ricordati di raccontarmi.

Brusselles, ma belle.

Carlo seduto di fronte. Tavolo di Pizza Hut. Bruxelles . è la S.Patrick anche qui, accanto ad un Irish pub dove stuoli di Erasmus dipinti di verde-arancio festeggiano la cacciata dei serpenti dalla loro terra. e i loro anni privilegiati. Al Maarkt, poi davanti il tempio della Borsa, dietro, nei locali ormai sempre gli stessi anche senza esserci mai entrato.

Carlo occhi gonfi davanti ad una pizza all’ananas.

Carlo sbalestrato fuori dai fratelli suoi napoletani. e non gliene importa.

Carlo che “io per loro sono morto”, sempre le stesse inutili parole delle stesse fottutissime storie.

solo che il dolore ogni volta è uno diverso.

non so che tempo faccia nel suo petto.

forse diluvia.

sguardo oltre le mie spalle , troppo oltre . sopra un treno diretto ad Anversa , notturno e fluido di luci. un paio di ore d’angoscia.

a 25 anni sei finito , vedi , ho perso i miei capelli, fra un po’ non mi vorrà nessuno, meglio le trans, almeno lavorano di più. Parola di Carlo.

ha cominciato a Parigi , è lì che ci siamo incontrati, ed era due anni o due vite fa?

siamo sopra un treno ad alta velocità. il controllore parla fiammingo e storce il labbro al nostro francese.

Carlo che odia il nederlandese ed a Gand non parla con nessuno. Gent, dove abita da un tipo che fa l’avvocato, uno buono, mi dice, forse lo ama. ride.

si sente un ombrello dimenticato al bar di una stazione. nessuno verrà mai a riprenderselo.

Ripeto: nessuno verrà mai a riprenderci.

lasciamo il cielo verdasto-nero di Bruxelles la tetra ed approdiamo al tempio della stazione di Anversa.

la luce è un fluido grigio-azzurro e giallo miele, e

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Commenti

  • pietrarossa  Il ottobre 20, 2003 alle 5:36 PM

    Forse non dovremmo aspettare che qualcuno ci venga a prendere( per portarci poi dove?). Forse non dovremmo propio aspettare nessuno. Non voglio essere un ombrello.

  • roipnol  Il ottobre 20, 2003 alle 8:36 PM

    Ti verrei a prendere io. nonostante fossero solamente le tue prime parole che leggo. ma il tempo, il tempo che scandisce le relazioni, ci vuole un certo tempo per amare, un altro tot. per essere amici importa e serve solo alla gente.. a me no. Un bacio, sincero.

  • anonimo  Il ottobre 20, 2003 alle 11:56 PM

    p e r f e t t o .

  • inconsapevole  Il ottobre 21, 2003 alle 1:06 am

    è il coraggio di mettersi in marcia. non voltarsi mai indietro. non fermarti mai malacà, non smettere di combattere. la fuori c’è ancora tanto da vedere. ‘Notte..

  • malacarne  Il ottobre 21, 2003 alle 11:47 am

    parto sconfitto, e nonostante questo lotto, forse proprio per questo lotto. non mi importa se nessuno poi verrà a riprendersi il mio cadavere. Non tutti siamo soggetti smarriti nel bar di una stazione, negli angoli di strada, fra gli scaffali dei grandi magazzini…

  • thesilverstud  Il ottobre 21, 2003 alle 1:03 PM

    Non gli bastava un semplice clistere? haha…++++

  • thesilverstud  Il ottobre 21, 2003 alle 1:04 PM

    nessuno verra’ mai a riprenderci..right…+++++

  • malacarne  Il ottobre 21, 2003 alle 1:18 PM

    no, era malato completo sto tipo, ho bevuto due litri e mezzo di sta roba che sa di gesso e mandarino…la racconto venerdo sabato sta cosa..

  • Redeipavoni  Il ottobre 21, 2003 alle 1:26 PM

    Tutti noi vorremo lasciare il segno.E? insito nella natura umana. Ma a volte perdiamo di vista l’intero racconto, calcando troppo una traccia fra tante, sperando di evidenziarla e farla risplendere di luce propria.Ma così facendo trascuriamo il disegno. Non trovo giusto dimenticarci, dimenticandoci. Chiediamo invece piu spesso noi stessi di “ricordarci”.

