalis, perché, dicono che sembra un Thalis dopo uno scontro frontale con l’eurostar, le maledette…