  • regulus21  Il ottobre 21, 2003 alle 2:07 PM

    Chi ci ricorderà? Qualcuno ci ricorderà? E’ come chiedere “chi verrà al nostro funerale?”, ammesso che ci sarà e che qualcuno lo paghi. “Ombrello dimenticato in stazione”, ma esisterà un ufficio oggetti smarriti oppure qualcuno ci ruberà contro la nostra volontà?Qualunque cosa tu sia, sei un grande.

  • anonimo  Il ottobre 21, 2003 alle 2:26 PM

    okay, ho appena finito di leggere tutti gli archivi. Mr. BadMeat posso dirLe una cosa: Lei ha talento da vendere, mi piacerebbe parlarne via mail. Ma lei ce l’ha una e-mail? la mia la trova sul mio sito, mi contatti 🙂

  • Birionboard  Il ottobre 21, 2003 alle 5:38 PM

  • anonimo  Il ottobre 21, 2003 alle 7:07 PM

    Essere oggetti smarriti vuole dire che prima qualcuno ci possedeva. E che se qualcuno si impietosisce e lo raccoglie, quell’ombrello diventerà di suo possesso. Credo che preferisco essere acqua, vapore, ghiaccio, nuvole, mare, sudore…. parte di un tutto che non puoi trattenere, che non puoi possedere, ma senza il quale qualcosa cambia. Alice

  • sandemente  Il ottobre 21, 2003 alle 10:52 PM

    Pero’ uno come te sarebbe di grande aiuto nel mio progetto.

  • malacarne  Il ottobre 21, 2003 alle 11:48 PM

    Alice, in effetti dicevo che siamo soggetti smarriti, non oggetti, io e quelli come me, siamo soggetti smarriti perchè in fondo siamo quelli che appartengono meno agli altri, alle famiglie che non ci hanno voluto, ai datori di lavoro, agli amici che vanno e vengono , all’amore, ma almeno siamo liberi. la libertà ha un costo . lo smarrimento, la non appartenenza è anche mancanza di protezione. sei libero ma hai poco da lamentarti se come un csenza collare nessun padrone verrà a riprenderti, bisogna scegliere. in parte ha scelto la vita (decimando la mia famiglia) ed in parte ho scelto io , decidendo di non crearmene altre. la mia banda è sempre temporanea. Non so voi , se siete oggetti o soggetti e/o smarriti . non so quanti di voi dice di non essere un ombrello e poi è solo un appendiabiti. o il pezzo da collezione di altri. Ma il punto di questo post è : quanto può durare questa soggettività, per quanto si è liberi, e invecchiando , non dovrò accettare anch’io i compromessi ed integrarmi ? o è meglio la scelta di Carlo? (domani la posto e cancello sta spiegazione..che cazzo d’idea spiegare i testi…)

  • malacarne  Il ottobre 22, 2003 alle 12:22 am

    livefast, grazie, immagino che “avere talento da vendere” sia un complimento (sa com’è sono prevenuto nei confronti di tutto ciò che è in vendita, sarà deformazione professionale? ;)).

  • Dankan  Il ottobre 22, 2003 alle 1:22 am

    un’abbraccio!

  • anonimo  Il ottobre 22, 2003 alle 10:48 am

    Invece è molto interessante la spiegazione del testo. Penso che nessuno di noi sia libero veramente, neanche tu. “io e quelli come me” vuol dire che comunque ti senti appartenente ad un gruppo. Ad un gruppo di randagi, semmai che sono ai bordi, ma sempre gruppo. E ci sarà qualcun altro del gruppo che tenderà a difenderti o tu farai altrettanto con altri. La maggior parte delle volte non è una famiglia che ti dà la protezione (che tu ce l’abbia o che te la crei) e neanche la società, o il lavoro, o quello che ti pare. Tutto questo serve solo a catalogarci come tanti soldatini. E in fondo nella catalogazione ci sei anche tu. Anche tu hai bisogno di guadagnare per sopravvivere, anche tu hai bisogno di lavorare, anche tu hai bisogno di parlare, di scrivere, di ricordarti, per relazionarti con altri….. Gli altri. Forse è proprio qui il punto. Probabilmente chi è veramente libero è l’eremita che non ha bisogno di nessun altro, non ha bisogno di lavorare, di avere famiglia, amici… non ha bisogno veramente di niente perchè sta bene con se stesso e con il mondo che lo circonda. Alice

  • Owner_Eraserhead  Il ottobre 22, 2003 alle 4:48 PM

    Libertà non esiste.

  • malacarne  Il ottobre 22, 2003 alle 9:20 PM

    è quello che ho pensato anch’io, non si è liberi neanche di morire.

  • malacarne  Il ottobre 22, 2003 alle 9:44 PM

    ma non è di questa libertà “profonda” , totale, scissa, assoluta, che stavo parlando, è così ovvia la interrelazione umana…ma parlavo del fatto che chi ha meno legami con la società, le sue regole e le sue istituzioni è più “libero”, nel senso che sottostà a meno doveri. non a meno contingenze. Lo so che è fastidioso sentirselo dire, e non mi interessa insistere, ho problemi con la mia libertà, non posso occuparmi di chi lecca le sue sbarre consolandosi perchè anch’io ho una catena.

  • anonimo  Il ottobre 23, 2003 alle 9:18 am

    “non posso occuparmi di chi lecca le sue sbarre consolandosi perchè anch’io ho una catena” Quando mi scrivi frasi di questo genere non riesco mai a capire se siano rivolte a me, a qualche parte del testo che ho scritto che mi sfugge, oppure in generale. Potresti spiegarmi meglio cosa intendevi?

    Per il resto non ribatto. Anche perchè non è mia intenzione mai insistere o avere l’ultima parola, riguardo ad argomenti in cui non esiste chi ha torto o chi ha ragione, ma sono solo elucubrazioni personali di ognuno di noi. Probabilmente te ne accorgerai anche tu quando entrerai nel tuo terzo decennio di vita. Alice

  • anonimo  Il ottobre 23, 2003 alle 11:56 am

    Siamo neutri. Anonimi o pseudonimi. Come potrei parlare di te? parlo a TE che (e se ) mi leggi, quindi ripeto le stesse parole che uso nei testi (odio chiamarli post). Ora cerco di parlare Con Te (una via di mezzo fra una persona fisica ed una “periferica umana”). Che si vedano o meno le sbarre , che le si amino perchè rassicuranti , che le si ignorino perchè considerate ineluttabili (le consideri tali?) e di conseguenza ci si senta liberi di non combatterle (e solo in questo). Non sono forse chiaro, riprovo: se io dico “la libertà non esiste” esprimo un concetto etico probabilmente vero in astratto (l’uomo è animale sociale, nessun uomo è un’isola, libertà solo nell’ eremitaggio ed altre approssimazioni alla libertà , ma poi ci sono le malat la morte e liberi non si è mai). D’accordo, ineccepibile. Ma ripeto , non parlo di QUESTA Libertà, esiste una gradazione di libertà e checchè ne dica , chi è stato in carcere o in caserma o in istituti , chi vive sotto un regime peggiore del nostro, ti sputa in faccia se paragoni la tua libertà alla loro. Siamo più liberi entrambi di un irakeno, oggi, sottomesso alla occupazione americana, ma meno di un appartenente a qualche tribù amazzonica lontana dai bianchi, e poi gradazioni infinite : non so da quante persone dipendi quotidianamente e da quanto tempo. E quante dipendono da te. Da me non dipende nessuno, in genere, e io non sottostò a nessuno. Tu chiamala prigionia, io arresti domiciliari. E la differenza , credimi sulla parola, è enorme!

  • anonimo  Il ottobre 23, 2003 alle 12:52 PM

    Non credo che nessuno dipenda veramente da me (almeno lo spero), ma io dipendo da un sacco di cose e non per mia volontà. Dipendo dalla mia malattia che rispetto a come le gira decide se il mio corpo domani sarà una prigione o la rappresentazione della mia mente. Dipendo dalle medicine che devo prendere ogni giorno per non rimanere imprigionata dentro il mio involucro. Posso mettermi qui seduta e piangere sulla mia sfortuna, oppure prendermela con la Vita, con le persone che passano indifferenti e si lamentano delle loro cazzate, con il mondo che non prende manco in considerazione la non perfezione (pensa a quando tu non avrai più il corpo di un ventenne, come farai a vivere ancora questa tua “libertà“?).
    Hai ragione viviamo rinchiusi tra sbarre, chi più e chi meno, ma quando parlo ho voglia di farlo in maniera assoluta e non pensando a chi è più sfortunato (della serie mal comune mezzo gaudio). Perchè nel mondo ci sarà sempre chi è più sfortunato di me e chi lo è meno. Ma non è questo quello che mi interessa. Parlavamo di libertà. Per me la libertà è il POTER DECIDERE OGNI GIORNO CHE FARE DELLA MIA VITA. Anche se è solo il decidere se vivere o morire. E decidere COME vivere in relazione alle sbarre che mi trovo intorno. Forse più strette, forse più larghe delle tue o di altri. Non so. Io vivo in una società, se non mi sta bene la cambio e me ne vado in Amazzonia, oppure in Irak se voglio diventare una combattente. Posso decidere di mettere una bomba o di buttarmi dalle cascate del Niagara e vedere se arrivo intera giù… Per quanto imprigionati dalle cose più assurde credo che si hanno migliaia di scelte davanti e la LIBERTA’ di cambiare la nostra vita, sempre. Sarebbe facile avere semplicemente la libertà di rimanere e muoversi bene tra le proprie sbarre, tanto, in fondo, alla fine sono pure rassicuranti. Alice

  • Owner_Eraserhead  Il ottobre 23, 2003 alle 1:30 PM

    Libertà è parola, la parola definisce. Fine della libertà.

  • anonimo  Il ottobre 23, 2003 alle 5:29 PM

    difficile quanto interessante, ma labirintico parlare di libertà. vediamo di recuperare alcune cose che mi sembrano interessanti ; I) se scaviamo il concetto di libertà scopriamo che ad esso ( come a tutti i concetti forse) non corrisponde un oggetto reale nella vita. La stessa parola libertà, dice, sofistica(ta)mente, mon ami* borderline, essendo una definizione limita la libertà, (inoppugnabile come tutti i sofismi, ma altrettanto debole, perchè dài per scontato che io accetti la premessa, (la libertà è parola) . Invece io sono molto bastardo e ti dico che non sto parlando della “parola” o del concetto di libertà, ma sto parlando di un referente concreto : II) la possibilità di agire nel modo più aderente possibile alla mia volontà , che è una variante ridotta della “libertà di decidere ogni giorno della propria vita o morte” (non sono così utopista, come dicevo, mi rendo conto benissimo che dipendiamo da molte contingenze, malattie, incontri, e pure da quello che abbiamo mangiato oggi, se è per questo ). E’ di questa POSSIBILITA’ di agire nel modo più vicino alla mia volontà (e parlo di scelte piccole e concrete) e in quello più coerente alle mie idee che consiste la mia Libertà. E’ di questo che parlo, e se leggi i testi che continuano il presente, ti avvedi che è su questo punto che sto riflettendo, sulla scelta di morte di Carlo, “a 25 anni non ti vuole nessuno” ; “per noi non scende mai la manna”. Alice non mi serve arrivare a 30 anni per capirlo che , bene che vada, finirò come gli altri , malamente “integrato” o morto. La libertà di scelta è relativa, ancora una volta, ma ci sono gradazioni di integrazione, e (orribile dictu) ci sono gradiazioni anche di morte. III) la mia libertà (intesa come sopra) entra in sistema con altre libertà , non è che le paragoni perchè “mal comune mezzo gaudio” (quando dico : che TU lecchi le sbarre e ti consoli perchè anch’io sono legato ad una catena voglio dire proprio questo! ). Non mi consola, non mi rassicura, anzi, il fatto che sia generale mi crea più disagio, non mi lascia indifferente, non posso dire che non mi interessa, devo paragonare la mia alle altre catene per capirne la natura e l’eventuale anello debole…

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